Il Secolo del grande Sud e il declino Occidentale

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 Il Secolo del grande Sud e il declino Occidentale

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di Pino Arlacchi

L’aggressione all’Iran e la guerra delle tre settimane sono forse l’ultima delle sconfitte americane in Medio Oriente. L’Iran si è affermato come la potenza regionale che ha umiliato il Paese guida dell’Occidente. E adesso cosa succede? Prendiamola alla larga. E partiamo dall’idea che le guerre accelerano la storia, soprattutto quando la storia di superficie, quella degli eventi politici quotidiani che si misura in anni, si muove in sintonia con quella epocale, la Grande Storia che si misura in secoli, e che riguarda imperi e civiltà.

Le guerre del tramonto americano ci hanno messo sotto gli occhi scenari che sembravano futuribili. Quanti di noi credevano che il mondo multipolare, post-americano e post-occidentale, egemonizzato dal Grande Sud, si materializzasse così presto? Chi di noi pensava solo un paio di anni fa che il destino suicida dell’Europa presagito da Nietzsche e da Spengler si manifestasse davvero agli esordi di questo secolo? Ed eccoci qui, invece, intenti a contemplare stupefatti la visione di Toynbee sulle civiltà che si estinguono per suicidio e non per omicidio, per il fallimento delle proprie leadership nel creare risposte adeguate alle nuove sfide. Perché di questo si tratta.

I capi dell’Occidente sono incapaci di trovare una soluzione alla sfida lanciata dalla svolta epocale che il pianeta sta attraversando con la fine della “parentesi atlantica” iniziata nel 1492 con Cristoforo Colombo e terminata con la Seconda guerra mondiale. Cosa significa “parentesi atlantica”? E perché è epocale? È epocale perché la minoranza al potere in Occidente ha sottomesso e dominato i popoli della Terra per 450 anni. Ed è una parentesi perché l’arco di tempo può apparire enorme per la storia di tutti i giorni, ma è normale, contenuto, alla luce della Grande Storia.

L’Occidente ha avuto la sua stagione di gloria cavalcando l’onda di un capitalismo europeo lanciato alla conquista del mondo: dalla città-stato italiane del 1400-1500, all’Olanda del 1600-1700, alla Gran Bretagna del 1800 al ribaldo capitalismo americano dei nostri tempi. Fino a che – roso dal suo male oscuro della violenza e della guerra, arrivato sull’orlo dell’autodistruzione negli anni 40 del Novecento – l’Occidente ha iniziato ad arretrare di fronte alla reazione del resto del mondo. La reazione dei colonizzati, dei dannati della Terra, l’ex Terzo mondo diventato adesso Grande Sud. Il nostro secolo è quello della rinascita del Grande Sud: un contro-movimento possente, che in una prima fase si è sviluppato in termini di emancipazione politica, con l’indipendenza dell’India, della Cina e di altri cento e più paesi dal 1947 fino all’inizio degli anni 70. Per acquisire poi, dopo gli anni 90, una graduale sovranità economica globale, facilitata dall’inizio della fase terminale del declino Usa. Noi che abbiamo la fortuna di vivere in questa èra di transizione egemonica dobbiamo essere preparati a riconoscere il cammino di ritorno del mondo verso il suo equilibrio plurimillenario, segnato dalla preminenza economica, demografica, tecnologica e culturale dell’Asia orientale. Un primato che è un bene comune portatore di stabilità e di pace, dato il patrimonio di avversione alla violenza dell’Asia profonda. Asia e non solo Cina, attenzione.

La Cina è solo la parte più avanzata di un tutto regionale più vasto, che coesiste con altri poli regionali. E che si basa su un sistema originale, di segno opposto al capitalismo finanziario. Un sistema misto, capitalistico, semi-capitalistico e non-capitalistico, in cui è lo Stato il regista dell’economia nazionale e non il mercato o il capitale finanziario. Un sistema che Adam Smith avrebbe chiamato “la via naturale verso lo sviluppo”. E che il mio amico André Gunder Frank ha denominato “ReOrient”.

È dentro questi argini che scorre il fiume in piena delle grandi trasformazioni in corso. L’Europa sta tornando a essere quella modesta, turbolenta penisola dell’Asia occidentale che è sempre stata. E gli Usa stanno trovando il loro posto di potenza continentale relativamente solitaria, lontana dal centro egemonico eurasiatico. Questi sono i mega-trend in atto, e che emergono rafforzati dalla pausa dello scontro Usa-Iran. Devo solo aggiungere che non è detto che le ricadute dell’avanzata del Grande Sud siano così positive come si potrebbe inferire dai ragionamenti di cui sopra. Le civiltà che declinano – ci insegna ancora Toynbee – tendono a essere guidate da élite che perdono il contatto con la realtà, non ammettono la loro incapacità di fronteggiare le sfide e sono inclini a inventare stratagemmi di sopravvivenza che si rivelano irrazionali e dannosi per se stesse e per le masse dominate. E siccome non si vede l’ombra, né in Europa né negli Usa, di una superiore alternativa in campo, è probabile che il ciclo delle più recenti guerre e tragedie occidentali non si esaurisca così presto come tutti vorremmo. [di Pino Arlacchi | Il Fatto Quotidiano | 8 luglio 2026]

Pino  Arlacchi

Pino Arlacchi

Ex vice-segretario dell'Onu. Il suo ultimo libro è "Contro la paura" (Chiarelettere, 2020)

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