Varsavia: un vertice Nato morto

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Varsavia: un vertice Nato morto

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di Bassam Saleh

L’Amministrazione Trump ha convocato una riunione a livello ministeriale, per “rafforzare il futuro della pace in Medio Oriente”, che si è tenuta nella capitale polacca, Varsavia. Sessanta paesi hanno accettato di partecipare; tra questi tutti i paesi UE, e dieci paesi mediorientali: Israele, Arabia Saudita, Bahrein, Kuwait, Egitto, Tunisia, Marocco, Yemen, Emirati e Oman; inoltre altri paesi come Corea del Sud, Brasile, Cipro, India.

Da parte Usa presenti il vicepresidente Pence, il Segretario di Stato Mike Pompeo (ex direttore della CIA) e Jared Kushner, genero e consigliere del Presidente, che è intervenuto nell’ultimo giorno del vertice. Il suo intervento ha riguardato gli orizzonti di soluzione del conflitto israelo-palestinese (leggasi il "piano del secolo" di Trump). L’obiettivo del vertice sarebbe stato, nelle intenzioni dei promotori, quello di garantire la sicurezza e la stabilità in Medio Oriente.

Le questioni in discussione:

1. Soluzione dei conflitto che attraversano la regione (Siria, Yemen, il conflitto israelo-palestinese)

2. Questione umanitaria

3. La diffusione di armi di distruzione di massa

4. Il terrorismo

5. L’energia

Assenti al vertice alcuni protagonisti, come Russia, Iran, Turchia, Giordania, Siria e Palestina, oltre al basso livello di rappresentanza dei presenti, se escludiamo il premier israeliano e il vicepresidente Usa, e l’Italia presente con il Ministro degli esteri.

Il vertice è stato convocato in una situazione dominata da crisi e conflitti aperti difficili e pericolosi, con potenziali minacce per tutta la regione. Gli equilibri di potere tra gli avversari sono estremamente delicati, e a nessuna delle parti è consentito rivendicare la propria capacità di risolvere il conflitto per i propri interessi o dichiarare la vittoria sull'altra parte.

E finché gli Usa continueranno a trattare queste crisi con il metodo di gestione/non soluzione dei conflitti (vedi la gestione della crisi siriana, o della guerra in Yemen, o addirittura della crisi del Golfo tra il Qatar e gli Stati del Golfo e l'Egitto) non ci sarà neanche lontanamente la possibilità di una soluzione.

La Palestina, che non ha partecipato, ha marcato la sua posizione contraria declinando l’invito ed avvertendo i paesi partecipanti che questo vertice è un complotto americano per liquidare la questione palestinese. Il Ministero degli esteri palestinese considera il vertice di Varsavia “una trama americana, che vuole colpire l’autonomia decisionale e la sovranità dei partecipanti su questioni di principio”, come il rispetto del diritto internazionale a riguardo della posizione della Palestina. E' da sottolineare l’approccio profondo della politica americana – israeliana, che considera il conflitto in Medio Oriente come un conflitto confessionale (sunnita –sciita), un conflitto millenario, ed è stata Washington a volerlo vederlo come un conflitto tra l’Arabia Saudita e suoi alleati da una parte, e l’Iran con i suoi alleati dall’altra parte.

E’ questo conflitto che fa tremare la regione e minaccia la sua stabilità, e non il conflitto israelo–palestinese o israelo– arabo, che ha solo cento anni. Questo convincimento dell’amministrazione Usa l’ha spinta ad utilizzare e investire nei conflitti a scapito dei popoli di questa regione, e a puntare a una soluzione del conflitto israelo – palestinese, ma in un senso che non corrisponde alle aspirazioni del popolo palestinese e alla sua lotta di liberazione nazionale. Quindi, l’obiettivo (USA) di questo vertice è cercare di creare una alleanza, una Nato, tra forze arabe insieme a Israele, in funzione primariamente anti-iraniana, senza studiare le conseguenze, tantomeno gli strumenti e i metodi. Certo, con questa lettura del vertice di Varsavia la leadership palestinese alza il livello di scontro politico con l’amministrazione americana, scontro che si rifletterà anche sullo scenario generale in Medio Oriente, e che potrebbe influenzare il lavoro comune degli arabi, come anche delle organizzazioni internazionali; ed in primis si rifletterà sulla stessa causa palestinese, che già affronta tante altre difficoltà oltre che la divisione interna. Penso che il successo politico-diplomatico, a livello internazionale, della presidenza palestinese del Gruppo 77, più la Cina, all’Onu, sia una delle vittorie politiche che dimostra la capacità dei palestinesi di trovare sostegno e appoggio da parte di tante forze politiche e diplomatiche che ancora rispettano il diritto internazionale e il diritto all’autodeterminazione dei popoli.

Questo accumulo di piccoli conquiste fa sì che la questione palestinese rimanga inamovibile, anche di fronte all’"affare del secolo" di Trump. Un piano che non è altro che un insieme di vecchie proposte inaccettabili per i palestinesi, perché affrontano la questione palestinese come un caso umanitario, economico, demografico, per il quale, quindi, si può rimettere la Cisgiordania alla Giordania, Gaza all’Egitto, e la minoranza araba palestinese sotto il martello della legge della nazionalità ebraica, in Israele. Risultato: niente soluzione dei due Stati e niente diritto all’autodeterminazione. Con l’aumento della contro-offensiva di Stati Uniti e Israele, e nel momento in cui la potenziale possibilità di creare uno Stato palestinese sparisce, in virtù dei piani di ebraicizzazione e della confisca dei terreni e progetti di smembramento del territorio palestinese, la leadership palestinese ha aggredito direttamente il punto più debole per Israele, ponendo un aut-aut: "Se non si accetta la soluzione dei due Stati, siamo pronti alla scelta di uno Stato bi-nazionale”; non si tratta di una reazione o di una fuga in avanti, ma è proprio il contrario. La legge sulla nazionalità ebraica, approvata dalla Knesset, permette al governo di isolare e emarginare i palestinesi, utilizzando ogni mezzo di oppressione, per affermare la purezza ebraica dello stato di Israele. Questo rende Israele assolutamente incapace di muoversi verso una direzione: Israele respinge lo Stato bi-nazionale e respinge l'opzione dei due Stati, per conservare la purezza dello Stato ebraico.

Quindi "l'affare del secolo" non è altro che la continuazione dello status quo, e anzi apre una crisi più acuta. Tel Aviv e Washington cercano con “l’affare del secolo” di aggirare la situazione attraverso un'escalation regionale, sullo sfondo dell’aggravamento del conflitto arabo-iraniano, e di mobilitare le potenze internazionali con prove false e presunte, come successe con l’Iraq. Una alleanza americano-israeliana con le monarchie arabe dei petrodollari è un patto esplosivo, che farà scoppiare tutto il Medio Oriente, prolungando le sofferenze dei popoli di quella regione, ed in primo luogo di quello palestinese che non si arrende, e che continuerà il suo cammino verso la libertà e l’autodeterminazione. Il vertice si è concluso senza un comunicato congiunto, ma con un comunicato bilaterale Usa-Polonia, in cui si annuncia l’istituzione di cinque commissioni di lavoro, più altre due sulla sicurezza della Siberia e sulla sicurezza nei mari e nel cielo. Si sancisce così il fallimento completo.

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