La Nato espanderà la propria presenza in Ucraina

Difficilmente Putin rinuncerà a ciò che per cui sta combattendo da quasi due anni

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La Nato espanderà la propria presenza in Ucraina

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di Eugenio Cipolla

Osservando le reazioni dell’occidente e degli Stati Uniti all’aumento delle attività militari russe in Siria, l’immagine che balena nella testa di molti analisti è quella del marito che si taglia i testicoli per fare un dispetto alla moglie. Nel tentativo di ostacolare i piani russi di consolidamento della propria presenza sul Mediterraneo, Obama e la Nato, molto attivi in queste ore nello smuovere le coscienze dei capi di Stato di molte ex repubbliche sovietiche, stanno facendo di tutto. La prima a muoversi è stata la Bulgaria che due giorni fa ha comunicato a Mosca di aver chiuso lo spazio aereo per gli aerei russi diretti in Siria. Ieri, invece, è stata la volta dell’Ucraina, dove il premier Yatsenyuk, nel corso di una conferenza stampa, ha annunciato di aver incaricato il servizio del traffico aereo statale di precludere ogni possibilità di volo agli aerei russi, rafforzando il controllo persino su quelli che volano in territorio neutrale.
 
Quando hanno chiesto un parere a Sergej Lavrov, ministero degli Esteri di Mosca, lui ha sorriso e ha risposto piccato che «in giro c’è un po’ di isteria su questo tema. Noi siamo presenti da quelle parti da oltre vent’anni. Addestriamo le truppe di Damasco e distribuiamo aiuti umanitari». La verità, come sempre, è in mezzo. Perché se è vero che la Russia è in Siria da diverso tempo, è ancora più vero che la nave da sbarco Saratov della Flotta del Mar Nero, già dall’8 settembre e fino al 17, sta effettuando manovre militari al largo delle coste siriane con tanto di prove di lanci di missili e di  missioni simulate da parte delle migliaia di paracadutisti di stanza nelle sue stive. La notizia, rimasta senza smentita, è stata trasmetta dall’emittente tv Rbk.
 
La data dell’8 settembre per molti non è casuale, perché coincide con una mossa della Nato in Ucraina e potrebbe costituire una sorta di risposta di Putin ai vertici dell’Alleanza. Il giorno prima, infatti, Pavlo Klimkin, ministro degli Esteri di Kiev, ha annunciato la firma di un accordo per espandere la presenza della Nato nell’ex repubblica sovietica. «Ho appena avuto un incontro significativo con il segretario generale della Nato e abbiamo discusso la sua visita in Ucraina», ha detto lunedì Klimkin a Bruxelles. Jens Stoltenberg visiterà l’Ucraina entro la fine di questo mese e a fianco di Petro Poroshenko prenderà parte alla cerimoniale ufficiale di apertura delle attività dell’esercito nel settore della protezione civile.
 
Il capo dell’Alleanza parteciperà anche a una riunione del Consiglio Nazionale di sicurezza e difesa dell’Ucraina, presieduto dall’ex presidente Olexandr Turchynov. Evento, quest’ultimo, non proprio gradito da Mosca. Ufficialmente dal Cremlino non è arrivato alcun commento, ma si capisce come la Russia non veda di buon occhio la presenza di Stoltenberg in quello che continua a considerare il giardino di casa propria. Lo scorso dicembre Kiev aveva fatto un passo verso la Nato, modificando alcune leggi e abbandonando lo stato di “paese non allineato”. Il presidente Poroshenko ha dichiarato più volte negli ultimi mesi che entro il 2020 le forze armate ucraine raggiungeranno gli standard necessari per l’adesione del paese all’Alleanza Atlantica. Ma per fare questo il magnate del cioccolato dovrà mettere fine alla disputa con la Russia sui territori della Crimea e del Donbass (la Nato non accetta paesi che hanno controversie territoriali in corso). Mancano ancora cinque anni. Di certo c’è che difficilmente Putin rinuncerà a ciò che per cui sta combattendo da quasi due anni. 

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