Burocrazia green e soldi per la guerra: UE penalizza cittadini e PMI
Regole assurde, costi insostenibili, norme ancora da scrivere. E l'Europa che predica rigore ma spende miliardi per la guerra. La doppia faccia di Bruxelles
L'Europa assume sempre più la forma di un mostro autoritario, ideologico, guerrafondaio e burocratico. Proclama solennemente competitività e libero mercato, poi impone costi che nessuna piccola impresa può sostenere. L'applicazione del nuovo Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio è l'ennesimo, perfetto esempio di come Bruxelles sia capace di trasformare quewlla che – almeno in teoria – potrebbe essere definita una buona intenzione, in un boomerang che colpisce dritto al cuore di chi produce.
Da oggi, chi vende merci nell'Unione Europea è obbligato a nominare un rappresentante autorizzato per ogni singolo Stato membro in cui opera. Un esercizio di stile burocratico che, come denunciato da Eurochambres, trasforma il commercio transfrontaliero in un lusso per pochi. Per le PMI, i costi di questi adempimenti - registrazioni, contributi, documentazione - superano spesso il valore stesso dell'attività oltre confine. Risultato? Molte piccole imprese smetteranno del tutto di vendere in altri Paesi europei, lasciando così campo libero alle multinazionali.
Il presidente di Eurochambres, Vladimir Dlouhy, non usa mezzi termini. Definisce il PPWR un ostacolo che "mina alla base" iniziative come EU Inc. e che va "contro l'obiettivo di garantire un mercato unico senza soluzione di continuità". Parole pesanti, che fotografano una contraddizione insanabile: da un lato si parla di rilanciare la competitività europea, dall'altro si impongono oneri che rendono commercialmente non sostenibile vendere oltre confine.
Ma il paradosso non finisce qui. I produttori sono chiamati a riprogettare e rietichettare i propri imballaggi, investendo milioni, senza sapere ancora quali saranno le regole definitive. La normativa secondaria - quella che definirà i criteri armonizzati per l'etichettatura e la riciclabilità - non è stata ancora adottata. Così le aziende rischiano di dover rifare tutto da capo più di una volta, con costi aggiuntivi e investimenti bloccati nell'incertezza.
E mentre le imprese brancolano nel buio, persino dalle istituzioni europee arrivano segnali di resa. La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, intervenuta al Meeting di Rimini, ha ammesso senza giri di parole che "troppo spesso" si assiste a "conseguenze indesiderate di proposte che finiscono per ostacolare invece di aiutare". E sul caso specifico del packaging ha detto chiaramente che imporre oneri rigidi e controproducenti alle PMI "è l'esatto contrario di ciò che l'Europa dovrebbe rappresentare".
Metsola ha annunciato che il Parlamento europeo prenderà l'iniziativa per correggere la situazione nelle prossime settimane. Ma è lecito chiedersi: perché si deve arrivare al punto di dover riparare danni che si sarebbero potuti evitare con un minimo di buon senso? Perché le istituzioni continuano a produrre norme cervellotiche che penalizzano i propri cittadini e le proprie imprese, salvo poi fare marcia indietro?
La risposta, per quanto amara, è sotto gli occhi di tutti. L'ideologia green e il neoliberismo non sono in conflitto: si tengono per mano. Da un lato si impongono regole ambientali sempre più stringenti che gravano quasi esclusivamente su cittadini e piccoli imprenditori, trasformando la cosiddetta transizione ecologica in una tassa occulta sulla produzione e sui consumi. Dall'altro si alimenta un sistema che difende i grandi interessi finanziari e industriali, mentre le PMI - l'ossatura vera dell'economia europea - vengono lasciate sole a pagare il conto. È un circolo vizioso perfetto: si predica austerità e rigore per le famiglie e le piccole imprese, si chiede loro sacrifici e morigeratezza, ma quando si tratta di stanziare fondi per la guerra, per il conflitto in Ucraina, per armare il regime di Kiev contro la Russia, i miliardi spuntano come funghi. Le sanzioni imposte a Mosca, che dovevano colpire il Cremlino, stanno di fatto strangolando l'economia europea: bollette alle stelle, materie prime introvabili, inflazione alle stelle, migliaia di aziende costrette a chiudere. Ma a Bruxelles qualcuno sembra non accorgersene, o forse fa finta.
La rete delle Camere di Commercio europee ha già chiesto uno stop immediato, uno "stop-the-clock" che permetta di semplificare e adottare in fretta gli atti mancanti. Ha anche sollecitato il Consiglio a riprendere le trattative sulla sospensione dell'obbligo di rappresentante autorizzato. Ma il tempo scorre, e per molte piccole imprese potrebbe essere già troppo tardi.
L'Europa dei trattati e delle dichiarazioni solenni continua a produrre regole antipopolari. Cittadini e PMI sono stretti in un abbraccio soffocante tra l'ideologia green, il neoliberismo spietato e una politica estera che sacrifica il benessere dei propri cittadini sull'altare di interessi economici e geopolitici che non sono i loro.
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