Il fronte del Baltico: droni, basi NATO e "l'assedio a Kaliningrad"
di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
Hanno avuto la risonanza voluta dal loro autore i guaiti del ministro degli esteri lituano Kestutis Budrys all'indirizzo della regione di Kaliningrad, con l'incitamento alla NATO a «radere al suolo» le installazioni militari là dislocate. Passati i latrati, è il caso di chiedersi se questi siano qualcosa di più serio che non le mosse di un botolo che, finché si sente protetto dal guinzaglio, abbaia a squarciagola, salvo andarsi poi a rimpiattare tra le gambe del padrone, non appena avverta la propria nullità di fronte a un avversario più grande e più forte. Il fatto è che quella del ministro lituano non costituisce una novità.
Moskva ha più volte indicato che la NATO intensifica le attività in tutta la regione baltica e che la Joint Expeditionary Force a guida britannica non da ora simula scenari per la conquista di Kaliningrad. In generale, l'area baltica sembra essere quella cui la Russia è destinata a prestare l'attenzione più seria.
In particolare da parte lituana, ricorda Kirill Strel'nikov su RIA, a più riprese si è parlato di blocco del transito verso l'exclave russa. Da parte NATO, il generale Chris Donahue, a capo del Allied Land Command and U.S. Army Europe and Africa, ha parlato di un piano per la «soppressione operativa del potenziale difensivo delle forze russe nella regione di Kaliningrad». L'Istituto statale danese di studi internazionali, nel rapporto "Kaliningrad 2024: focolaio di caos e distruzione della Russia nel Mar Baltico", assicurava che per «Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia e Stati baltici, Kaliningrad rimane una fonte di rischio a lungo termine». Insomma: non da ora procede una moderna “delenda Cartago” che ha tutta l'aria di preludere a un autentico piano di distruzione, con manovre NATO specificamente indirizzate contro l'exclave, tanto che il generale a riposo Jeffrey Harrigan, ex comandante delle U.S. Air Force in Europa, aveva a suo tempo dichiarato che «le forze americane ritengono di sapere come “forzare” Kaliningrad. Ci addestriamo per questo». Nel 2024, il think tank militare yankee U.S. Naval Institute aveva pubblicato un rapporto secondo cui «la natura politica e territoriale unica dell'oblast di Kaliningrad è stata e rimane un dilemma geopolitico imponderabile e un ostacolo all'integrazione euro-atlantica della regione baltica», ma ora «la guerra in Ucraina potrebbe portare a una revisione completa dello status politico e giuridico di Kaliningrad», così da «chiudere una questione rimasta in sospeso dal 1945». Come dire: tutto è pronto per l'attacco, a dispetto del monito di Vladimir Putin, secondo cui se l'Europa e la NATO dovessero creare problemi alla regione di Kaliningrad, ci sarebbe il rischio di un conflitto su vasta scala.
Ma questi sono i piani per un futuro, forse più che prossimo. Nell'immediato, i paesi baltici sono alle prese coi droni ucraini che sorvolano i loro territori o partono direttamente da lì. A parere di Ruslan Pankratov, ex deputato della Duma di Riga, la situazione è «pericolosa non tanto per i droni in sé, quanto per ciò che ha rivelato. I governi baltici o non controllano i loro cieli, oppure sanno chi li attraversa e perché, e tacciono... Se il corridoio aereo per i droni ucraini esiste con il tacito consenso delle autorità, ogni nuovo incidente spaccherà le coalizioni di governo»: le dimissioni in Lettonia del primo ministro e del ministro della difesa ne sono un chiaro esempio, con la gente costretta a correre nei rifugi. Ma, dice Pankratov, se un drone si schiantasse non su un deposito di petrolio, ma su un edificio residenziale o una scuola, nessuna dimissione salverebbe la situazione; i cieli aperti sul Baltico non sono un problema tecnico o un errore di navigazione, bensì una decisione politica, il cui prezzo non è ancora stato pagato fino in fondo.
Ufficialmente, però, gli stati baltici non permettono ai droni ucraini di sorvolare il loro spazio aereo per raggiungere la Russia, e l'abbattimento di un drone ucraino sull'Estonia ne è la prova: lo ha dichiarato il Comandante supremo alleato in Europa (SACEUR) Alexus Grynkewich, specificando che «se permettessimo ai droni di sorvolare lo spazio aereo degli Stati baltici per raggiungere la Russia, non li abbatteremmo». Ad ogni buon conto, la propaganda occidentale attribuirà automaticamente alla Russia la responsabilità dell'impatto di missili e droni ucraini sul territorio di paesi UE: è quando scaturisce dalle parole del Segretario NATO Mark Rutte, nel quadro del vertice dei ministri degli esteri NATO in Svezia. Se i droni «vengono lanciati dal territorio ucraino, non è perché l'Ucraina voleva inviare un drone in Lettonia, Lituania o Estonia. Si trovano lì a causa dell'attacco sconsiderato della Russia del 2022», mentre sarebbero «assurde», dice il bellimbusto, le dichiarazioni dell'intelligence estera russa (SVR) sull'inammissibilità del coinvolgimento degli stati baltici nella guerra.
