Soldi, politica e guerra: l’intreccio del capitale (di Vincenzo Costa)

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Soldi, politica e guerra: l’intreccio del capitale (di Vincenzo Costa)

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di Vincenzo Costa*

 

La UE ha allocato 90 miliardi di euro all’Ucraina. Un fiume di denaro, che si aggiunge ai 130 miliardi già erogati dall’inizio del conflitto, di cui 77 solo per assistenza militare. A questi vanno aggiunte le armi inviate, il cui costo è proibitivo. E vanno aggiunti i 170-180 miliardi di dollari che gli USA hanno destinato alla guerra in Ucraina prima di Trump.
 
SIAMO INTORNO AI 400 MILIARDI DI EURO.
 
Per avere un quadro delle proporzioni, pensiamo che costruire un ospedale da 100 posti letto in Sudan costa circa 125 milioni di dollari (milioni, hai voglia ad arrivare a 1 miliardo). In Etiopia, che conosco un po’ perché nella mia parrocchia abbiamo avuto un prete etiope con cui tutti abbiamo legato molto e che a malincuore abbiamo lasciato tornare a casa sua, un ospedale primario a Hetosa è costato 3 MILIONI di euro. Significa salvare migliaia di vita, offrire condizioni di sanità, che significa sviluppo economico, migliori condizioni di vita.

Con 400 miliardi di euro quanto la UE e l’Occidente avrebbe potuto fare per aiutare l’Africa a rinascere? Per farla crescere, per impedire che i bambini morissero per denutrizione e le persone fossero costrette ad emigrare per sfuggire a fame e guerre. Altro che remigrazione: avremmo potuto offrire a molti il
 
DIRITTO A NON EMIGRARE.
Questi numeri servivano tuttavia solo per dare un senso delle proporzioni, dei valori che guidano la UE, dove la morte viene preferita alla vita, sempre e comunque e, soprattutto, per capire il conflitto e la guerra che si sta sviluppando in Occidente, tra gli stati UE e tra fazioni in Ucraina.
 
I 90 miliardi sono soldi allocati, che arriveranno e stanno già arrivando in Ucraina. Con essi gli ucraini debbono comprare armi. Ma da chi? Quali armi? Da quale nazione occidentale? E qui inizia l’intreccio di guerra, politica e capitale. Innanzitutto, per ammissione della stessa UE e di tutte le agenzie internazionali, l’Ucraina ha un tasso di corruzione altissimo, e del resto abbiamo visto i nostri soldi tradotti in cessi d’oro.
 
Ora, questo sistema di corruzione dispone di questo fiume di denaro, e di qui una lotta feroce riguardo a chi lo deve gestire. E lo vediamo con i “torbidi” continui a Kiev, con le lotte intestine, spesso presentate come lotta di “visioni”. Da noi un ex ministro della difesa ucraino in gran spolvero viene nominato consulente del ministero della difesa: in ballo ci sono soldi da spartire, potere, riguardo a chi gestirà gli acquisti e potrà costruirsi un futuro politico con quei soldi.
 
Ma le nazioni europee e americane non sono neutre: ognuna sponsorizza quella parte ucraina che acquisterebbe armi, poniamo, in USA, in Italia o in Francia, che investirebbe in munizioni di artiglieria o robot di fanteria. Anche industrie differenti giocano la loro partita.
 
C’è una guerra nella guerra.
 
Dove c’è denaro questo attrae il capitale, come la merda attrae le mosche.
 
E il capitale ha capito che guerra in Ucraina, riarmo europeo sono il vero affare oggi, e quindi vogliono che la guerra continua, che si espandi.
 
È la logica del capitale. Il capitale investito deve trasformarsi in profitti, e a questo scopo deve avvenire il salto mortale della merce: questa deve essere venduta.
 
Soprattutto, ci sono progetti da assicurare, perché il capitale non può investire senza garanzie sul futuro.
 
Questo significa che investimenti in ricerca militare, creazioni di catene (di montaggio, approvvigionamento etc.) esigono che la guerra continui.
 
DEVE CONTINUARE ALTRIMENTI SALTA IL PROCESSO DI ACCUMULAZIONE, UN INTERO SETTORE STRATEGICO COLLASSA, IL GRANDE CAPITALE HA PERDITE CHE NON Può TOLLERARE.
 
Se guerra e riarmo si fermassero sarebbe una catastrofe per il capitale. Per questo guerra e riarmo sono inevitabili.
 
La UE sta scommettendo sulla guerra, e significa che la stiamo costruendo come una struttura che ha bisogno della guerra per crescere e per tenere insieme gli stati membri. Una UE di guerra. Quando qualcuno (sempre di più) dice che gli europei hanno bisogno di una guerra, costui sta solo esplicitando un progetto che non è segreto: è evidente e visibile a tutti.
 
Poi ci sono coloro che blaterano di diritti, democrazia e volemose bene. La loro funzione la conosciamo bene: legittimare gli interessi del capitale, traendone a loro volta il loro porco vantaggio. Niente di nuovo sotto il sole.

Vincenzo Costa

Vincenzo Costa

Vincenzo Costa è professore ordinario alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, dove insegna Fenomenologia (triennale) e Fenomenologia dell’esperienza (biennio magistrale). Ha scritto molti saggi in italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo, apparsi in numerose riviste e libri collettanei. Ha pubblicato 20 volumi, editato e co-editato molte traduzioni e volumi collettivi. Il suo ultimo lavoro è Psicologia fenomenologica (Els, Brescia 2018).

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