George Soros e l'internazionale della guerra fredda

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PICCOLE NOTE

«George Soros organizza la resistenza anti-Trump. Il miliardario filantropo e altri paperoni liberal che hanno inondato con milioni la campagna elettorale di Hillary Clinton si riuniscono in una tre giorni a porte chiuse per valutare le strade con cui combattere Donald Trump. L’incontro e’ sponsorizzato dal club dei finanziatori Democracy Alliance, e include la partecipazione di alcuni politici di spicco, da Nancy Pelosi alla senatrice Elizabeth Warren».

 

«L’agenda dell’incontro non lascia adito a dubbi: i miliardari liberal sono pronti a dichiarare guerra a Trump dal primo giorno, definendo il suo programma ”un attacco terrificante all’operato del presidente Obama e alla nostra visione di un paese più giusto”» Dall’Ansa del 14 novembre.

 

Nota a margine. Non si rassegnano. Non solo la Clinton, che accusando l’Fbi della sua sconfitta ha tentato di gettare sul risultato elettorale l’ombra sinistra del “complotto” (complottismo degli anti-complottisti), ma soprattutto i suoi interessati sponsor.
Il problema è che Donald Trump può essere il catalizzatore di un cambiamento reale sia in America che, attraverso la sua politica estera, nel mondo.
Al contrario delle tante rivoluzioni che hanno realizzato i suoi avversari in questi anni per destabilizzare il mondo ed aprirsi così nuove opportunità (vedi ad esempio le “rivoluzioni colorate” nell’Europa dell’Est o le “primavera araba”), la sua, di rivoluzione, può favorire spinte stabilizzatrici.
Così subito dopo le elezioni in varie città americane si sono registrate proteste di piazza contro il nuovo presidente, organizzate sullo stile delle rivoluzioni colorate delle quali le ong di George Soros sono state munifiche finanziatrici.
È l’inizio di uno scontro destinato ad aumentare di intensità. In particolare se Trump darà reale attuazione al suo proposito di riallacciare il dialogo con Putin (con il quale ha già avuto una conversazione telefonica).
In questo caso Trump «si troverà di fronte l’opposizione di una feroce e potente coalizione filo guerra fredda, che comprende esponenti politici democratici e repubblicani, ai quali si aggiungeranno i media», ha affermato Stephen Cohen, redattore della rivista The Nation, intervistato da Russia Today.

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