CIABATTE E GINOCCHIERE
di Alessandro Mariani
Nel nostro tragicomico bipolarismo, accade che una metafora, azzeccata ed icastica come poche altre, susciti un vibrante coro di sdegno, per cui se si ode a destra uno squillo di tromba a sinistra risponde uno squillo. Così, a reti televisive unificate, sui giornalacci della destra e sui giornaloni che fanno il verso a sinistra si condanna la “caduta di stile” di Francesco Silvestri, deputato dei 5 stelle. Sallusti gli dà del cretino (“Libero” 13 giugno 26) che tanto alle querele ci è abituato, mentre qualcuno chiede persino provvedimenti disciplinari. Oibò, ma cosa ha detto costui?
Semplicemente la verità sullo stato di asservimento che dall’ultimo dopoguerra contraddistingue la politica italiana e che incidentalmente oggi vede Giorgia Meloni Presidente del Consiglio: “Lei non ha raddrizzato la schiena nei confronti di Netanyahu e Trump, ma ha semplicemente indossato delle ginocchiere per stare più comoda!”. Poche parole per condensare quanto detto e fatto dal nostro governo negli ultimi mesi; quando suol dirsi il dito nella piaga…
Risparmio l’elenco dei lapidatori, di quanti cioè nelle parole di Silvestri hanno ravvisato i retaggi del più becero maschilismo. Di tutt’altro avviso invece è Marco Travaglio che centra il bersaglio fin dal titolo (Cfr. “L’Ordine della Ginocchiera”, il Fatto Quotidiano, 13.06.26). Per il direttore dell’unico quotidiano che sta in piedi senza finanziamenti pubblici le parole di Silvestri non contenevano alcun riferimento sessista, diversamente rispetto ad altre ben più volgari e gratuite espressioni che abitualmente risuonano nell’emiciclo. Ben detto penso, ben gli sta a questa ciurma di asessuati ossessionati dal sesso…chapeau! Io avrei detto più o meno le stesse cose, solo che lui ha impiegato meno parole per dirle meglio…ubi maior minor cessat.
Poi arriva il truce generale che fa il verso al duce e, per una volta che la dice giusta, riparte il coro delle anime belle contro chi “per interessi di bottega” difende “la frase incivile e sessista sulle ginocchiere” (R. Grassi, “il Corriere della sera” 14 giugno, Le ginocchiere del Generale), spingendosi ad usare “il sessismo di sinistra” (M. Ajello , “Il Messaggero”). Ma è soprattutto dai fogliacci della destra che parte l’attacco più violento “Libero”, “Il Giornale”, “il Tempo” (mentre “La Verità” si mantiene, come al solito, con un piede in due scarpe) tanto che passando in rassegna le prime pagine si ha l’impressione che Vannacci sia più pericoloso di Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli messi insieme. E come da copione Calenda parte in lancia e resta, mentre Renzi osserva i movimenti di truppa, e scalda i muscoli in vista di un pareggio auspicato, altrettanto quanto il prossimo inciucio.
Che paese meraviglioso! Poi cadiamo dalle nuvole e facciamo finta di indignarci quando il peggior esponente della ribalta internazionale dice che siamo diventati il paese delle ciabatte.


