FITVEN 2018, il Venezuela in viaggio contro il bloqueo

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FITVEN 2018, il Venezuela in viaggio contro il bloqueo

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di Geraldina Colotti
 

A Caracas, tra gli stand della Fitven 2018 s'incontrano ministri e deputati dell'Assemblea Nazionale Costituente, operatori turistici che offrono i loro pacchetti-viaggio, imprese che presentano i prodotti davanti a schermi giganti di paesaggi mozzafiato. Due ragazze si fermano davanti allo stand del cioccolato, indossano una maglietta che dice: “Yo no me voy de Venezuela” (io non me ne vado dal Venezuela). Lavorano per l'impresa privata di comunicazione multimediale, La Exclusiva, che si propone di dar voce “a tutte le posizioni”.


Fuori, nei grandi spazi verdi del Parque Simon Bolivar, nella base militare La Carlota, campeggiano alcune automobili luccicanti con la scritta: “te la porti via per 190 Petro”. Il Petro, la criptomoneta ancorata al valore del petrolio e dell'oro, è una delle armi innovative ideate dal governo bolivariano per combattere la guerra economica e disinnescare le sanzioni imposte dagli Usa. L'obiettivo è quello di attrarre investimenti e divise favorendo la produzione di imprese miste, pubblico e privato, sempre però tenendo fermo il controllo dello Stato, come stabilisce la Costituzione.


Giovedì 22 novembre, inaugurando la XIII edizione della FITVEN, la ministra del Turismo Stella Lugo ha fornito le cifre: l'88% delle 224 imprese presenti – ha detto – è costituito da imprese private venezuelane. Il turismo è uno dei 15 motori proposti dal governo Maduro per il piano di rilancio economico-produttivo del paese. Obiettivo della FITVEN – ha spiegato Lugo – è quello di realizzare i tre principali obiettivi del Motor Turismo: incrementare il turismo interno e internazionale, attrarre divise e promuovere le mete turistiche.


Obiettivi assunti in pieno da Hector Rodriguez, governatore di Miranda, lo Stato che racchiude gli spazi di Caracas e della Fiera. E camminando per gli spazi della base militare, accompagnati da una luna splendente e dalla premura della Forza Armata Nazionale Bolivariana, impossibile non tornare col pensiero alle violenze fasciste dell'anno scorso: alle bombe lanciate oltre il recinto dalla vicina autostrada da quelli che, per i media egemonici di mezzo mondo, venivano dipinti come “pacifici manifestanti in lotta contro una feroce dittatura”.


Quegli stessi media capitalisti oggi amplificano gli appelli all'invasione armata, lanciati da personaggi di opposizione che intendono il proprio paese come terra di conquista e di rapina da parte del grande capitale internazionale. Qui invece, c'è il paese che resiste e costruisce, che accoglie e rilancia idee e proposte. “Dopo anni di odio, qui c'è lo Stato Miranda che rinasce”, ha detto il governatore Hector Rodriguez presentando alcuni corti in digitale che compongono il programma “Miranda en busca de tu amor”. Rodriguez ha illustrato il piano economico-produttivo (costruzione di un porto, di un aeroporto, di un'autostrada e altre infrastrutture destinate allo sviluppo del turismo interno e a quello internazionale), sostenuto dal governo mirandino anche in termini di trasporto e di sicurezza. Identità, cultura, e comunità organizzate fra tradizione e nuove tecnologie – ha spiegato Rodriguez - sono i punti forti dello stato Miranda, “che rinasce in pace e con giustizia sociale”.


Fra i 172 stand della fiera, incontriamo alcuni gioielli economico-produttivi del socialismo bolivariano: imprese recuperate o nazionalizzate che testimoniano l'eroica resistenza di questo “laboratorio”, diciso a dimostrare al mondo che esiste un'alternativa diversa da quella del capitalismo.


Hector Delgado Bracho è gerente dell'impresa bolivariana Cacao Oderi, che produce il cioccolato Cimarrón, che a Barlovento dà lavoro a oltre 320 persone ed è finanziata dal Ministero di Agricoltura y Tierra. Ci racconta le difficoltà di far fronte ai colpi bassi delle grandi imprese internazionali come la Nestlé, che offrono ai contadini oltre il doppio del prezzo per la materia prima, addirittura facendo firmare un impegno preventivo per tutto il raccolto, e poi mettono in vendita prodotti edulcorati. Al contrario, questa impresa creata da Chavez 12 anni fa, favorisce la piccola produzione dei contadini organizzati nel programma “campo adentro”, ideato da Maduro per dare impulso alla produzione locale.


L'impresa – spiega Hector – organizza giornate di informazione per una corretta alimentazione e partecipa alla Scuola di specializzazione sulla catena produttiva del cacao, organizzata nello stato Miranda per accogliere studenti di tutto il Latinoamerica. Miranda ospita anche l'unico giardino al mondo che custodisce le sementi di tutte le varietà di cacao del continente.


Lo Stato Aragua ha portato altri esempi di eccellenza, imprese di stato che producono e sono in attivo come Cacique Maracay e Alimento Aragua Socialista (Alas). C'è poi lo stand del Ministero della Pesca e Acquacoltura, con le sue imprese di distribuzione nazionale o internazionale, che esportano 35 specie di pesci o organizzano distribuzioni a prezzo controllato, fiere del mercato socialista o carovane della sardina. Di fronte, c'è l'impresa di Conserve alimentari La Gaviota, che ha sede a Cumaná, nello Stato Sucre, recuperata dallo Stato bolivariano nel 2009. E di fianco il Banco del Tesoro, “un banco nacido en revolución”.


E poi si dispiegano gli stand internazionali, offerti da paesi provenienti dall'Asia, dall'America latina e dai Caraibi. Sempre presente a tutte le fiere, lo stand della Palestina. Centrale, l'interscambio commerciale e turistico con Cuba, paese che ha saputo fare del turismo un'arma contro il feroce blocco economico-finanziario: lo stesso con cui Trump e i suoi alleati vorrebbero strangolare il Venezuela bolivariano, che però è intenzionato a combatterlo con la stessa determinazione di Cuba.

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