Il decalogo «Neo-neoliberista» in 10 punti

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Il decalogo «Neo-neoliberista» in 10 punti

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da celag.org
 

Il ‘Centro Estratégico Latinoamericano de Geopolítica’ ha pubblicato una serie di analisi sulle categorie concettuali con le quali opera la destra del subcontinente latinoamericano, sia a livello politico che mediatico. Questo articolo condensa i principali messaggi rilevati. Vuole essere una succinta guida ai nuovi codici che utilizza un «neo-neoliberismo» che si è riciclato per cercare di far dimenticare i catastrofici risultati delle sue politiche negli anni ’80 e ’90. 

 

1. Gestione efficiente. Non è più il momento delle ideologie. Nemmeno della politica. Alla gente importa solo che le cose funzionino. Il politico è assimilato a un imprenditore. Vengono valutati solo i risultati. 

 

2. Leadership non carismatiche. In linea con il concetto precedente, sono necessari leader senza carisma personale, ma con l’aria da buoni amministratori. Il grigiore di carattere viene identificato con serietà e responsabilità nell’affrontare la cosa pubblica. Viene  preferito il contabile al leader di massa. Quest’ultimo è associato al populismo manipolatore. 

 

3. Banalizzazione della politica. Di fronte alle grandi costruzioni del passato, la politica si riduce sempre più a una sorta di presentazioni disconnesse dove viene prima l’aneddoto. La banalizzazione si traveste da ‘umanizzazione’. I programmi di varietà e intrattenimento costituiscono lo scenario preferito dai politici, a scapito del quadro istituzionale. 

 

4. Meritocrazia. I risultati sono prodotti dello sforzo personale e non delle condizioni sociali. Massimizzare l'istruzione è l'elemento legittimante di merito. Si presenta in astratto un sistema educativo al quale presumibilmente tutti hanno accesso, senza tener conto dell’estrazione di classe. Dal suo utilizzo o meno, dipenderà il destino dell’individuo. 

 

5. Sviluppo e consumo. Il progresso si presenta come uno sviluppiamo senza limiti che favorisce la possibilità di un consumo definito come ‘diritto’ (occultando in questa maniera i diritti legittimi come quello alla casa, la sanità, il lavoro, un salario degno, etc. etc.)

 

6. Inefficienza dei modelli socialisti. Essi sono «intrinsecamente inefficienti». Il loro successo agli inizi di questo nuovo secolo è stato solo un miraggio propiziato dai prezzi delle materie prime che raggiunsero il massimo storico. Una volta tornate le normali quotazioni, queste proposte mostrano la loro inconsistenza. Viene tessuto un filo sottile che pretende di legare questi paesi ai vecchi regimi comunisti dell’Europa dell’Est. Torna la teoria della Fine della Storia. Il capitalismo è l’unico sistema valido. 

 

7. Ritorno ai riferimenti occidentali. Stati Uniti ed Europa occidentale sono i modelli, in antagonismo alla autoidentificazione latinoamericana nella proposta bolivariana. Tutto viene valutato in base alla somiglianza con il cosiddetto Primo Mondo. Si tratta di un ritorno ai complessi di inferiorità che tanto funzionali sono stati alle élite locali. 

 

8. Sacralizzazione dell’unità. I governi progressisti hanno polarizzato i paesi, mettendo fratelli contro fratelli. Il Neo-neoliberismo alza la bandiera dell’unità oltre le differenze di classe. Non importa essere ricco o povero. Appartenere alla stessa nazione è quello che conta davvero. La lotta di classe resta invisibile. 

 

9. Formalismi democratici. Vengono posti in primo piano i protocolli delle democrazie elettorali di origine liberale, con il voto come massima possibilità di esercizio politico per i popoli. Qualsiasi esperienza di democrazia ‘protagónica’ è delegittimata. L’economia di libero mercato viene considerata un requisito indispensabile della democrazia. 

 

10. Dalla politica sociale a quella assistenziale. Le politiche sociali non sono più considerate come diritto. Si afferma che queste impediscano lo sviluppo di un paese e privino i destinatari degli stimoli necessari per lavorare o intraprendere. Viene unicamente predicata una precaria politica assistenziale rivolta ai settori più vulnerabili, più come un contenimento delle possibili proteste che come un’azione destinata a farli uscire dalla propria condizione.       

(Traduzione dallo spagnolo per l'AntiDiplomatico di Fabrizio Verde)

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