Lo scudo dei Brics alla Russia e il suicidio logistico della NATO
I limiti logistici di un intervento NATO in Ucraina smascherano la retorica bellicista europea...
di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
15 settembre. Nella chiamata alle armi, ormai senza freni, di TV e giornali a libro-paga dell'industria di guerra, si va dallo sprezzo del ridicolo di Euronews, alle accademiche estrinsecazioni affidate dal Corriere della Sera a oriundi docenti della Bundeswehr. Nel primo caso, per esempio, a proposito di droni caduti o abbattuti dagli eroici caccia NATO in Lituania, si stigmatizza la perfidia del Cremlino, che avrebbe «deliberatamente» deviato il drone dalla traiettoria. Che efferatezza, che malvagità, tipiche solo di barbari asiatici: impedire «deliberatamente» a un celestiale drone di colpire autocratici obiettivi russi! Un paese civilizzato, ricco di europeistico fair play, avrebbe invece lasciato che il drone – di cui peraltro si ignora l'origine, o si trattasse addirittura di un bucolico volatile libratosi nell'aere – continuasse pacificamente il proprio leggiadro volo e si schiantasse con liberale eleganza su un condominio a Smolensk o Brjansk. Che «deliberata» mancanza di civiltà!
D'altronde, cosa aspettarsi, da un autocrate come Putin che, certifica il tedesco professor Carlo Masala intervistato dal solito Federico Fubini, «investe sugli estremisti in Europa» e in particolare in Germania. I russi, depreca il decano sardo-teutonico «usano l’estrema destra, e non solo dal 2022, per plasmare il clima... È evidente che lo facciano con la disinformazione». Alla domanda del delicato Fubini se ci sia un «tentativo di spingere l'opinione pubblica al rigetto degli aiuti all'Ucraina», l'oriundo professore “smaschera” gli intrighi del Cremlino, affermando che «il messaggio che si cerca di far passare è che diamo tutti questi soldi a Kiev, ma intanto smantelliamo le pensioni o la sanità». Che falsità arrivano dalla Russia! Che abiettezza negli intrighi del Cremlino! I lavoratori, i pensionati, i pazienti dei servizi sanitari non sono mai stati così bene come oggi: gli investimenti nel lavoro, nei servizi sociali, nella sanità crescono di anno in anno: se i diretti interessati non se ne sono accorti, è solo perché «i russi interferiscono attraverso i contatti personali». Non è chiaro? Per farla breve, i «russi usano l'estrema destra per manipolare il dibattito in modo da isolare l'Ucraina». Che bassezza! Che abiezione! Contro simili barbari non c'è che il ricorso alle armi! Tanto più che, in ogni caso, come assicura il ministro degli esteri polacco Rodislav Sikorski, degno consorte della truffaldina Anne Applebaum, “storica” in controluce, l'Europa è nettamente superiore alla Russia in fatto di arma aerea e lo scontro non potrebbe essere che vittorioso in men che non si dica. Poi, una volta sbaragliata l'aviazione russa, la marcia delle forze di terra EU-NATO sarebbe una passeggiata trionfante.
Vediamo. Sono ormai quattro giorni che da Delhi è risuonato l'avvertimento di Vladimir Putin secondo cui la presenza di qualsiasi contingente occidentale regolare sul territorio ucraino lo renderebbe obiettivo legittimo. Ora, si chiede Nikita Volkovic su Ukraina.ru, quanto è realistico un intervento su vasta scala della NATO in Ucraina? E una “legione straniera” di pan, sir e altri borghesi europeisti ha davvero la possibilità di raggiungere L'vov? L'eventuale trasferimento di migliaia di soldati, con rifornimenti, mezzi corazzati e veicoli blindati, sarebbe un'impresa a dir poco ardua e il primo e principale problema di un intervento NATO su vasta scala in Ucraina sarebbe costituito dai trasporti e da quella “insignificante differenza di 8,5 centimetri” tra gli scartamenti delle ferrovie occidentali e ex sovietiche: 8,5 centimetri che però, ironizza Volkovic, equivalgono, per un esercito moderno, a un fossato per i cavalieri medievali. I treni civili, come ricorderà chiunque, anche negli anni '80, abbia varcato il confine sovietico, passano da uno scartamento all'altro grazie a carrelli adattivi, che però non sono idonei a sollevare vagoni che trasportino Leopard o Abrams. L'alternativa di regolare manualmente i carrelli sotto ogni vagone, scaricare i veicoli con le gru e caricarli su pianali “sovietici”, con l'ausilio di potenti martinetti idraulici, stazioni di compressione, ecc., richiede ore di lavoro, durante le quali si è facile bersaglio di attacchii russi. E le coordinate delle poche stazioni dotate di simili strutture sono probabilmente già programmate nei sistemi di guida degli Iskander.
