E se aveste ragione voi?

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E se aveste ragione voi?

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E se aveste ragione voi?
 
Non ci crederete ma ci penso spesso, quasi ogni giorno. Anche se sembra impossibile, infatti, provo costantemente a guardare le cose dalla vostra prospettiva, non foss’altro per verificare la bontà o meno dei miei convincimenti. Perciò mi capita sovente di mettere tutto in discussione, di immaginare che i buoni siamo davvero noi, l’Occidente. Che questo sia effettivamente il migliore dei mondi possibili e che al di là non esista altro che una sconfinata terra di nessuno. Governata dalla legge del più forte dove regnano dispotismo e barbarie e non esiste libertà. Abitata da sanguinari monarchi assoluti che conculcano impunemente diritti fondamentali, manipolano storia e attualità, arrestano dissidenti e giornalisti. Obbligando i sudditi a vivere un eterno presente senza felicità e prospettive. D’altronde ce lo ripetete costantemente come sarebbe vivere dall’altra parte, sotto la “dittatura”.
 
Poi però penso a un uomo.
 
Lascio perdere tutti i ragionamenti sulle inesistenti (secondo il vostro punto di vista) storture del moderno sistema liberale - propaganda pervasiva, disuguaglianze crescenti, totale esautorazione della sovranità democratica, governo dei mercati, guerre imperialiste mascherate da esportazione di democrazia eccetera - e mi concentro su una singola persona in carne e ossa. Una sorta di dead man walking che rischia una condanna a 175 anni di carcere. CENTOSETTANTACINQUE, due vite intere vissute al di sopra della soglia di vita media, non per aver compiuto il più brutale attentato terroristico della storia del mondo. Ma per aver diffuso notizie, informazioni.
 
Fine pena mai per un giornalista colpevole di aver raccontato ai suoi concittadini occidentali trame oscure e malefatte dei propri governi. Un affronto inaccettabile, un vero e proprio “attentato” alla nostra sicurezza, che merita lo stesso identico trattamento del bambino di Omelas affinché sia garantito il benessere di tutti quanti noi.
 
Ecco. Se difronte a una simile, tracotante barbarie liberticida voi paladini della libertà, della democrazia, dei diritti fondamentali e della libertà di stampa e informazione aveste urlato insieme a me tutta la vostra indignazione. Se anche solo qualcuno di voi avesse avuto il coraggio di dire che arrestare, detenere e processare un giornalista per aver semplicemente diffuso informazioni è esattamente uno dei comportamenti più caratteristici dei regimi autoritari, forse, avrei davvero creduto che la ragione stesse dall’altra parte. La vostra. E invece no. Siete stati tutti zitti. Perché Julian Assange, un giornalista coraggioso, non è altro che una “spia”. Ed è quindi giusto, sacrosanto, che marcisca in galera per tutta la vita col connivente, omertoso silenzio dell’intero mondo libero.
 
Basterebbe astrarsi dai paradigmi preconfezionati e guardare al fatto in sé per accorgersi della intrinseca natura violenta e dispotica dell’atto. Rendendosi conto che dietro la patinata copertina glamour dell’Occidente si nasconde una civiltà primitiva che propugna diritti teorici a convenienza, salvo cestinarli non appena minacciano la sua sopravvivenza. Perché, come spesso già capitato per tanti altri eventi storici, se la vicenda di Assange si fosse verificata altrove, fuori dal mondo libero, non avreste esitato mezzo secondo a chiamare le cose col loro nome. L’avete fatto per molto, molto meno. Ma in questo caso non si può, quindi meglio tacere. Dimostrando, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che quei diritti che tanto sbandierate non sono fondamentali e assoluti ma soltanto relativi.
 
Un atteggiamento vigliacco che dimostra inequivocabilmente una cosa: non avete ragione voi. E il vostro credere di averla non è altro che un’allucinazione collettiva. Molti non se ne accorgono, accecati da livore e indignazione a comando figli di una sofisticata macchina del consenso capace di accendere e spegnere il senso critico dei cittadini come fossero pupazzi a molla. Altri invece lo sanno perfettamente. Ma al riparo nei loro confortevoli piccoli feudi concessi in virtù della loro assoluta fedeltà pontificano di un mondo che non esiste. Un enorme castello di carte che si regge esclusivamente su una montagna di ipocrisia. La vostra.
 

Antonio Di Siena

Antonio Di Siena

Direttore editoriale della LAD edizioni. Avvocato, blogger e autore di "Memorandum. Una moderna tragedia greca" 

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