Caccia allo “psicopatico” e servizi in crisi: la lezione di Modena secondo Starace
Il presidente della Società italiana di epidemiologia psichiatrica spiega perché parlare di “due milioni di psicopatici” è fuorviante
di Francesco Santoianni
“Due milioni di psicopatici in giro. Il governo taglia sulle terapie” titola a tutta pagina Il Fatto Quotidiano a proposito di Salim el Koudri che, a Modena, con la sua auto ha intenzionalmente investito otto persone. Ma davvero ci sono in giro, in Italia, due milioni di psicopatici? Lo abbiamo chiesto al prof. Fabrizio Starace, presidente della Società italiana di epidemiologia psichiatrica, che proprio a Modena, dal 2010 al 2024, ha diretto il Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell'AUSL.
<<Nel linguaggio comune, lo psicopatico è una sorta di “pazzo criminale”, un Hannibal Lecter che si diverte andando in giro ad ammazzare la gente. In realtà non esiste una diagnosi ufficiale di psicopatia. Il DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) fa riferimento al disturbo antisociale di personalità per descrivere i comportamenti di inosservanza e violazione dei diritti degli altri, l’incapacità di comprenderne le emozioni, l’assenza di rimorsi. Altro discorso riguarda i milioni di persone che presentano una condizione di sofferenza psichica o un disturbo psichiatrico grave. Una situazione, questa sì, che deve essere affrontata con il potenziamento e la riqualificazione dei servizi territoriali di salute mentale che oggi versano in gravi difficoltà strutturali e di organico. >>
Invece, di fronte a tragedie come quella di Modena, archiviata controvoglia l’iniziale pista della radicalizzazione jihadista, media e social, stanno soffiando sul fuoco accusando la Legge Basaglia e il conseguente “lassismo” della psichiatria pubblica.
<<Sono accuse prive di fondamento e che, invocando il manicomio per qualsiasi “diversità”, rischiano di aggravare il generale senso di paura che ammanta la nostra società; paura, tra l’altro, alimentata dai media che si direbbe abbiano trasformato il crimine in mero intrattenimento: basti pensare ai numerosi talk show dedicati al “pazzo criminale” del giorno o, addirittura, ai biopic di “serial killer”.>>


