Inammissibile il ddl sull’autonomia differenziata: un imbroglio ai danni dell’intero popolo italiano

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Inammissibile il ddl sull’autonomia differenziata: un imbroglio ai danni dell’intero popolo italiano

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Giornali e televisioni sono concordi nell’affermare, a proposito delle elezioni europee appena svoltesi, che mentre l’Europa vira a destra (intendendo per destra, almeno in linea di principio, “accentramento” della ricchezza nelle mani di pochi, forte “concorrenza” e diminuzione dei servizi sociali), in Italia, dove il governo Meloni consolida le proprie forze destrorse, appare finalmente qualcosa di nuovo: la sinistra (Pd e Alleanza Verdi-Sinistra) avanza notevolmente nei voti e ottiene davvero un brillante risultato.

Alla mia associazione ‘Attuare la Costituzione’, che è apolitica e apartitica, interessa sottolineare che questa avanzata della sinistra dimostra che l’elettorato, finora addormentato e offuscato dagli slogan martellanti del “meno stato e più mercato”, “mercato è bello”, e così via dicendo, sembra cominci ad aprire gli occhi, dando ascolto a chi ha fatto leva, nella propaganda elettorale, sui temi focali della sanità, della scuola, del lavoro che manca, delle ristrettezze economiche sempre più pressanti, della miseria, assoluta e relativa (in tutto dieci milioni di persone) e così via. Importanti sono state le parole che mi è capitato di cogliere, riguardanti la dannosità delle “privatizzazioni” (cui è da aggiungere la necessità dell’intervento dello Stato nell’economia) e la necessità di avere comunità di imprese, investimenti comuni, soggetti collettivi: in una parola, la necessità del “collettivo”, rispetto all’“individuale”. Insomma, sembra che la sinistra abbia ben distinto la sua politica da quella della destra, portando alla ribalta il vero tema sul quale destra e sinistra devono confrontarsi: accentramento o distribuzione della ricchezza.

Sul piano pratico, sta accadendo qualcosa che, tuttavia, potrebbe bloccare questo inizio di dialogo: l’approvazione molto prossima del disegni di legge sulle “autonomie differenziate” e sul “premierato”. Non intendo ripetere quanto è stato mille volte ripetuto sulla fine dell’unità della Repubblica, o sull’equilibrio dei poteri. Mi interessa invece ribadire che i due disegni di legge elevano a livello legislativo delle pure “menzogne”. Quanto alle “menzogne” del disegno di legge costituzionale sul premierato, rinvio a un mio precedente post. Per ora intendo soffermarmi brevemente soltanto sulle “menzogne” del disegno di legge ordinaria sulle autonomie differenziate.

Detto disegno di legge è “menzognero” (violando in pieno l’art. 3, Cost.) là dove fa credere di “attuare” l’articolo 116 della Costituzione, secondo il quale sono attribuite alle Regioni “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”, “concernenti talune materie”, mentre attribuisce alle Regioni stesse “tutto il complesso di poteri e funzioni” che riguardano dette materie; è “menzognero” (violando sempre l’art. 3, Cost.), anche là dove “sostituisce” alla “legge dello Stato” (richiesta dall’articolo 116 Cost., che si dice di voler attuare), “approvato dalla maggioranza assoluta dei componenti della Camera” (che sola potrebbe tutelare gli interessi di tutti gli italiani), un disegno di legge del Consiglio dei Ministri, da trasformare in una “legge ordinaria a maggioranza semplice” avente ad oggetto qualcosa di diverso da quanto richiede il citato art. 116, Cost., e cioè l’“approvazione delle intese”, raggiunte sul piano amministrativo tra Ministri e Regioni, peraltro senza alcuna possibilità di entrare nel “merito delle intese” stesse.

Come agevolmente si nota, si tratta di un disegno di legge privo di contenuti giuridicamente validi, e, quindi “inammissibile”. Un “imbroglio” ai danni dell’intero popolo italiano, terribilmente cinico; e frutto, lo si deve riconoscere, anche di una particolare “furbizia” legislativa. A noi italiani non resta che impugnarlo, chiedendo al giudice adito di inviarlo, insieme con i relativi atti, alla Corte costituzionale per il suo “annullamento”.

 

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