L'Honduras diventa un narco-Stato, Usa e Israele lo proteggono

Il caso Hernández smaschera il doppio standard: quando il narcotrafficante è alleato, la notizia scompare dai media mainstream

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L'Honduras diventa un narco-Stato, Usa e Israele lo proteggono

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di Fabrizio Verde

Ci sono scandali che esplodono, occupano le prime pagine per settimane, innescano interrogazioni parlamentari e mobilitano interi governi. E poi ci sono scandali che restano intrappolati in un cono d’ombra, ignorati volutamente dai grandi network internazionali, quasi non fossero accaduti. Il cosiddetto Hondurasgate appartene senza dubbio alla seconda categoria. E questo, di per sé, dice già molto su come funziona l’informazione globale quando a essere messi sotto accusa non sono i soliti nemici, ma vassalli dell’imperialismo statunitense come l’ex presidente dell’Honduras.

Proviamo a ricostruire i fatti: il 30 novembre del 2025, a pochi giorni dalle elezioni presidenziali in Honduras, il presidente USA Donald Trump concede la grazia a Juan Orlando Hernández, l’ex presidente condannato nel giugno del 2024 a 45 anni di prigione da un tribunale federale di New York. Il reato? Traffico di cocaina negli Stati Uniti. I pubblici ministeri avevano documentato come Hernández, mentre era al potere, avesse trasformato l’Honduras in un narco-Stato, proteggendo il passaggio di oltre quattrocento tonnellate di polvere bianca diretta verso le strade nordamericane. Una condanna pesante, arrivata dopo un processo regolare. E poi, improvvisamente, il perdono presidenziale di Trump, che ha fatto della presunta battaglia contro i narcos una bandiera. Evidentemente però questa battaglia dipende dal quadrante geopolitico dove operano i narcos.

Sembra già abbastanza grave, vero? E invece è solo l’inizio. Perché nelle settimane successive una piattaforma investigativa chiamata Hondurasgate, in collaborazione con Diario Red América Latina, pubblica trentasette audio ottenuti da conversazioni su WhatsApp, Signal e Telegram. File sottoposti a perizie forensi con il software Phonexia Voice Inspector, che ne ha certificato l’autenticità. 

Cosa si evince da quelle registrazioni? 

Si sente lo stesso Hernández spiegare che i soldi per la sua liberazione “sono usciti da una giunta di rabbini” e che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha avuto “tutto a che fare” con l’operazione. Si sente parlare di una diplomazia parallela gestita dall’entourage trumpiano, con il famigerato Roger Stone - vecchia volpe della politica sporca USA - come lobbista di primo piano. Si scopre che il piano non era solo quello di scarcerare JOH, ma di riportarlo alla presidenza dell’Honduras, usando l’attuale capo di Stato Nasry Asfura come semplice figura di transizione. Si discutono zone economiche speciali che molti definiscono enclavi di sovranità ceduta, una nuova base militare Usa sullo stile di Palmerola, un canale interoceanico e persino una legislazione su misura per l’intelligenza artificiale che favorirebbe i colossi tecnologici statunitensi e israeliani.

E c’è un altro passaggio, forse il più inquietante per chi vive in America Latina. Negli audio si parla di una strategia mediatica finanziata con fondi pubblici honduregni e con un contributo di circa trecentocinquantamila dollari del governo argentino di Javier Milei. L’obiettivo dichiarato? ”Attaccare ed estirpare il cancro della sinistra”, colpendo in particolare i governi di Claudia Sheinbaum in Messico e Gustavo Petro in Colombia. Hernández dice testualmente: “Stiamo per montare un ufficio da qui, dagli Stati Uniti”. E un’altra voce aggiunge che i soldi per l’operazione sono arrivati direttamente da Milei.

Ora, fermiamoci un attimo. Abbiamo un ex presidente narcotrafficante graziato da Trump pochi giorni prima di elezioni cruciali. Abbiamo il premier israeliano coinvolto nella sua liberazione. Abbiamo un piano per destabilizzare governi progressisti latinoamericani con una macchina della disinformazione finanziata da un presidente sudamericano di estrema destra e neoliberista incallito. Abbiamo progetti per basi militari, intelligenza artificiale e canali interoceanici discussi in chat private da condannati e politici sotto inchiesta.

Eppure, come ha notato chi ha seguito la vicenda, i grandi media mainstream hanno quasi totalmente ignorato la storia. Qualche rara eccezione, qualche trafiletto, ma niente di paragonabile alla copertura riservata ad altri scandali o presunti tali. Il motivo non è difficile da indovinare. Quando i protagonisti degli intrighi sono il governo degli Stati Uniti, settori influenti di Israele e big tech californiane, il silenzio diventa la risposta più comoda. È la doppia morale occidentale in azione, quella che ogni giorno bacchetta Venezuela, Nicaragua, Cuba, Iran o Russia con toni da crociata moralistica, ma quando tocca ad alleati imbarazzanti abbassa improvvisamente la voce.

Prendiamo il Venezuela, tanto per fare un esempio lampante. Da anni sentiamo parlare del fantomatico Cartel de los Soles, un’organizzazione criminale che secondo Washington sarebbe guidata da alti funzionari venezuelani, incluso Nicolás Maduro. Pezzo dopo pezzo, rapporto dopo rapporto, la narrazione è stata martellante: Maduro come capo di un cartello di droga, il Venezuela come narco-Stato per eccellenza. Peccato che le prove siano sempre state fragili, basate su testimoni poco credibili e intrecci politici mai del tutto chiariti. Eppure quella storia ha riempito pagine e notiziari per anni. Le sanzioni sono arrivate, le accuse formali, la macchina propagandistica ha funzionato a pieno regime. Poi dopo il sequestro di Maduro il tribunale di New York ha dovuto ammettere l’inesistenza di questo cartello.

Ora confrontiamola con l’Hondurasgate. Qui non abbiamo testimoni comprati o dichiarazioni sospette. Abbiamo registrazioni forensi di un ex presidente condannato che parla di traffici, soldi, rabbini e golpi mediatici. Abbiamo un narcotrafficante certo - Hernández è stato processato e condannato, non ci sono dubbi - che viene rimesso in pista dalla Casa Bianca per controllare un paese ritenuto strategico. La differenza è abissale. E il silenzio che circonda questo caso è la prova più evidente che per l’establishment occidentale non tutti i narco-Stati sono uguali. Quelli nemici vanno additati alla pubblica gogna. Quelli amici vanno protetti, anche a costo di insabbiare la verità.

Cosa resta, alla fine di questa storia? Resta la sensazione che mentre si scrivono articoli indignati sul presunto autoritarismo di Maduro o di Putin, qualcuno stia tranquillamente rimettendo al potere un vero narcotrafficante in Honduras per ragioni geopolitiche. Insomma, la presunta e molto teorica lotta alla droga, passa in secondo piano rispetto ai piani di dominazione emisferica degli USA.

 

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

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