Noam Chomsky definisce l'assassinio di Soleimani un "atto di terrorismo internazionale"

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Tante sono state le personalità a livello mondiale che hanno condannato il barbaro omicidio commesso dagli USA che con un drone hanno ucciso in territorio iracheno il generale iraniano Qassem Soleimani, uno dei massimi artefici della sconfitta dei terroristi dell’ISIS. 

 

Tra questi vi è il rinomato intellettuale statunitense Noam Chomsky. 

 

Al quotidiano indiano Hindustan Times, Chomsky ha senza mezzi termini definito l’assassinio dell’alto dirigente iraniano atto di "terrorismo internazionale", se non qualcosa di "peggio".

 

Il linguista e attivista statunitense si è detto quindi d’accordo con il ministro degli Esteri di Teheran, Javad Zarif, che aveva definito a sua volta l’uccisione di Soleimani come un atto di terrorismo internazionale. 

 

Chomsky, uno degli analisti geopolitici più letti dei nostri tempi, ha sottolineato: “Il diritto internazionale è abbastanza esplicito su queste questioni. Esclude la minaccia o l'uso della forza negli affari internazionali, con strette eccezioni che chiaramente non si applicano qui (nel caso della morte di Soleimani)".

 

L'assassinio di Soleimani ha innescato un dibattito sul fatto che Washington fosse dalla parte della legge quando ha effettuato il micidiale attacco con droni del 3 gennaio al generale iraniano in Iraq - un paese terzo.

 

Chomsky ritiene inoltre che non vi sia alcun segno che il dominio dell'esercito nordamericano nell'Asia occidentale diminuirà nelle prossime settimane e mesi.

 

La presenza militare degli Stati Uniti nella regione non è diminuita "dalla norma nel corso degli anni e vedo poche ragioni per aspettarselo. Tutto comunque è imprevedibile. Dipende da come si sviluppano le cose”, ha affermato Chomsky.

 

Tuttavia, ha sostenuto che il dominio della potenza militare statunitense nella regione è ora molto minore rispetto a quello che era nel 2003. "Sta diminuendo dal picco durante l'invasione dell'Iraq (nel 2003), il peggior crimine di questo millennio”, ha infine sentenziato Chomsky.

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