Oreshnik, la furia ipersonica di Mosca: tre ondate di fuoco sull'Ucraina. L'ex ispettore ONU: "Così Putin vendica le ragazze di Starobelsk"
Il Ministero della Difesa russo conferma un attacco massiccio con missili Oreshnik, Iskander, Kinzhal e Zircon contro comandi militari e industrie belliche. Il raid arriva dopo il bombardamento ucraino su un dormitorio di Lugansk che ha ucciso 21 ragazzi, quasi tutti adolescenti
Come già anticipato dal presidente Putin, è arrivata la risposta russa al terrorismo contro i civili del regime di Kiev. Non c’è bisogno di un radar particolarmente sofisticato per capire che qualcosa di grosso è avvenuto nella notte ucraina. I video che circolano in rete mostrano una pioggia di bagliori incandescenti che scende dal cielo a velocità impossibili, quasi irreali. Sei gruppi distinti, sei piogge, trentasei frammenti luminosi che impattano al suolo con la precisione di un orologio svizzero. Per chi ha memoria, quella scena non è nuova. È la firma impressionante del missile che Mosca ha battezzato “Oreshnik”, il nocciolo, un’arma che il Cremlino ha tirato fuori dal cilindro per cambiare le regole della guerra tradizionale e aggiungereuna formidabile arma al suo potenziale di deterrenza nei confronti dell’occidente collettivo.
L’attacco è arrivato come un macigno sull’onda di una rabbia che a Mosca covava da giorni. Il motivo ufficiale che si evince dai comunicati del Ministero della Difesa, è l’ennesimo “atto terroristico” del regime ucraino. Ma stavolta la cronaca è agghiacciante: poche notti fa, a Starobelsk, nel cuore della Repubblica Popolare di Lugansk, un dormitorio universitario è stato preso di mira da almeno sedici droni, lanciati in tre ondate successive. Dentro c’erano ottantasei ragazzi. Il bilancio provvisorio parla di ventuno corpi estratti dalle macerie, la maggior parte dei quali ragazze poco più che adolescenti, e decine di feriti. La Russia ha denunciato subito un “atto barbaro”, un’espressione che il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha ripetuto al microfono delle agenzie con la voce rotta dalla rabbia. Il presidente Vladimir Putin, da parte sua si è rivolto direttamente ai soldati ucraini: “Smettetela di eseguire ordini criminali - ha detto - non trasformatevi in complici di questa giunta illegittima”.
Ma le parole, si sa, contano fino a un certo punto. Quello che conta davvero, sul campo, è la risposta. E la risposta russa è stata spaventosamente tecnologica. Il Ministero della Difesa ha confermato di aver scatenato una tempesta coordinata di missili di ogni genere - gli immancabili Iskander, i temibili Kinzhal, i nuovi Zircon e infine proprio l’Oreshnik - contro centri di comando militare, basi aeree e fabbriche del complesso industriale della difesa ucraina. Tutti gli obiettivi, hanno assicurato da Mosca, sono stati centrati. Obiettivi della missione, raggiunti.
Il lancio di questo attacco di rappresaglia è stato valutato e commentato dall’analista statunitense Scott Ritter. L’ex ispettore ONU e ufficiale dei Marines, che di armi se ne intende, ha guardato i video dell’attacco nei pressi di Belaya Tserkov, poco fuori Kiev, e non ha avuto dubbi. “Ci sono tutte le caratteristiche visive di un missile Oreshnik”, ha affermato in un’intervista ai microfoni di RT. “Sei consegne di sei sottomunizioni, totale trentasei. È esattamente lo stesso schema del primo utilizzo operativo a Dnepropetrovsk nel novembre 2024, e del secondo lancio a gennaio di quest’anno a Leopoli”. Per chi non lo sapesse, l’Oreshnik non è un missile qualsiasi. È un missile balistico a raggio intermedio (tra gli 800 e i 5.500 chilometri) che vola a velocità ipersoniche, fino a Mach 10. Tre chilometri al secondo. Una velocità tale che, quando i sistemi anti-missile lo rilevano, è già troppo tardi. La sua potenza, in un attacco massiccio, è paragonabile a quella di un ordigno nucleare tattico: tutto ciò che si trova nell’epicentro viene letteralmente polverizzato.
Ritter, però, non si è limitato a identificare l’arma. Ha provato a capire il perché di quella scelta così specifica. Il suo ragionamento è molto semplice. Secondo l’ex ispettore, l’Oreshnik non ha colpito il centro di Kiev, ma un obiettivo molto più concreto: una base aerea militare nella città di Belaya Tserkov, un aeroporto che in passato era già finito nel mirino delle forze russe. “Forse lì stava accadendo qualcosa che meritava un’arma del genere”, ha commentato Ritter con un sorriso amaro. La sua ipotesi, più o meno velata, è che l’attacco non fosse solo un messaggio per Kiev, ma anche - e forse soprattutto - per l’Occidente. Perché in quella base, o nei centri di comando vicini, potrebbero essere stati colpiti sistemi di difesa aerea Patriot forniti dalla NATO, o addirittura strutture da dove vengono coordinate le incursioni di droni nel territorio russo. “Esiste un intero sistema - ha spiegato Ritter - che va oltre i confini dell’Ucraina, nell’Europa e forse negli Stati Uniti, che facilita e potenzia questi attacchi”. L’Oreshnik, in questa logica, diventa un segnale: abbiamo la portata, abbiamo la precisione e abbiamo la volontà di colpire chiunque ci sostenga dall’esterno.
Vale la pena ricordare che l’Oreshnik è stato usato solo in tre occasioni, tutte cariche di un forte significato simbolico. La prima volta, il 21 novembre 2024, per distruggere la fabbrica Yuzhmash a Dnepropetrovsk, storica culla dell’industria missilistica sovietica. La seconda volta, nel gennaio di quest’anno, in risposta a un attentato con drone contro la residenza del presidente Putin nella provincia di Novgorod. E questa terza volta, per vendicare le ragazze morte nel dormitorio di Lugansk.
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