Israele colpisce il Libano per affossare l’accordo di pace

Nonostante le trattative avanzate tra Washington e Teheran, le FDI hanno bombardato il denso quartiere di Dahieh a Beirut sud. Almeno un morto e quattro feriti

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Israele colpisce il Libano per affossare l’accordo di pace

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Un bombardamento dei sionisti delle Forze di Difesa Israeliane ha colpito nella giornata il quartiere di Dahieh, alla periferia sud di Beirut, una zona molto popolata della capitale libanese. L’obiettivo dichiarato dalle FDI sarebbe una struttura di Hezbollah, descritta come un centro di comando. Sulle immagini diffuse dall’esercito israeliano si vedono i danni riportati da un edificio che secondo fonti locali ospitava appartamenti. Il bilancio provvisorio parla di almeno una persona uccisa e quattro feriti. Insomma, le classiche giustificazioni israeliane per cercare di nascondere la volontà deliberata di bombardare i civili.

L’operazione militare arriva in un momento particolarmente delicato sul piano diplomatico. Stati Uniti e Iran sono impegniti in trattative avanzate per raggiungere un accordo di pace, con la mediazione del Pakistan. Il presidente statunitense Donald Trump aveva annunciato l’imminente firma di un memorandum di intesa, ipotizzando addirittura la giornata di domenica come data della sigla. Il premier pakistano Shehbaz Sharif aveva parlato di preparativi per una firma elettronica nelle ventiquattro ore successive.

Sulla tempistica concreta, però, sono arrivate precisazioni da Teheran. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha dichiarato che le possibilità di un accordo sono alte ma che la firma non avverrà domani, e ha smentito viaggi imminenti della delegazione iraniana a Ginevra o Islamabad.

Proprio mentre si cercava di limare gli ultimi dettagli, Israele ha lanciato il suo attacco su Beirut. Le FDI hanno giustificato il raid come risposta a tre proiettili sparati da Hezbollah verso il nord del paese. Una dinamica che riporta indietro nel tempo, a una sequenza di rappresaglie e controrappresaglie che ha sempre finito per colpire solo i civili libanesi.

L’Iran ha reagito con durezza. Il capo del parlamento di Teheran Mohammad Bagher Ghalibaf ha scritto sul suo account X: “La invasione sionista di Dahiya ha dimostrato una volta ancora che gli Stati Uniti mancano della volontà o della capacità di mantenere i propri obblighi”. E ha aggiunto: “Non si può guadagnare popolarità dando luce verde al regime sionista. Il gioco del poliziotto buono e del poliziotto cattivo è obsoleto”. Parole che mettono in difficoltà la Casa Bianca, ritratta nella sua duplice veste di mediatore e di alleato di Israele. Ghalibaf ha poi sottolineato che se Washington non ha volontà né capacità, diventa impossibile parlare di progresso nei negoziati di pace.

Ma la critica più significativa, forse, arriva da dentro Israele. Secondo quanto riportato da un mezzo di comunicazione israeliano, alti funzionari di Tel Aviv avrebbero definito l’accordo in discussione tra Usa e Iran un patto che danneggia gli interessi nazionali. Una fonte anonima ha detto testualmente: “Trump ci ha danneggiato”. Un’affermazione che rivela il profondo disagio di chi si sente scavalcato dai negoziati, e che forse spiega il tempismo dell’attacco a Beirut. Perché Israele vuole la guerra anche per questioni di politica interna. 

Non è la prima volta che le violenze riesplodono proprio mentre si fanno passi avanti verso una tregua. Una costante che alimenta il sospetto che una parte in causa, quella israeliana, non abbia alcuna intenzione di arrivare a un tavolo di pace. Anzi. Le condizioni poste in passato dall’Iran per il cessate il fuoco erano chiare: stop agli attacchi sul Libano e ritiro dalle zone occupate. Condizioni che al momento appaiono più lontane che mai vista la tracotanza sionista.

Il Quartier Generale iraniano ha avvertito che in caso di nuove aggressioni nel sud del Libano le proprie forze reagiranno con azioni molto più severe del passato. Un avvertimento che rischia di trasformarsi in una profezia che si autoavvera, se le diplomazie non riusciranno a imporre un freno. Intanto i morti a Beirut sono già sul tavolo delle notizie, e l’accordo di pace atteso da giorni è scivolato ancora una volta in secondo piano.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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