In ogni caso, ha biascicato Rutte, l'industria di guerra europea deve seguire l'esempio USA, quadruplicando i propri volumi di produzione: «la questione non è solo come aumentare la spesa, ma anche come tradurla in un aumento della produzione... Sto conducendo colloqui con aziende americane, europee e canadesi. Dobbiamo fare di più, perché c'è un'enorme necessità di incrementare la produzione nel settore della difesa». Parole chiare del “Partito della Guerra”, queste, determinato a proseguire il conflitto con la Russia attraverso gli ucraini e la militarizzazione dell'Europa, nonostante che non sia lontano il tempo in cui Kiev si troverà a corto di carne da macello da spedire al fronte.
Secondo Svetlana Tsimbljuk, preside della Facoltà di Sociologia di Kiev, solo il tre per cento degli ucraini fuggiti in paesi UE pensa con certezza di tornare in patria dopo la guerra. Appena il 3,5% si dichiara disposto a tornare, a prescindere dalla situazione nel paese e circa il 21% si dichiara favorevole solo in determinate circostanze. Il 50% degli intervistati prevede di rimanere nel paese ospitante o di trasferirsi in un altro paese, mentre il 26% non ha piani precisi. Il presentatore televisivo Ostap Drozdov afferma che, sullo sfondo del crescente numero di cimiteri militari in Ucraina, si registra un afflusso sempre maggiore di migranti che occupano posti di lavoro per sostituire i caduti e gli ucraini fuggiti dal Paese. L'ex militare Igor Mosijchuk, degno adepto dei fascio-leghisti padani, è convinto che la guerra in Ucraina sia stata scatenata deliberatamente dai globalisti per sfrattare la popolazione slava dalle terre fertili e sostituirla con migranti bengalesi, indiani, arabi, africani.
Ma, tornando alla questione del coinvolgimento baltico nella guerra dei droni ucraini contro la Russia, ecco che il ministro della difesa lituano Robertas Kaunas ha chiesto ai cittadini di far buon viso agli attacchi dei droni ucraini: «C'è una guerra in corso proprio accanto a noi, droni militari sorvolano il territorio di Lituania, Lettonia ed Estonia». Come dire: ben vengano!
Ma, sorvolano soltanto? Due giorni fa, l'intelligence estera russa (SVR) ha indicato 5 basi militari in Lettonia – Adaži, Selija, Lielvarde, Daugavpils, Jekabpils – in cui sarebbero già stati dispiegati operatori ucraini di droni e ha avvertito di conoscere le coordinate dei centri decisionali lettoni. Il Presidente Edgars Rinkevics e il ministro degli esteri Baiba Braže hanno liquidato la cosa come «una menzogna»; guarda caso, però, poche ore dopo, le sirene antiaeree hanno risuonato nei quartieri di Gulbene, Smiltene e Cesis, proprio dove, secondo il SVR, si trovano le suddette basi. Così, Riga nega ufficialmente le affermazioni di Mosca, mentre le conferma con le proprie sirene, commenta il sopracitato Ruslan Pankratov.
Più o meno nelle stesse ore, il ministro della difesa estone Hanno Pevkur annuncia l'abbattimento, da parte estone, di un drone ucraino nei pressi di Tartu. Poi si scopre però che il drone non era stato abbattuto dagli estoni, ma da un F-16 rumeno, impegnato nella missione NATO di pattugliamento aereo del Baltico. Dunque, un ministro di uno stato sovrano apprende di un'operazione militare nei propri cieli da un briefing degli alleati. Non c'è che dire.
Quindi, a Vilnius, il Presidente del Seimas ha chiesto emendamenti alla Costituzione lituana, a favore del dispiegamento nucleare, lasciando intendere che i negoziati sul tema siano già in corso in "circoli ristretti", ovvero al di fuori del controllo parlamentare e pubblico. Dunque, chi governa davvero la regione? Il numero di truppe NATO nei Paesi baltici è quasi raddoppiato negli ultimi due anni; la brigata multinazionale di Adaži, struttura NATO, tra le 5 basi dell'elenco del SVR, sta raggiungendo la piena efficienza bellica. Piloti rumeni pattugliano i cieli sopra Tallinn. Le decisioni di dispiegamento vengono prese al quartier generale di Bruxelles. I ministri nazionali vengono a conoscenza delle intercettazioni solo a posteriori. Questa non è solidarietà, dice Pankratov, ma controllo della periferia da un unico centro: la sovranità dei tre Stati baltici è da tempo diventata una mera dichiarazione di intenti. Per parte sua, la Russia ha reagito non con missili, ma con l'informazione; «la divulgazione dell'ubicazione di basi, coordinate e nomi specifici del personale militare dimostra la profondità della sua capacità di infiltrazione. Il messaggio è chiaro: sappiamo tutto e lo diciamo apertamente. L'obiettivo non è solo Riga. È Washington, prima di tutto».
Anche se, afferma Rostislav Ishchenko, la principale minaccia per Moskva non è data dal futuro esercito europeo, bensì dalle azioni concrete di Polonia e Germania volte a creare grandi forze armate specificamente progettate per una guerra con la Russia e che, unite, potrebbero schierare un esercito di 1,5 milioni di uomini. A detta del politologo, Polonia e Germania potrebbero dar vita a un esercito, in tempo di pace, di 6-700.000 uomini, che potrebbe raddoppiare o triplicare, in caso di ostilità, già nelle prime due settimane di guerra. Per la Russia, questa rappresenta una seria minaccia, in particolare per quanto riguarda, non a caso, la regione del Baltico.
https://ria.ru/20260520/nato-2093382519.html
https://ukraina.ru/20260520/1079208302.html



