Drone ritrovato nello Ionio. La Grecia intima a Kiev di scusarsi
Il ministro della Difesa Nikos Dendias ha definito l’accaduto “assolutamente inaccettabile” e ha avvertito che una collisione con una nave civile avrebbe potuto causare una strage.
di Francesco Fustaneo
Un drone navale ucraino è stato ritrovato all’inizio di questo mese al largo dell’isola greca di Lefkada, nel Mar Ionio. Il ritrovamento ha immediatamente suscitato allarme nelle autorità di Atene, che hanno avviato accertamenti diplomatici e militari. Secondo le prime ricostruzioni, il drone si trovava lungo una rotta commerciale ad alta densità di traffico, percorsa regolarmente da navi da crociera e mercantili diretti verso il Mediterraneo orientale.
Il ministro della Difesa greco, Nikos Dendias, ha dichiarato che l’Ucraina deve delle “scuse sentite” alla Grecia, avvertendo che l’incidente mette in luce rischi più ampi per la sicurezza marittima nel Mediterraneo. Dendias ha rilasciato queste dichiarazioni durante una discussione con il giornalista di Kathimerini, Vasilis Nedos, in occasione di una conferenza sul tema “Piano d’azione nazionale in condizioni di incertezza globale”. “Oltre alle scuse, (l’Ucraina) ci deve la garanzia assoluta che una cosa del genere non accadrà più nella regione”, ha affermato Dendias.
Il ministro ha citato uno scenario che aveva sollevato in una recente riunione ministeriale della NATO, descrivendo le potenziali conseguenze di una collisione marittima che coinvolgesse il traffico civile. “Se una nave da crociera, diretta da Venezia verso il Mediterraneo orientale – si trovava proprio sulla rotta del drone – lo colpisse, affonderebbe. Quante vittime avremmo pianto?”, ha detto. “E quanto è accettabile una cosa del genere nel Mediterraneo?”. “Quanto accaduto è assolutamente inaccettabile. E dobbiamo essere fermi e inflessibili, noi e tutti gli altri Paesi del Mediterraneo”, ha aggiunto.
Nel corso del suo intervento, Dendias ha inoltre fatto riferimento a presunte bozze di legge turche riguardanti rivendicazioni marittime nelle acque circostanti, affermando che la Grecia non ha rivendicazioni nei confronti della Turchia, ma difenderà i propri diritti qualora venissero contestati.


