Il mostro UE sabota le elezioni in Venezuela

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Il mostro UE sabota le elezioni in Venezuela

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di Fabrizio Verde
 

Liberali democratici che amano la democrazia ma si oppongono alle elezioni. Questo è il comportamento assurdo dell’Unione Europea rispetto alle elezioni parlamentari per rinnovare l’Assemblea Nazionale in Venezuela. Evidentemente a prevalere in seno ai ‘liberali’ - lo sono tutti i principali partiti - di Bruxelles è la volontà di seguire i diktat di Washington e i desiderata dell’opposizione golpista venezuelana che non parteciperà alle elezioni per evitare un fiasco colossale. 

 

Guaidò e i suoi sodali golpisti sono di sicuro i dirigenti politici più odiati in Venezuela. D’altronde non deve stupire. Qualunque popolo odierebbe dei politici che reclamano, un giorno sì e l’altro pure, sanzioni sempre più punitive per il proprio paese e addirittura l’intervento armato di una potenza straniera. Quella stessa potenza che provoca guasti e sofferenze inenarrabili alla popolazione attraverso criminali sanzioni imposte a Caracas nel tentativo di rovesciare il governo Maduro.

 

La posizione assunta dall’Unione Europea, che pretende una posticipazione della tornata elettorale, ha trovato la netta condanna del governo venezuelano. 

 

Attraverso una dichiarazione rilasciata dal ministro degli Esteri Jorge Arreaza, il governo bolivariano ha affermato che l'UE insiste nell’ignorare gli sforzi compiuti dallo Stato venezuelano concordando un ampio quadro di garanzie con i diversi settori politici nazionali, con l'obiettivo di rafforzare ulteriormente la partecipazione già ampia, sicura e plurale caratteristica del sistema elettorale venezuelano.

 

"È deplorevole che l'UE risponda con un elenco di condizioni con la pretesa di ignorare anche specifici mandati costituzionali, in un atto inammissibile che non corrisponde allo spirito dell'invito fatto, né al buon clima che si è creato negli ultimi mesi riuscito a svilupparsi nel rapporto con il governo del Venezuela”. 

 

Contestualmente alle pressioni di Bruxelles arriva la notizia che Henrique Capriles, esponente di primo piano dell’opposizione e già candidato alle presidenziali, si ritira dalla competizione elettorale prevista il dicembre. Come motivazione adduce proprio a causa del rifiuto espresso dall’Unione Europea. 

 

Tuttavia, riferisce un portale venezuelano di solito molto ben informato come Lechuguinos, che il ritiro di Capriles è da ricercare altrove. Precisamente negli Stati Uniti. 

 

L’oppositore ha deciso di tirarsi indietro dopo essere stato minacciato dagli Stati Uniti di sanzioni dirette se avesse partecipato alle elezioni. 

 

Elezioni che gli USA e i burattini golpisti che Washington manovra in Venezuela vogliono boicottare. 

 

Bisogna evidenziare che Capriles possiede asset a New York, del valore di circa 3 milioni di dollari, aziende e conti bancari.

 

Il dirigente di opposizione è stato avvertito da funzionari di Washington di desistere dalla partecipazione o altrimenti sarebbe stato sanzionato e i suoi beni confiscati e i suoi conti all'estero bloccati.

 

La chiamano democrazia. In realtà vogliono appropriasi del governo del Venezuela e delle immense risorse naturali che il paese possiede. Senza dimenticare l’aspetto geopolitico della questione. Ma la chiamano democrazia, pur se rifiutano le elezioni. Quello che sarebbe il momento di massima espressione per una democrazia liberale.

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