Cina, Tempio del Cielo e fine dell’unipolarismo. Intervista a Fabio Massimo Parenti
Storia in diretta, 15 maggio 2026
Fabio Massimo Parenti sulla visita di Trump in Cina
L’incontro a Pechino tra Xi Jinping e Donald Trump segna la chiusura definitiva dell’era unipolare. Dal dossier Taiwan ai rapporti con l’Iran, fino al ruolo del big tech statunitense, il vertice offre una fotografia della transizione egemonica in corso. Lo ha dichiarato a l'AntiDiplomatico il Prof. Fabio Massimo Parenti, autore di "La Cina non si Usa", intervistato da Loretta Napoleoni.
Quello che la delegazione americana aveva concepito come un’opportunità per ottenere risultati rapidi sul piano politico e commerciale si è tradotto, nei fatti, in una manifestazione di un ordine sempre più multipolare. Come osserva Parenti a l’AntiDiplomatico, la Cina non è più un terreno di proiezione per strategie altrui, ma un attore che definisce condizioni e tempi del confronto internazionale.
Il punto più sensibile resta Taiwan, elevato da Pechino a linea rossa non negoziabile. La leadership cinese ha ribadito che ogni prospettiva di stabilizzazione delle relazioni bilaterali passa dal superamento dell’ambiguità strategica americana. Taiwan non è una leva negoziale né un elemento scambiabile, ma una questione di sovranità sottratta a compromessi.
Un’impostazione analoga emerge nel rapporto con l’Iran. La Cina ha respinto le pressioni statunitensi per l’isolamento di Teheran, facendo leva su una rete di interdipendenze che contribuisce a contenere le tensioni energetiche legate allo Stretto di Hormuz. In un contesto di persistente inflazione nelle economie occidentali, la diversificazione degli approvvigionamenti rafforza la resilienza del sistema cinese, riducendo l’efficacia delle sanzioni.
La composizione della delegazione americana evidenzia inoltre una frattura interna. La presenza di esponenti di primo piano della Silicon Valley e di Wall Street — tra cui Jensen Huang e Tim Cook — segnala la distanza tra la postura strategica di Washington e l’approccio pragmatico del settore privato, per il quale il mercato cinese resta difficilmente sostituibile.
La scelta del Tempio del Cielo come sede dell’incontro assume infine un valore simbolico preciso. Più che un elemento protocollare, rappresenta la proiezione di una visione del mondo centrata su stabilità ed equilibrio, in contrasto con una tradizione occidentale più orientata alla competizione e all’uso della forza. In questo contesto, la Cina non si è limitata a ospitare il presidente americano, ma ha segnalato la fine dell’egemonia unilaterale.
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