Reflazione salariale e sovrapproduzione: l'ultima sfida della Cina

Reflazione salariale e sovrapproduzione: l'ultima sfida della Cina

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di Pasquale Cicalese

 

Ieri ho letto da Enrico Tomaselli un post di AuroPronobis (non so se questo è il suo nickname) sulla ipercompetititvità della Cina e delle lagnanze Ue e Usa sulla sovrapproduzione. In effetti, stando al post, che invito a leggere, c'è la conferma dell'adozione del plusvalore relativo marxiano (istruzione, alte spese in R&S, innovazione, salto tecnologico, catena industriale totale) e reflazione salariale. Tutto giusto. Ma dobbiamo essere realisti. Stando ai dati dell'import degli ultimi 3 anni in effetti una tematica di sovrapproduzione esiste perché i consumi, sebbene siano a livelli che noi ce li sogniamo, non sono al passo con la produttività totale dei fattori produttivi (PTFP), dell'ipercompetitività sui mercati esteri, e la stessa reflazione salariale, iniziata con la Legge sul Lavoro del 2008, di cui parlo in Piano contro mercato, ha segnato il passo.

Intendiamoci. La reflazione salariale esiste tuttora, ma manca l'altra gamba. La sovraproduzione sin dal 2013 i cinesi cercano di gestirla attraverso la Belt and Road (la Via della Seta) che non è altro che aumentare gli interscambi commerciali con i paesi interessati. C'eravamo anche noi, ma Meloni, su indicazione Usa, ha deciso di recidere l'accordo. In effetti, come risulta da un editoriale di Salerno Aletta di un mese fa su Milano Finanza, gli interscambi Cina-Occidente hanno segnato il passo, ma sono aumentati notevolmente gli interscambi Cina-Russia, Cina-Sud del mondo. Quindi il fattore estero, visto come controtendenza alla caduta del saggio di profitto, tiene, non a caso i profitti industriali negli ultimi sei mesi crescono del 10,2%.

Cosa manca? Ieri mi ha telefonato una persona di Democrazia Sovrana e Popolare, ha un'associazione culturale e mi vorrebbe intervistare su 50 anni di guerra al salario (dopo leggerà Piano contro mercato). La cosa che piu' l'ha colpito è il concetto di salario sociale globale di classe, da me mutuato dal Prof. Gianfranco Pala e dalla moglie Carla Filosa (rivista la Contraddizione, dove ho scritto dal 1996 al 2010), che la svilupparono sin dai primi anni novanta. Il salario sociale globale di classe sono tutti quei servizi pubblici che aiutano il salario diretto (monetario). Dunque, istruzione (che i cinesi hanno sviluppato), trasporti pubblici, case popolari (in effetti i cinesi ne hanno costruito a decine di milioni).

Cosa manca? La cosa fondamentale che fece da volano presso noi nella Prima Repubblica: la sanità gratuita ed universale (Riforma Anselmi 1978). In Cina ci sono le assicurazioni mediche, alcune forme di esenzioni e rimborsi spese (hanno preso spunto dagli italiani, in particolare dall'Istituto dell'Infortunistica, Inail), ma 5 anni fa la dirigenza cinese promise la sanità gratuita ed universale, cosa ancora non avvenuta. Se non fanno questo passo, non ci sarà la gamba fondamentale del salario sociale globale di classe (ne sappiamo qualcosa noi, che abbiamo visto tagliare negli ultimi 25 anni la sanità pubblica), i consumi non reggeranno la produzione. Dunque, oltre la reflazione salariale, che esiste, sotto forma monetaria, loro devono continuare con gli alloggi pubblici, trasporti a prezzi politici ma soprattutto sanità gratuita ed universale.

Questo passo, equivale al deficit spending deciso nel 2009 dalla Cina (in risposta alla crisi dei mutui subprime del 2008 in Usa e poi in Ue) equivalente a 5 mila miliardi di dollari, che rianimò il commercio mondiale. E' questo il segno da seguire da parte della dirigenza cinese, e solo allora le "lamentele", che possono portare alla guerra (vedi Taiwan), si acqueteranno perché la Cina sarà il volano di una nuova accumulazione capitalistica su scala mondiale che allontani in Occidente la pluridecennale crisi di profitto (ce li hanno, ma tagliando semplicemente costi e salari), che ebbe inizio nel 1973. Ho molte amiche dottoressae e molti amici medici che apprezzarono le mie pagine sulle varie "riforme" sanitarie a partire dagli anni novanta (Bindi, Sirchia, Moratti, federalismo fiscale ecc.), contenute in Piano contro mercato, alcuni ne hanno fatto tema di discussione sindacali durante assemblee sindacali.

Ecco, la Cina deve fare questo passo, per sé stessa, la la sua popolazione , per il mercato mondiale, per allontanare, dopo la guerra Ucraina Russa e il genocidio di Gaza, una probabile guerra nel Pacifico.

Vi allego, in conclusione, la testimonianza di un mio amico che vive a Shanghai da 27 anni al mio scritto: "ho notato una cosa, non e' scientifica, solo una mia constatazione. Ho visto sia a Shanghai che in altre citta' un ampliamento delle strutture ospedaliere con costruzione di nuovi edifici. Potrebbe essere che, prima di implementare la riforma, i cinesi si preparano all'ampliamento dei ricoveri che ci saranno il quel caso. Conoscendoli, ci puo' anche stare. La gestione delle grandi masse e' il loro forte. Per quanto riguarda il costo dei trasporti.... io vivo qui dal 1999 e il costo dei biglietti non e' mai cambiato.

Pasquale Cicalese

Pasquale Cicalese

 

Economista. Ha aperto un canale telegram: pianocontromercato
 
 

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