OPEN ARMS E I 600.000 SEQUESTRI DIMENTICATI IN LIBIA

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OPEN ARMS E I 600.000 SEQUESTRI DIMENTICATI IN LIBIA

 
di Michelangelo Severgnini


Open Arms Italia se avete le palle, andate a tirare fuori 600.000 persone in stato di schiavitù e sequestro a Tripoli e dintorni, in mano a mafie e milizie.

E poi portatemi a processo perlomeno i leader delle milizie di Tripoli.

Ah no, quelli sono i vostri eroi della "rivoluzione" del 17 febbraio, assassini al soldo della NATO, sono i tagliagole che rubano fino al 40% del petrolio libico a beneficio del mercato nero internazionale e a sottrazione delle casse pubbliche libiche e del popolo libico.

Sono quelli che torturano i migranti, vero, ma sono anche quelli che li imbarcano sui gommoni sgonfi dandovi una ragione di vita.

E quindi quei sequestri vanno bene.

Andate a combattere per la democrazia in Libia, dove da oltre 10 anni non si vota, pur di mantenere le milizie a presidio di Tripoli ed impedire ai cittadini libici di eleggere Saif Gheddafi.

Ma no, il vostro ruolo non è quello. Il vostro ruolo è fare distrazione di massa perché il saccheggio possa continuare.

La vostra non è azione umanitaria, è politica delle peggio, è strabismo imperialista.

Oppure andate a chiudere almeno una pagina social dei trafficanti, portatemi a processo almeno uno di questi aguzzini della rete che diffondono i vostri salvataggi a favor di telecamera e fanno così campagna reclutamento nei villaggi dell'Africa.

Questi sono i veri temi che vi inchiodano.

Salvini e la Lega non li useranno, perché sono vostri sodali nella soppressione della democrazia in Libia e nell'importazione di manodopera ricattabile.
Siete il gatto che accusa la volpe. Di solito serve per infinocchiare il giudice e scappare poi insieme alla volpe con il malloppo.

Da voi non mi aspetto altro.
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Guarda il documentario "Una storia antidiplomatica" e il meccanismo di sfruttamento e migrazione forzata in Africa raccontato dai migranti in Libia, Niger e Tunisia.

Michelangelo Severgnini

Michelangelo Severgnini

Regista indipendente, esperto di Medioriente e Nord Africa, musicista. Ha vissuto per un decennio a Istanbul. Il suo film “L'Urlo" è stato oggetto di una censura senza precedenti in Italia.

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