Iraq-Iran, ripartono i voli: Baghdad sfida le sanzioni USA
Le compagnie aeree irachene hanno ripreso i collegamenti tra lo scalo di Najaf e gli aeroporti iraniani, a seguito delle trattative avviate tra Baghdad e Washington per ottenere un'esenzione dal regime sanzionatorio americano.
L'ambasciatore iracheno in Iran, Yaser Abdulzahra al-Hayay, ha confermato che "l'aeroporto internazionale di Najaf riprenderà a breve la regolare attività commerciale tra i due Paesi", precisando che "il governo di Baghdad, guidato dal Primo Ministro Ali al-Zaidi, è al lavoro per ripristinare pienamente i collegamenti aerei tra le due nazioni confinanti".
Al-Hayay ha inoltre chiarito che la sospensione non è dipesa da un provvedimento dell'esecutivo iracheno: sono state le società straniere di assistenza a terra ad aver bloccato i servizi per timore di ritorsioni da parte degli Stati Uniti. Secondo la stampa locale, le rotte sono state riattivate lunedì sera, dopo un blocco temporaneo che aveva coinvolto lo scalo di Najaf e altri tre aeroporti iracheni.
La paralisi era scattata l'8 settembre, quando il Dipartimento del Tesoro statunitense ha imposto sanzioni a 27 compagnie aeree iraniane, minacciando misure secondarie nei confronti di aeroporti, fornitori di carburante e società di servizi a terra partner degli operatori di Teheran. In risposta, Abuzar Shirudi, capo dell'Organizzazione per l'aviazione civile iraniana, ha presentato un ricorso formale all'Organizzazione Internazionale dell'Aviazione Civile (ICAO).
Il blocco dei voli ha scatenato un'ondata di indignazione in Iraq, sfociata in proteste di piazza in diverse province. L'ex premier iracheno Adel Abdul-Mahdi ha condannato la chiusura degli scali definendola un grave errore e una palese violazione della sovranità nazionale dettata da ingerenze estere. Sulla stessa linea Abu Alaa al-Walai, leader del gruppo Kataeb Sayed al-Shuhada, che ha sollecitato il Parlamento di Baghdad ad approvare una risoluzione per vincolare il governo a respingere le pressioni e le sanzioni americane contro l'Iran.


