Kharish: Israele “affretta” l’estrazione di gas. ONU: “Hezbollah pronto alla guerra”

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Chi solitamente è abituato ad esercitare la sua egemonia coloniale, con guerre e sanzioni potrai mai essere un buon mediatore? La risposta è sicuramente negativa, dal momento che il mediatore è l’amministrazione statunitense e una delle parti nella querelle, oltre il Libano, è Israele.

Riguardo la questione delle acque contese tra Libano e Israele, con la conseguente possibilità di sfruttare i ricchi giacimenti di gas, quando sembra che le parti siano vicine ad un accordo, ecco il colpo di coda Israele.

Infatti, il presidente libanese uscente Michel Aoun aveva scritto su Twitter che i colloqui per delimitare il confine marittimo con Israele erano nelle "fasi finali".

"I negoziati per delimitare i confini marittimi meridionali sono nelle fasi finali, in un modo che garantisce i diritti del Libano di esplorare per gas e petrolio", ha twittato l'ufficio di Aoun.

Ecco, però, l’ennesimo dietrofront. L'ufficio del primo ministro israeliano ad interim Yair Lapid, ieri, ha rilasciato una dichiarazione dove annunciava che Tel Aviv "non aspetterà il Libano" per iniziare a estrarre gas dal conteso giacimento di gas di Karish.

“La produzione di gas dalla piattaforma di Karish non è collegata a [negoziati di confine mediati dagli Stati Uniti]. La produzione di gas dall'impianto inizierà senza indugio, non appena sarà possibile", aveva precisato un portavoce dell'ufficio del premier.

L'annuncio ha, quindi, chiarito che Israele non sarà vincolato alla disputa sui confini marittimi con il Libano e l'estrazione procederà come previsto più avanti a settembre.

"Un tale accordo sarà di grande beneficio e rafforzerà la stabilità regionale", ha proseguito il portavoce israeliano.

Nonostante l'ottimismo di Aoun, il mistero avvolge gli effettivi progressi compiuti, poiché entrambe le parti hanno fatto di tutto per mantenere segreti i dettagli.

Ma una recente visita del mediatore statunitense Amos Hochstein ha offerto al gruppo di resistenza libanese Hezbollah una base sufficiente per presumere che un accordo avrebbe potuto essere raggiunto presto.

Di conseguenza, il gruppo ha scartato la precedente scadenza di metà settembre per concludere i negoziati, dando a Beirut e Tel Aviv abbastanza tempo per concretizzare un accordo.

"Nelle ultime settimane, siamo stati calmi per dare un'opportunità ai negoziati", aveva spiegato il capo di Hezbollah Hassan Nasrallah durante il suo discorso di sabato scorso, aggiungendo che il gruppo ha inviato avvertimenti a Israele sui loro piani "dietro le quinte".

Il quotidiano libanese Al-Akhbar ha rivelato questa settimana che è in corso una bozza di accordo che include il riconoscimento di garanzie al Libano da parte di Israele, Francia e Stati Uniti.

Nella bozza di ribadisce che il Libano ha il pieno diritto economico nell'area a nord della linea 23 e possiede il campo prospettico di Qana, anche se si estende nella Palestina occupata.

Tuttavia, questo non è stato sufficiente per Hezbollah per abbassare la guardia, poiché il 17 settembre il suo segretario generale Hassan Nasrallah ha annunciato che era pronto per la battaglia.

“I nostri occhi sono su Karish. I nostri missili sono puntati verso Karish. Israele, gli Stati Uniti e l'UE sanno tutti che non stiamo bluffando. Ne hanno abbastanza prove", aveva avvertito Nasrallah durante un discorso televisivo.

Inoltre, oggi, Al-Akhbar ha riferito che la Forza provvisoria delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL) ha informato Israele e numerosi paesi occidentali del cambiamento nel comportamento di Hezbollah.

L'UNIFIL ha comunicato che c'è stato un aumento dell'attività diurna da parte della resistenza e ha espresso preoccupazione per l'esposizione pubblica di armi da parte del gruppo a sud del fiume Litani.

Allo stesso modo, le informazioni raccolte dall'esercito israeliano e dal Mossad indicano che Hezbollah non solo si sta preparando a distruggere la piattaforma di gas nel campo di Karish, ma è pronto per una guerra totale.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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