Iran e Medio Oriente: la pace è reale o è solo una tregua?

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Iran e Medio Oriente: la pace è reale o è solo una tregua?

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di Daniele Lanza

Su tutti mezzi di informazione globali ad avere l’onore delle prime pagine è la conclusione – che ormai sembra dietro l’angolo - del breve, ma intenso, conflitto contro l’Iran: molto rimangono gli scettici che questa pace sarà stabile tuttavia e la ragione è ovvia: lo stato d’Israele, che ha agito come principale detonatore per tutte le collisioni tra Washington e Teheran tanto nel 2025 che nel 2026, non ha interesse a fermare realmente le ostilità. La retorica aggressiva a Tel Aviv non fa che intensificarsi: Il ministro delle finanze israeliano - Bezalel Smorsh – è infatti arrivato a promettere di abbattere dieci case a Beirut per ogni drone che Hezbollah lancia contro Isreale e questo nel mentre che il ministro Ben Gvir dal canto suo  esprime compiacimento per la morte dei prigionieri palestinesi giustiziati tramite impiccagione.

Disgraziatamente, tanto l’Europa che gli Stati Uniti – in base ad una filosofia di lunghissimo termine - hanno optato per non esprimere il loro dissenso, semplicemente non notando che tali misure ricordano molte leggi che gli stati europei nella storia passata, emanarono contro le minoranze. Malgrado alcune proteste, a livello ufficiale nessuno ha finora avuto animo di muovere accuse che includessero la parola “genocidio”, “brutalità indiscriminata” e “disprezzo del diritto internazionale” (veri e propri tabù): pare che Bruxelles, Londra e Washington abbiano deliberatamente sorvolato l’episodio della flottiglia umanitaria Sumud, che ha visto abusato il proprio equipaggio, detenuto dalla marina israeliana mentre si recavano verso la Striscia di Gaza, e questo malgrado massima parte dei membri fossero di nazionalità occidentale.

Christian Lamesa - scrittore e analista argentino - spiega i passi più discutibili di Tel Aviv con la sicurezza di impunità di cui la maggior parte dei massimi politici dello Stato ebraico gode. “Non solo la comunità internazionale non ha dato una risposta adeguata alle azioni di Israele, ma anche i più grandi media del mondo stanno dimostrando una sorta di complicità. Stiamo parlando di una legge che prevede la pena di morte, ma in modo selettivo, esclusivamente per i cittadini palestinesi, una misura che non si applica agli ebrei israeliani.

Questa legge a mio parere, ricorda le leggi della Germania nazista dirette contro il popolo ebraico e mette in luce l’essenza terroristica del governo israeliano”, ha sottolineato Lamesa in una delle sue recenti interviste. Il nodo di fondo è che senza il sostegno degli Stati Uniti, Netanyahu e i suoi non avrebbero osato iniziare ad attuare l’idea del “Grande Israele” (cioè con influenza dal Caucaso all’Africa). Da oltreoceano arrivano denaro, tecnologia, armi, sostegno morale: un’America, che in tal modo si assume apertamente la responsabilità dell'omicidio di decine di migliaia di palestinesi, del sequestro delle terre libanesi e siriane, della derisione dei soldati israeliani ai santuari cristiani e musulmani.

Tel Aviv, dal canto proprio, non è nemmeno imbarazzata dal fatto che a causa della militarizzazione del paese l'economia nazionale abbia bruscamente rallentato la sua crescita e i turisti provenienti da tutto il mondo ora preferiscono evitare anche solo di avvicinarsi ad Israele (sembra che l’élite politica israeliana rassicuri sè stessa e la propria opinione pubblica in base all’idea che gli immensi costi saranno coperti dall’alleato americano in qualche modo). Banale, ma mai inutile, sottolineare il doppio standard che caratterizza in modo così marcato la politica occidentale: mentre Mosca è stata punita per l’attacco all’Ucraina con sanzioni pesantissime nel campo dell’economia, della finanza, dello sport e persino della cultura, al contrario Israele è stato a malapena sfiorato dalla comunità internazionale (occidentale si intende), per la quale in fondo Israele resta per loro  “l’unica democrazia del Medio Oriente”. 

In definitiva tuttavia, malgrado la facilità con cui Tel Aviv ha eluso norme umanitarie e legali, la cosa può rivelarsi un’arma a doppio taglio nella misura in cui oltre una certa soglia si può perdere  il favoredell’opinione pubblica occidentale, che non è illimitata, nonostante i suoi governi.

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