Meloni conquista anche la Uil: l'alleanza strategica che sta isolando Landini
Siamo ormai abituati a improvvisi attestati di stima, da parte sindacale, verso l'operato di governi che fino a poche settimane prima venivano contrastati — o che si fingeva di avversare.
L'esclusione dai tavoli negoziali è logorante per sigle come Cgil e Uil, storicamente abituate a partecipare ai tavoli nazionali e locali. Dopotutto, è proprio la rappresentatività a garantire a queste organizzazioni il distacco di numerosi funzionari, sui quali si reggono complesse macchine organizzative. Fin qui nulla di nuovo. Suona però di stantio il ritorno alla firma dei contratti nazionali per pochi euro di aumento che non permetteranno, peraltro, alcun recupero reale del potere d'acquisto. E che dire, invece, della parte normativa, disciplinata da istituti discutibili e divisivi accettati senza colpo ferire?
Nell'ultimo congresso nazionale non è sfuggita la vicinanza manifestata dal segretario della Uil, Pierpaolo Bombardieri, verso il governo di Giorgia Meloni. Dopo i dinieghi iniziali, la Uil ha già ricominciato a sottoscrivere i contratti nazionali, allineandosi sulle posizioni della Cisl. Solo pochi mesi fa, Bombardieri aveva teorizzato una "pausa di riflessione" nei rapporti con la Cgil: un modo alquanto bizzarro per sottrarsi alle difficoltà che un sindacato incontra quando privilegia lo sciopero rispetto alle intese al ribasso.
Lo stesso segretario ha parlato di "superamento dell'antagonismo sistematico", contestando alla Cgil un atteggiamento troppo conflittuale. Forse a molti è sfuggita la dichiarazione sul referendum costituzionale, che ha visto la Uil schierarsi a favore del Sì, sostenendo di fatto le posizioni del centrodestra (Il Foglio, 5 novembre 2025, “Bombardieri per il Sì”). Pochi giorni dopo è arrivata la firma sul contratto nazionale delle Funzioni Centrali, proseguendo il riallineamento con le posizioni governative.
La presenza di Giorgia Meloni al congresso Uil non deve stupire, così come non devono stupire gli scroscianti applausi arrivati dalla base. Se esiste già una sorta di luna di miele con i sindacati politicamente vicini (Ugl e Cisl), da qualche mese la piena sintonia con il mondo sindacale ha conquistato anche un'organizzazione storicamente moderata ma vicina al centrosinistra.
Più che a un cambio di strategia della Uil, siamo davanti a un'efficace azione del centrodestra finalizzata a isolare la Cgil e i sindacati di base. Il risultato? Anche la più grande realtà sindacale italiana per numero di iscritti sta tornando a sottoscrivere quei contratti nazionali che, solo per breve tempo, aveva rifiutato di firmare (almeno nella Pubblica Amministrazione).
La partecipazione di Meloni al congresso Uil permette al centrodestra di incassare il plauso di un pezzo della galassia sindacale non d'area, potendo così liquidare ogni ipotesi di conflitto come un "pregiudizio ideologico". Al contempo, la Presidente del Consiglio può esibire il rapporto con un sindacato percepito come autonomo, capace di criticare ma non condizionato da schemi di parte.
La Uil non è passata a destra; ha semplicemente ripreso un'azione subalterna al potere politico. Accadde lo stesso quando l'organizzazione sostenne la cancellazione della scala mobile negli anni in cui a Palazzo Chigi sedeva il Partito Socialista Italiano, lo stesso partito a cui aderivano i massimi leader del sindacato.
È innegabile, però, che tornare a firmare accordi, applaudire Meloni e allinearsi alla Cisl abbia avuto l'effetto di accelerare il "ritorno all'ovile" concertativo della stessa Cgil, convinta che il negoziato sia sempre da preferire allo scontro. Viene da chiedersi: dove saranno finiti tutti i buoni propositi dei mesi scorsi?


