Brasile devastato dal neoliberismo. L'ONU chiede un cambio di rotta

In una dichiarazione firmata da sette esperti di diritti umani si avverte che «le persone che vivono in condizioni di povertà e di altri gruppi emarginati soffrono in modo sproporzionato il risultato di misure economiche restrittive»

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Brasile devastato dal neoliberismo. L'ONU chiede un cambio di rotta

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di Fabrizio Verde
 

Il ritorno del neoliberismo in Brasile ha provocato numerosi guasti. Come d’altronde avviene in ogni parte del mondo dove questa politica economica viene applicata. Basta non allontanarsi di molto da Brasilia e volgere lo sguardo alla vicina Argentina per osservare come il governo Macri in poco più di due anni sia riuscito a portare il paese sudamericano sull’orlo del fallimento. Proprio come i neoliberisti che all’inizio degli anni duemila mandarono il paese in default. Il corollario è sempre uguale: miseria crescente, esplosione della povertà, disoccupazione, crollo delle condizioni di vita. 

 

Il golpista Temer in Brasile non vuole essere da meno. A passo spedito avanza nell’applicazione del suo programma di ‘aggiustamento economico’. Leggi neoliberismo selvaggio. Tanto da spingere esperti dell’ONU a invitare il governo non eletto di Brasilia a rivedere il proprio programma economico. Il motivo? L’impatto sulle fasce di popolazione più vulnerabile, un aumento della mortalità infantile e altre nefaste conseguenze sociali. Come riporta la rivista America XXI

 

In una dichiarazione firmata da sette esperti di diritti umani si avverte che «le persone che vivono in condizioni di povertà e di altri gruppi emarginati soffrono in modo sproporzionato il risultato di misure economiche restrittive». Una dichiarazione che probabilmente rappresenta la migliore sintesi di cosa realmente sia il neoliberismo. 

 

Viene inoltre ricordato al governo golpista che il Brasile viene «considerato un esempio di politiche progressive per ridurre la povertà e promuovere l'inclusione sociale». L’esatto contrario di quanto avvenuto dal golpe istituzionale che ha spodestato l’ex presidente Dilma Rousseff. 

 

Il ministero della Salute brasiliano ha recentemente informato che, dopo 26 anni il tasso di mortalità infantile è aumentato dal 13,3% fatto registrare nel 2015 al 14% del 2016. 

 

Una circostanza preoccupante che chiama in causa «i vincoli di bilancio nel sistema sanitario pubblico», come evidenziano gli esperti dell’ONU. 

 

Quanto denunciato dagli esperti delle Nazioni Unite non rappresenta nulla di nuovo. Si tratta della nitida fotografia di un paese piegato da una politica economica scellerata. Senza alcun fondamento razionale. Basata esclusivamente sulla furia ideologica di chi odia profondamente lo Stato e vorrebbe ridurlo ai minimi termini. Con tutte le conseguenze sociali del caso. Ma questo non interessa ai fautori di siffatta politica economica. Per costoro, infatti, contano esclusivamente le condizioni di vita delle classi più agiate. Non è un caso che l’ex presidente Lula, grande favorito in vista delle elezioni presidenziali di ottobre, si trovi incarcerato da oltre 120 giorni senza alcuna prova a suo carico. Il tentativo è quello di impedire che possa partecipare alla contesa elettorale dove con ogni probabilità ne uscirebbe vittorioso. Affermazione che sancirebbe la fine del neoliberismo in Brasile.  

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