Aggredisce carabiniere davanti al Senato: è un militare statunitense, denunciato e subito libero

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Aggredisce carabiniere davanti al Senato: è un militare statunitense, denunciato e subito libero

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 Sabato 7 marzo, davanti a Palazzo Giustiniani, sede collegata al Senato, un carabiniere in servizio è stato selvaggiamente aggredito da un cittadino statunitense in evidente stato di alterazione.

Secondo quanto ricostruito e denunciato dall'Associazione Sindacale Carabinieri, UNARMA, l'uomo avrebbe caricato il militare con violenza, facendolo cadere a terra. Solo il tempestivo intervento di altri colleghi presenti ha permesso di bloccare e ammanettare l'aggressore, evitando conseguenze ancora più gravi.

Il carabiniere aggredito è stato immediatamente trasportato in ospedale, dove i medici gli hanno diagnosticato sette giorni di prognosi a causa delle lesioni riportate.

Il nodo: denunciato, ma non arrestato

Ciò che ha scatenato la dura presa di posizione del sindacato è quanto accaduto dopo la colluttazione. Nonostante la violenza dell'aggressione, il luogo simbolico (un'alta istituzione dello Stato) e la qualità di pubblico ufficiale della vittima, lo statunitense non è stato tratto in arresto. Per lui è scattata una semplice denuncia a piede libero.

UNARMA si interroga pubblicamente con una domanda secca: "Perché chi aggredisce un carabiniere resta a piede libero?"

 I dettagli emersi: era un militare "grosso e addestrato"

Della vicenda, rimasta sconosciuta fino a ieri, 15 marzo, si è appreso solo grazie alla nota del sindacato. Come rivela oggi (16 marzo - N.d.R.)  Il Fatto Quotidiano, l'aggressore non era un semplice cittadino americano, ma un militare. Secondo le ricostruzioni del quotidiano diretto da Travaglio e Gomez, si tratterebbe di un Marine o comunque di un soldato  appartenente all'Esercito statunitense (Us Army).

 I testimoni lo descrivono come un uomo "grosso" e, ovviamente, "addestrato".

All'origine della mancata esecuzione dell'arresto ci sarebbe stata una decisione del pm di turno presso la Procura di Roma. Al militare USA è stato risparmiato l'arresto in flagranza – che in questo caso era facoltativo, non obbligatorio – e di conseguenza il processo per direttissima. La motivazione fornita, riporta Il Fatto Quotidiano, è che il soggetto "non era pericoloso" ed "era incensurato".

Una motivazione che, come osserva lo stesso quotidiano, stride con il trattamento solitamente riservato ad altri soggetti in circostanze simili: "Ci sta, magari però con altri si va meno per il sottile".

Il precedente che pesa: il caso Cerciello Rega

Nella nota diffusa da Unarma, si sottolinea come l'episodio riporti alla

Mente   l'omicidio del Vice Brigadiere Mario Cerciello Rega, ucciso a Roma nel 2019. In quel drammatico caso, gli aggressori erano anch'essi due cittadini americani.

 Un richiamo che amplifica il disagio e la richiesta di chiarezza: "Aggredire un carabiniere in servizio non può diventare un fatto secondario né può ricevere trattamenti diversi a seconda della nazionalità dell’aggressore".

 

 

Francesco Fustaneo

Francesco Fustaneo

Laureato in Scienze Economiche e Finanziarie presso l'Università degli Studi di Palermo.
Giornalista pubblicista dal 2014, ha scritto su diverse testate giornalistiche e riviste tra cui l'AntiDiplomatico, Contropiano, Marx21, Quotidiano online del Giornale di Sicilia. 
Si interessa di geopolitica, politica italiana, economia e mondo sindacale

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