Trattativa Stato-Mafia: per salvare il Quirinale si rischia un processo nullo?

Dopo Paolo Becchi, lo sostiene anche il noto penalista Ferrua: "se Riina e Mancino venissero condannati anche sulla base della testimonianza il processo sarebbe a rischio”

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Trattativa Stato-Mafia: per salvare il Quirinale si rischia un processo nullo?

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Con la Corte d’Assise di Palermo che, dopo aver deciso dopo un lungo penare che Napolitano fosse chiamato a testimonaiare in relaziona al processo sulla cosiddetta trattativa Stato-Mafia, ha rigettato la richiesta formulata dai difensori dei boss Totò Riina e Leoluca Bagarella – nonché dall’ex ministro Nicola Mancino - di poter assistere (in videoconferenza) alla deposizione del Capo dello Stato. Per questo, scrive Paolo Becchi sul Fatto Quotidiano, l'intero processo rischia l'annullamento
 
 
Ma la cosa, come detto, non è finita qui. L’ordinanza della Corte dispone, infatti, che la testimonianza sia assunta, senza alcuna pubblicità, direttamente nelle stanze del Quirinale, e, per il momento, alla sola presenza dei magistrati e dei difensori degli imputati. E gli imputati stessi? Cosa prevede la legge?
La testimonianza del Presidente della Repubblica dovrebbe essere assunta, almeno secondo parte della dottrina, ai sensi dell’ art. 502 c.p.p., il quale prevede non soltanto la necessaria partecipazione del pm e dei difensori delle parti, ma dispone, nel suo secondo comma, che “il giudice, quando ne è fatta richiesta, ammette l’intervento personale dell’imputato interessato all’esame”.
La richiesta, come è noto, è stata fatta da Riina e Bagarella – oltre che da Mancino: Napolitano faccia a faccia (mediante la “videoconferenza”) con i capi mafiosi? La Procura di Palermo aveva espresso parere positivo alla partecipazione, ma la Corte, proprio in queste ore, ha detto di no: gli imputati non potranno assistere ed intervenire alla deposizione del Capo dello Stato.
Decisione giusta, o soltanto “opportuna”? Decisione che applica la legge, o che salva il Capo dello Stato dalla legge e da un faccia a faccia imbarazzante? Secondo diversi autori, l’art. 502 c.p.p. non consentirebbe al giudice di esercitare alcun potere discrezionale, essendo egli obbligato, a fronte della richiesta degli imputati, ad ammetterne la partecipazione, al fine di garantire il contraddittorio: “ammette”, nel testo dell’art. 502 c.p.p., significa “deve ammettere”. Se così fosse, allora la decisione presa ora dalla Corte d’Assise violerebbe il contraddittorio ed i diritti di difesa degli imputati, con conseguenti effetti sullo svolgimento dell’intero processo.
Per salvare il Quirinale si rischia un processo nullo? La presenza degli imputati – per quanto “inopportuna” possa apparire ai benpensanti ed agli addetti al “protocollo” del Quirinale –  sarebbe stata l’unico modo per assicurare non solo il contraddittorio tra le parti all’interno del processo, ma anche un minimo di pubblicità ad una testimonianza di cui, altrimenti, non sapremo mai nulla. Ma è proprio questo il punto: a costo di violare i diritti degli imputati, di rischiare che tutto il procedimento venga travolto, da calpestare il principio del contraddittorio, si doveva garantire a Napolitano di essere il testimone segreto di un segreto che forse mai conosceremo.
 
A questo articolo sono seguite critiche e risentimenti da troll (che non riportiamo) e anche di stimati professionisti...

 
A fare chiarezza, e rispondere a tutti loro, è intervenuto, in un'intervista a pag. 2 del Fatto Quotidiano di ieri, uno dei massimi penalisti e processualisti italiani, il Prof. Paolo Ferrua, che alla domanda della giornalista Sandra Amurri: “la decisione del tribunale può inficiare il proseguimento del processo?”, ha risposto: “Potrebbe certamente sollevare problemi di lesione di diritto di difesa che non può cedere di fronte a prerogative presidenziali che non siano espressamente previste dalla Costituzione o dalla Convenzione europea. Se Riina e Mancino venissero condannati anche sulla base della testimonianza del Presidente il processo sarebbe a rischio”. Anche più esplicito e diretto dell'articolo di Paolo Becchi...

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