A "Capitan Motosega" Bolsonaro non importa la distruzione dell'Amazzonia

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A "Capitan Motosega" Bolsonaro non importa la distruzione dell'Amazzonia

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di Fabrizio Verde
 

Il polmone del mondo continua a bruciare. L’Amazzonia è in fiamme ma il presidente Bolsonaro continua a non considerare una priorità la difesa della foresta e dell’ambiente in generale. 

 

Dopo le proteste a livello mondiale per il dramma che si consuma in Amazzonia è tornato parzialmente sui suoi passi, ma continua a rivendicare quelle politiche scellerate implementate da quando è assurto alla presidenza che hanno favorito l’attuale disastro ambientale di portata planetaria. 

 

L'Istituto Nazionale di Ricerca Spaziale (Inpe) del Brasile ha confermato con i suoi satelliti quanto le organizzazioni ambientaliste di tutto il mondo avevano annunciato dall'arrivo del presidente Jair Bolsonaro a Palazzo Planalto: l'Amazzonia, il "polmone del mondo", è in pericolo.

 

Tra gennaio e agosto sono state registrate 72.843 fonti intermittenti di incendi boschivi, a seguito della "politica di sviluppo" del presidente brasiliano per l'agricoltura e le miniere. Le organizzazioni attive in ambito ambientalista hanno fatto appello a Bolsonaro in rete per gli ettari di foreste che vengono rase al suolo sotto l'hashtag #PrayForAmazonia (pregare per l'Amazzonia).

 

La risposta è però imbarazzante: “Mi chiamavano Capitan Motosega e adesso sono Nerone che dà fuoco all'Amazzonia. Ma se è la stagione degli incendi”. In questa maniera improbabile, Bolsonaro, ha provato a difendersi dalle critiche che gli sono piovute addosso. 



 

Il presidente ha persino negato i dati forniti dall'Inpe, secondo cui gli incendi sono aumentati dell'83% quest'anno rispetto allo stesso periodo del 2018. Almeno 68 riserve protette sono state colpite dalle fiamme. Il direttore di Inpe è stato licenziato da Bolsonaro con l'accusa di promuovere un'immagine "cattiva" del Brasile all'estero e con dati "falsi".

 

L'agenzia ha negato drasticamente che la stagione secca o i fenomeni naturali possano aver causato il drammatico aumento degli incendi perché "non c'è nulla di insolito nel tempo di quest'anno o nei livelli di pioggia nella regione amazzonica". Gli incendi possono essere relativamente comuni nella stagione secca, ma sono anche causati da agricoltori che producono incendi per liberare terra e sviluppare le proprie attività, protetti dalla mancanza di controllo statale e dalle politiche di Bolsonaro a favore dei proprietari terrieri.

 

Le misure anti-ambientali di Bolsonaro

 

Da quando è al governo dopo l’estromissione fraudolenta di Lula dalla contesa elettorale, Jair Bolsonaro ha chiarito che la protezione dell'ambiente non sarebbe stata una priorità per la sua gestione. Una delle prime promesse della campagna di Bolsonaro è stata la fusione di due ministeri opposti, Agricoltura e Ambiente. La decisione è stata respinta dalle organizzazioni ambientaliste perché hanno avvertito che il ministero responsabile dell'incentivazione delle aziende agricole e zootecniche sarebbe lo stesso responsabile della concessione delle licenze ambientali per la produzione nelle aree di conservazione.

 

Non potendo farlo, ha nominato l'avvocato di destra Ricardo Salles, ex capo dell'area a San Paolo, nel portafoglio Ambiente, accusato di aver modificato le proposte del piano di gestione di un'area di protezione ambientale per favorire le società private. Inoltre, una delle sue prime misure è stata quella di frenare la delimitazione delle terre indigene decretando che queste decisioni passassero attraverso il Ministero dell'Agricoltura.

 

D'altra parte, Bolsonaro ha promesso di aprire le terre indigene protette dalla costituzione alle miniere e alla silvicoltura, con la scusa che gli indigeni saranno in grado di sopravvivere a quei canoni. Prevede inoltre di completare la costruzione di Angra 3, una centrale nucleare sulla costa, tra le regioni di San Paolo e Rio de Janeiro. L'area destinata al progetto è la spiaggia di Itaorna, nota per le frane che indicano storicamente l'instabilità del suolo.

 

Questa centrale sarà completata da una grande diga idroelettrica a Belo Monte, sul fiume Xingú, che fa parte del complesso della foresta pluviale amazzonica.

 

Uno strano concetto di sovranità

 

Intanto in difesa del fascio-liberista Bolsonaro subissato dalle critiche per la sua sostanziale inazione davanti alla tragica situazione in Amazzonia interviene il suo sodale cileno Sebastián Piñera intervistato dalla BBC. 

 

Secondo il presidente del Cile respingendo ogni critica al mittente e rifiutando gli aiuti internazionali Bolsonaro difende la “sovranità” del Brasile. Una concezione di sovranità davvero strana visto che il presidente brasiliano ha da poco concesso l’uso di una base militare in Brasile agli Stati Uniti. 

 

Nella confusa concezione di sovranità dei presidenti di destra in America Latina rifiutare aiuti è un atto di difesa della sovranità nazionale mentre accettare che nel proprio paese facciano ingresso i soldati della potenza imperialista per eccellenza non costituisce un problema per la sovranità del paese?

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