Cosa sta succedendo a Belfast?

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Cosa sta succedendo a Belfast?

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di Laura Ruggeri*

 

Essendo al corrente della mia familiarità con Belfast, un iscritto al canale mi ha chiesto un commento sui recenti disordini in città. Non intendo gettare benzina sul fuoco visto che la vicenda ha dei contorni che mi sfuggono ancora e viene sfruttata abilmente per creare ulteriori divisioni tra le classi popolari per fini che potete immaginare, tra cui anche una stretta repressiva e securitaria in Europa. In ogni caso, ho vissuto a Belfast Ovest nel 1981 e 1982, in un quartiere cattolico al tempo in cui la città era divisa in settori e si attraversavano i checkpoint per andare da un quartiere all'altro. Nella zona degli attuali scontri – a maggioranza protestante – non mettevo quasi mai piede: per una persona con le mie frequentazioni sarebbe stato oggettivamente pericoloso.

Non serve entrare nei dettagli, ma anche all’epoca era facile scoprire con chi uno si accompagnasse. Da allora Belfast ha subito una trasformazione radicale, quasi una mutazione antropologica. Se ci tornassi oggi, non la riconoscerei. Un esempio paradigmatico: la nuova donna sindaco di Belfast, insediatasi da pochi giorni, ha 30 anni. Nel 1981 non era ancora nata. Si chiama Róis Máire Donnelly, proviene dal quartiere cattolico di Ballymurphy ed è espressione di un Sinn Féin molto diverso da quello che conoscevo allora.

Da partito repubblicano legato alla lotta armata, al nazionalismo cattolico tradizionale e all’identità operaia, Sinn Féin si è trasformato in una formazione progressista e “Sorosiana”: diritti LGBT+, femminismo, inclusività, immigrazionismo e retorica identitaria. La stessa Donnelly, con il suo linguaggio e il suo profilo, incarna perfettamente questo cambio di registro. Quello che invece è rimasto sorprendentemente costante, anche se quasi mai menzionato, è il ruolo di Belfast nella produzione strategica e militare britannica. Già fondamentale durante la Seconda Guerra Mondiale (quando i cantieri Harland & Wolff e gli stabilimenti Short Brothers furono pilastri dello sforzo bellico alleato), la città continua oggi a svolgere un ruolo importante nella difesa del Regno Unito. In particolare, nell’area di Castlereagh (zona est di Belfast, tristemente nota anche per il vecchio centro di tortura e interrogatori della RUC) sorge lo stabilimento di Thales Air Defence, ex Shorts Missile Systems. La presenza missilistica risale al 1952 e continua da oltre settant’anni. Thales Belfast è il centro di eccellenza del gruppo per i missili a corto raggio e produce sistemi di punta come Starstreak (missile ad alta velocità per difesa aerea) Martlet / LMM (Lightweight Multirole Missile), Effettori per il NLAW in collaborazione con Saab.

Negli ultimi anni la fabbrica ha triplicato la produzione proprio per far fronte agli ordini legati alla guerra in Ucraina. Ma a Belfast si trova anche molto altro, Il settore di cyber security risulta in forte crescita, con oltre 100–120 aziende che impiegano migliaia di persone. Il polo è molto concentrato e considerato uno dei più densi al mondo in quanto i costi sono inferiori rispetto ad altri hub del Regno Unito e c'è una forte collaborazione tra università, governo e industria.

L'istituzione chiave è il Centre for Secure Information Technologies (CSIT) della Queen's University di Belfast,  che guida ricerca, spin-off e incubatori come CSIT Labs e HutZero.

Tra le aziende internazionali con sedi a Belfast figurano Rapid7, Proofpoint, Allstate, Imperva, Microsoft, IBM, BT, Northrop Grumman e grandi società di consulenza. Le aziende locali di rilievo includono MetaCompliance (formazione sulla sicurezza), Salt Communications (messaggistica crittografata), ANGOKA (sicurezza IoT), Vertical Structure (consulenza), e altre come B-Secure, LoughTec, Nisos. Ecco. A me interessano queste cose, non il teatrino degli scontri.

*Il testo è stato pubblicato sul canale Telegram dell'autrice: @LauraRuHK
Laura Ruggeri è autrice per LAD Edizioni di "Hong Kong a fuoco: anatomia di una rivoluzione colorata"

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