Olanda: "Possiamo fare il jailbreak agli F-35 come fossero iPhone". E la Danimarca intanto continua a comprarli

Il Segretario alla Difesa olandese Gijs Tuinman rilancia l'idea di scardinare i software dei caccia stealth per renderli indipendenti da Washington. Ma Copenaghen, nel pieno delle tensioni con Trump per la Groenlandia, ordina altri 16 velivoli proprio agli Stati Uniti: 5 miliardi di dollari per armarsi contro chi, teoricamente, potrebbe disattivarli da remoto

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Olanda: "Possiamo fare il jailbreak agli F-35 come fossero iPhone". E la Danimarca intanto continua a comprarli

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Le dichiarazioni del Segretario di Stato olandese alla Difesa Gijs Tuinman hanno il sapore di quelle frasi che si pronunciano in un momento di frustrazione, quando la diplomazia lascia spazio alla schiettezza. "Dirò qualcosa che non dovrei mai dire: proprio come il vostro iPhone, si può fare il jailbreak a un F-35". Parole destinate a far discutere, pronunciate in un podcast e immediatamente rimbalzate sui tavoli degli analisti di difesa di mezza Europa, anche se non è proprio una novità. 

Tuinman ha toccato un nervo scoperto che da almeno un anno attraversa come una scossa tellurica i rapporti transatlantici: il timore che gli Stati Uniti possano trasformare il più avanzato caccia stealth mai costruito in un costosissimo inutile orpello volante. Una preoccupazione che era già emersa quando, nel 2025, analisti tedeschi avevano sollevato lo spettro del cosiddetto "kill switch", quel mitologico interruttore che permetterebbe a Washington di disattivare a distanza i velivoli venduti agli “alleati”.

Il Pentagono aveva prontamente smentito, con l'F-35 Joint Program Office che aveva parlato di "accordi consolidati che garantiscono a tutti gli operatori le capacità necessarie". Ma dal punto di vista concreto la smentita vale ben poco. L'F-35 è una creatura di software. Oltre otto milioni di righe di codice governano il suo processore centrale, quel "cervello informatico" che elabora dati e gestisce sensori. I sistemi di supporto logistico, prima ALIS e ora ODIN, funzionano attraverso reti cloud che aggiornano costantemente gli aerei di tutto il mondo. Mission Data Files, librerie delle minacce, integrazione delle armi: tutto passa attraverso l'approvazione USA. Per paesi come l'Olanda, partner di "Livello 2" del programma, l'accesso al codice sorgente è limitato, a differenza di Israele che gode di privilegi unici.

Ecco allora che l'idea del "jailbreak" applicato a un caccia stealth diventa molto problematica. Sui social network, analisti come Dave DesRoches hanno fatto notare: "Quando il jailbreak del tuo iPhone è difettoso, non guardi i gatti su TikTok. Quando il jailbreak del tuo F-35 è difettoso, i tuoi piloti più esperti possono morire".

La Danimarca però incredibilmente decide di ingorare il pericolo: Copenaghen ha annunciato l'acquisto di ulteriori 16 F-35, portando la propria flotta a 43 esemplari, per una spesa di circa 2,8 miliardi di dollari. Contemporaneamente, il governo danese ha stanziato altri 2,7 miliardi per rafforzare la presenza militare nell'Artico e nel Nord Atlantico, con tanto di nuovo quartier generale del Comando Artico a Nuuk, in Groenlandia, e investimenti in navi, droni e aerei da pattugliamento marittimo.

Il paradosso è talmente evidente da rasentare l'assurdo. La Danimarca, attraverso questo pacchetto, dichiara di voler difendere la Groenlandia da potenziali minacce. Minacce che, nelle ultime settimane, hanno assunto le fattezze inequivocabili delle mire espansionistiche di Donald Trump sull'isola. Ebbene, per difendere il proprio territorio dalle velleità USA, Copenaghen sceglie di acquistare armi proprio dagli Stati Uniti. Pur sapendo che Washington potrebbe rendere questi armamenti ferraglia inutilizzabile. 

Il Ministro della Difesa danese Troels Lund Poulsen ha parlato di "rafforzamento storico" delle forze armate, annunciando anche il contributo di quattro F-35 alla missione NATO "Arctic Sentry", appena lanciata dall'Alleanza proprio per monitorare le tensioni nella regione. Una missione alla quale, ha aggiunto Poulsen, ci si aspetta che contribuiscano anche gli Stati Uniti.

L'immagine è surreale: aerei statunitensi, venduti ai danesi, che pattugliano i cieli della Groenlandia per scoraggiare eventuali ambizioni di Washington, nell'ambito di una missione NATO che vede gli stessi USA come alleati. Una assurda coreografia geopolitica che conferma quanto i rapporti di forza, nella difesa europea, rimangano saldamente ancorati a una catena di dipendenze logistiche e tecnologiche difficilmente superabili. I paesi europei non posseggno neppure un briciolo di sovranità e sono indifesi rispetto a Wahington.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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