Il disagio sociale metropolitano milanese

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Il disagio sociale metropolitano milanese

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Contatto telefonicamente una mia amica che sta a Milano, Patrizia, ha un lavoro ma fa doppia attività di volontariato, singola, e presso il Circolo Operaio. Il Circolo si occupa di dare pacchi alimentari, non c’è nessuna istituzione comunale o finanziaria che li finanzi, fanno semplicemente attività di sensibilizzazione presso i supermercati con volantini e raccolta pacchi alimentari.

Ad ogni richiesta loro mettono sul data base la persona che regolarmente viene rifornita settimanalmente. Le chiedo a Patrizia come è possibile che una città ricca come Milano abbia tanta povertà. Lei risponde: ” è una povertà di salari e di affitto, tieni conto che chi vive in periferia paga mille euro di affitto avendo una retribuzione di 1300 .Se poi hai un figlio sei rovinato perché esci di casa alle 7 di mattina e rientri alle 20:00, spesso non ci sono i nonni, perché magari abitano lontano e la baby sitter costa. Quindi i figli non vengono seguiti perché non si ha tempo e ciò si ripercuote nella povertà educativa. Ecco, se ci sono due emergenze, sono povertà salariale e povertà educativa. A Milano a colmare questo immenso vuoto ci sono gli oratori, la Chiesa fa un lavoro enorme con l’assenza delle istituzioni, attraverso l’offerta di pasti e doposcuola ai ragazzi svantaggiati, spesso perché non parlano italiano o perché non sono seguiti dai loro genitori, Un’altra attività degli oratori sono i campi estivi a poco prezzo, quando le scuole chiudono”. Le chiedo della povertà estrema milanese, clochard e quant’altro, lei mi dice: “in realtà non ci occupiamo di queste situazioni estreme, è la Chiesa che se ne occupa, noi ci occupiamo della proletarizzazione della piccola borghesia, dell’impoverimento della piccola borghesia.

La deflazione ha massacrato queste figure. Poi tieni conto che non ci sono più le grandi imprese di una volta, con l’operaio garantito tutta la vita e che riusciva a costruirsi un’identità sociale e anche politica. Ora i lavori sono precari, si cambia spesso lavoro con salari bassissimi”. Infine le chiedo se a Milano, sede di grandi banche e grandi fondi finanziari e immobiliari, c’è dialogo con il mondo con cui lei ha a che fare. “Assolutamente no, due mondi opposti, non hanno niente a che fare l’uno con l’altro”. Finisce qui la conversazione.

Sono solito leggere i giornali economici, celebrano Milano da decenni, me la ricordo come capitale del movimento operaio, ora leggo di finanzieri e parassiti vari che parlano benissimo di Milano, occultando il disagio sociale. Succede in tutt’Italia, per questo ho voluto far parlare Patrizia, che ringrazio, per dare un quadro più realistico.

L’altra faccia della medaglia, la faccia del disagio e dell’impoverimento di massa.

 

P. s. Pasquale Cicalese ha aperto un suo blog Pianocontromercato.it dove raccoglierà tutti gli scritti della sua lunga produzione scientifica. 

 

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