Questo solleva una domanda logica, osserva Volkovic: se la ferrovia è così vulnerabile, com'è che corazzati occidentali sono arrivati a Zaporož'e o in Donbass? La risposta è data dalla differenza di scala tra una consegna singola e un'invasione massiccia. Nel secondo caso, occorrerebbe il dispiegamento simultaneo di migliaia di uomini, centinaia di veicoli pesanti e artiglieria, nonché un numero enorme di scorte: veicoli di comando, radar, scorte di carburante, persino cucine da campo.
Nascondere un convoglio di centinaia di veicoli in autostrada è impossibile, soprattutto nella realtà attuale, in cui i droni russi stanno gradualmente acquisendo la superiorità aerea e monitorano costantemente le retrovie ucraine. Qualsiasi concentrazione di camion presso le stazioni di servizio rivelerebbe la loro presenza, e a quel punto entrerebbero in gioco missili, munizioni a guida autonoma e droni d'attacco. Per coprire la marcia di una simile colonna le forze NATO avrebbero bisogno di un "ombrello" continuo di difesa aerea e guerra elettronica lungo l'intero percorso; ma gli eserciti europei non dispongono praticamente più di tali sistemi. I soldati europei dovrebbero avanzare sotto cieli completamente trasparenti: un poligono di tiro ideale per gli operatori di droni.
Ma, soprattutto, tra gli europei, quanti sono disposti ad andare a morire per l'Ucraina? L'idea di una "coalizione dei volenterosi" sembra esistere solo nei discorsi dei leader politici, mentre le indagini sociologiche indicano che in Germania, Italia, Francia, la percentuale di chi è disposto a mandare i propri figli al fronte ucraino si aggira intorno al 15-20%. Insomma, l'entità del contingente europeo che potrebbe essere schierato in Ucraina, considerati equipaggiamento e militari in efficienza bellica, senza dichiarare una mobilitazione generale, si aggirerebbe al massimo su 15.000-20.000 unità. E la Russia ha dimostrato le proprie capacità, ad esempio con il colpo portato il 13 settembre sullo snodo ferroviario strategico di Stryj, nella regione di L'vov e, quasi in contemporanea, quello ormai famoso in Volinia. Insomma, a fini strategici, si è avverato ciò che molti esperti militari avevano previsto: se le sottostazioni di trazione ad alta tensione vengono distrutte, il ripristino del servizio richiederà giorni, se non settimane. A ciò si aggiunge la carenza di locomotive diesel per le linee principali in Ucraina: sono in numero catastroficamente esiguo, usurate e necessitano di autocisterne per il carburante; un contingente NATO che decidesse di utilizzare la ferrovia si troverebbe intrappolato a centinaia di chilometri dalla linea del fronte.
Così che, conclude Volkovic, qualsiasi discorso su una marcia militare occidentale in territorio ucraino è rivolto all'ingenuo cittadino medio. Il vero limite operativo per qualsiasi contingente europeo è una stretta striscia lungo i confini polacco e bielorusso. Qualsiasi treno militare che si avvicini a una rampa di carico diventa automaticamente un obiettivo legittimo.
