Omaggio a Nemer Hammad (di Stefania Craxi)
Riceviamo dalla famiglia Hammad e pubblichiamo con grande piacere.
"Una amicizia profonda lega le famiglie Craxi e Hammad"
R.H.
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Omaggio a Nemer Hammad
di Stefania Craxi
Il 29 settembre ricorre il decimo anniversario della scomparsa di Nemer Hammad, una figura che per oltre un quarto di secolo rappresentò in Italia non soltanto l’Organizzazione per la liberazione della Palestina, ma anche una concezione della diplomazia fondata sul dialogo, sulla conoscenza degli interlocutori e sulla capacità di costruire relazioni al di là delle appartenenze politiche. La sua lunga presenza a Roma coincise con una fase decisiva della storia italiana e mediorientale: gli anni della Guerra fredda, il terrorismo internazionale, la crisi della prima Repubblica, il processo di Oslo e la progressiva trasformazione della questione palestinese da tema quasi esclusivamente regionale a punto centrale dell’agenda internazionale.
Hammad arrivò in Italia in un momento particolarmente difficile. Il nome palestinese era ancora troppo spesso associato, nell’opinione pubblica occidentale, alla violenza e al terrorismo, mentre i rapporti ufficiali tra l’Olp e le istituzioni erano ancora embrionali. Il suo compito fu, dunque, assai più complesso della semplice rappresentanza diplomatica: occorreva spiegare l’esistenza, le aspirazioni e le ragioni di un popolo, distinguendole dalle azioni delle organizzazioni che ricorrevano al terrorismo. Hammad comprese che per raggiungere questo obiettivo non sarebbe bastata la mobilitazione della tradizionale solidarietà politica, ma era necessario entrare in rapporto con l’intero sistema politico, conoscerne linguaggi, sensibilità e differenze. Egli seppe così dialogare con la Democrazia cristiana e con il Partito comunista, con il Partito socialista e con le forze laiche. Nell’opera di sensibilizzazione ebbe un ruolo che oggi è forse più facile comprendere di quanto non fosse allora. Per anni, infatti, fu una presenza costante nei luoghi della politica, dell’informazione, della cultura italiana. E la sua azione non si esauriva nelle cancellerie, nutrendosi di relazioni, incontri personali, conversazioni, disponibilità al confronto e all’ascolto.

In questo quadro, assume un rilievo particolare il rapporto con il Psi e con Bettino Craxi, che fu politico, diplomatico e, nel tempo, anche umano, costruito sul convincimento che la questione palestinese dovesse essere affrontata dentro una prospettiva più ampia di politica internazionale e di ricerca della pace. Una sintonia, quella con Craxi, collocata in una visione che riconosceva all’Italia un ruolo autonomo nel Mediterraneo e nel rapporto con il mondo arabo.
È anche per questo che la figura di Hammad rimane legata a una stagione particolare della politica estera italiana, nella quale il governo di Roma cercò di esercitare nel Mare Nostrum una propria capacità di iniziativa e di interlocuzione. Nemer seppe comprenderne le potenzialità e contribuì, con intelligenza e tenacia, a trasformare quella disponibilità in uno dei principali canali attraverso i quali la voce palestinese poté essere ascoltata. A dieci anni dalla scomparsa, è forse questo il tratto della sua biografia esistenziale che più di altri merita di essere ricordato: la convinzione che la diplomazia, prima ancora di essere tecnica, sia capacità di costruire rapporti umani e politici sufficientemente forti da attraversare le stagioni della Storia.


