L’economista Savona: “L’unione fiscale dell’UE sarà una colonizzazione anche politica”

"Per esperienza sappiamo come andrà a finire. Male"

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L’economista Savona: “L’unione fiscale dell’UE sarà una colonizzazione anche politica”

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“Le nuove idee di Draghi e Merkel sono letali per l’Europa” è il titolo di un’analisi dell’economista cagliaritano Paolo Savona pubblicata oggi su Formiche.net, dove non usa mezze parole contro l’ipotesi di una unione fiscale europea definita una “una colonizzazione economica e politica”. 
 
“Si moltiplicano le sollecitazioni per arrivare all’unificazione fiscale – scrive Savona - che avrebbe quelle caratteristiche di viatico all’unificazione che avrebbe dovuto avere la cessione della sovranità monetaria e che, a  loro dire, non ha funzionato perché mancava del coordinamento fiscale. Si evita però accuratamente di usare la definizione giusta: cessione della sovranità residua”.
 
“Essa viene presentata come un problema tecnico economico – continua - , mentre è un grosso problema politico di perdita della sovranità statale senza garanzie che essa funzionerà meglio a livello europeo; anzi con la certezza che ciò non accadrà ben conoscendo il punto di vista della Germania e le ben note posizioni della Francia in materia. Per quanto se ne sa, il patto che si delinea è tale da comportare implicitamente che la sovranità verrà esercitata da chi si comporta bene, leggi la solita Germania, mentre  la perderà chi si comporta male, leggi la solita Italia”.
 
“Diciamoci la verità – rileva ancora l’economista -,  se si dovesse realizzare la riunificazione fiscale, che anche la BCE di Draghi sollecita, la concezione dell’unione politica si trasformerebbe in colonizzazione solo apparentemente  economica. In cambio, come fu per il Trattato di Maastricht e per il Patto di stabilità e sviluppo, i Paesi europei avrebbero un innalzamento del reddito potenziale di circa l’1% (dati opportunamente messi in bocca all’OCSE di Parigi). E’ il solito scambio certo per incerto. Per esperienza sappiamo come andrà a finire. Male. A parte questa incertezza-certa, il fatto che un aumento del reddito potenziale dall’attuale 1-1,5% al 2-2,5% resterebbe al di sotto della crescita necessaria per riassorbire la disoccupazione, se l’adesione dell’Italia all’eventuale accordo di cessione della sovranità fiscale in cambio di una garanzia comunitaria sul suo debito pubblico, di cui l’Italia non ha necessità avendo patrimonio e risorse sufficiente per rimborsarlo, cosa non necessaria, o per rinnovarlo, cosa sempre possibile anche se onerosa con i chiari di luna del mercato internazionale, lo scambio sarebbe iniquo”.
 
Savona loda inoltre la risposta data dal collega economista, notoriamente euro-critico,  Antonio Maria Rinaldi su “Scenari Economici” al professore Francesco Giavazzi che, sul Corriere della Sera del 5 giugno, aveva “lamentato” un eccesso di notizie sulla crisi greca. “La Grecia è stata il laboratorio che ha dimostrato inequivocabilmente l’insostenibilità dell’euro e l’inadeguatezza delle istituzioni che lo governano”,  scrive Rinaldi che rivolgendosi a Giavazzi continua:  “Non crede che possano (fortunatamente!) attivarsi salutari (anche se a caro prezzo) anticorpi che ne determinano un rigetto? Non si accorge che il solo tentativo di “adeguamento” al “modello d’ordine” tanto caro ai nostri amici tedeschi sta provocando fra le popolazioni europee, specialmente del “sud”, più danni di una guerra? E lei che propone, di parlarne di meno?”. 

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