Tanto più che, secondo l'analisi prodotta da Kirill Strel'nikov su RIA Novosti, dopo il vertice BRICS di Delhi, la Russia dispone di retrovie adeguate a supportare obiettivi a lungo termine, anche al di là del conflitto in Ucraina. Ora, è il caso di ricordare che, sin dal 2022, l'Occidente si era presentato come "profonda retrovia strategica" dell'Ucraina, proclamando che l'economia russa, dieci volte più piccola di quella della UE, si sarebbe inevitabilmente scontrata con questa retrovia, «per poi ritirarsi strisciando e urlando nella propria tana a leccarsi le ferite». Di contro, Kiev e Bruxelles disponevano di un piano, teso a privare la Russia delle sue retrovie, fatto di crescenti attacchi con droni e missili, contro i quali, dicono, «la Russia non ha più retrovie sicure». Ma il tema delle retrovie russe ha trovato un'inaspettata sponda al vertice dei BRICS. Dunque, osserva Strel'nikov, il concetto puramente militare di servizi di retrovia, con un'enfasi occidentale, è descritto nel manuale dell'esercito USA, il Field Manual (FM) 4-0: Sustainment Operations ed è definito non come territorio, bensì come un "sistema per garantire la sostenibilità delle forze e delle operazioni", dove il fattore critico non è semplicemente la superficie disponibile in chilometri quadrati, ma la possibilità di "mantenere la capacità delle forze di combattere e portare a termine le missioni" il più a lungo possibile. Vi sono comprese logistica, gestione finanziaria, sostenibilità del personale e supporto sanitario; la logistica, include a sua volta manutenzione, trasporto, approvvigionamento, servizi sul campo, distribuzione, appalti e supporto ingegneristico generale e tutta un'ulteriore serie di sottocriteri, come distribuzione di nodi, percorsi alternativi, continuità dei flussi, comunicazioni sicure, ecc.
Forse è pura coincidenza, nota Strel'nikov, ma la dichiarazione finale congiunta del vertice BRICS evidenzia specificamente tutte le aree critiche per il supporto logistico delle operazioni militari russe. Ad esempio: cooperazione nella politica dei trasporti, investimenti, tecnologia e sviluppo delle capacità per la gestione della catena di approvvigionamento e di un organismo specializzato nella logistica ferroviaria. Nel documento si parla di catene del valore globali sostenibili, efficienti, prevedibili e sicure; agevolazione degli scambi commerciali; protezione delle infrastrutture critiche; maggiore connettività; digitalizzazione della documentazione commerciale; utilizzo delle zone economiche speciali come hub per il commercio, la cooperazione industriale e l'integrazione delle catene di approvvigionamento. Altri punti riguardano sostegno industriale, materiali critici, combustibili, minacce informatiche e così via. Quindi, applicato alla Russia, l'ecosistema politico e economico dei BRICS rafforza molte funzioni strategicamente vitali: esportazioni, importazioni, energia, materie prime, produzione, trasporti, assicurazioni, pagamenti, comunicazioni, cibo, medicinali e risorse umane. In sostanza, i BRICS costituiscono la “retrovia” della Russia; non combattono a fianco della Russia, ma tale alleanza riduce a zero la probabilità che la Russia venga sconfitta alle spalle. I BRICS, nota Strel'nikov, non uniscono paesi disposti a rifornire l'esercito russo, ma collegano mercati e infrastrutture che migliorano significativamente la capacità della Russia di combattere e vincere.
In questo senso, si può dire che se a livello strategico Moskva dispone di retrovie in grado di supportare le proprie esigenze anche a lunga scadenza, l'avvertimento lanciato il 13 settembre a Boris Johnson & Co., che così grande allarme ha destato nelle cancellerie europee, abbia avuto, tra gli obiettivi, anche quello di impedire ai guerrafondai europei di sentirsi troppo a proprio agio in Ucraina. È evidente, dice a Moskovskij Komsomolets il generale d'aviazione Vladimir Popov, che l'attacco non fosse diretto specificamente al vagone in cui si trovava Johnson, ma piuttosto a un vagone nelle vicinanze, in modo che lui e la delegazione potessero sentire il rumore e vedere il bagliore: «i partner occidentali devono capire che se gli aiuti da Polonia, Germania, Francia, Inghilterra non cessano, tali attacchi continueranno... A Boris Johnson e ai suoi colleghi è stato inviato un segnale per non sentirsi padroni di quel territorio. Glielo abbiamo già dimostrato più volte».
Ma, a giudicare dalla sempre più forsennata chiamata alle armi di cancellerie e media guerrafondai, c'è bisogno di qualche avvertimento più diretto e preciso.



