File Epstein, la crisi dell'Occidente e la russofobia

Il tentativo di addebitare ad una macchinazione del Cremlino lo scandalo Epstein, attesta ancora una volta la russofobia occidentale. Fenomeno questo indagato dal filosofo tedesco Hauke Ritz nel suo ultimo libro che sviscera le cause profonde di questo odio irriducibile.

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File Epstein, la crisi dell'Occidente e la russofobia

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di Giuseppe Masala per l'AntiDiplomatico

In questo momento di grave crisi che coinvolge le élites occidentali nel loro complesso a causa della pubblicazione dei cosiddetti File Epstein da parte del Dipartimento di Giustizia statunitense e da cui si evince una evidente attitudine nichilista delle nostre classi dirigenti, desta sconcerto leggere che i britannici stiano cercando alacremente un filone russo che coinvolga Mosca nel caso Epstein. Da notare, peraltro, che all'epoca della prima elezione di Trump fu tentata la stessa operazione da parte degli americani che tentarono di coprire il cosiddetto PizzaGate-Podesta (ricordo le inquietanti feste dove l'artista Marina Abramovich svolgeva il ruolo di grande cerimoniera)  come una macchinazione architettata dell'intelligence russa. 

A ben vedere dietro questa coazione a ripetere vi è una costante,  che oserei definire “russofobica” che porta le élites occidentali, ogni qualvolta sono in grave difficoltà, a individuare nella Russia un capro espiatorio, un presunto “ricettacolo di tutti i mali” su cui addossare la colpa del momento di difficoltà. Anche questa volta sta andando così: la colpa della crisi Epstein è da ricercare a Mosca. Un fenomeno questo della “costante russofobica” che è qualcosa di più di un modo (più o meno puerile) di addossare sul nemico del momento vicende che mettono in difficoltà le classi dirigenti fino al punto di rischiare di delegittimarle. Dietro questi tentativi si nasconde un odio smisurato, irragionevole e dunque irrazionale.

Ad indagare approfonditamente su questo fenomeno è il filosofo tedesco  che da più di un mese ha pubblicato in Italia (per Fazi Editore) una pregevole opera dal titolo eloquente “Perchè l'Occidente odia la Russia”.

Secondo Ritz, per riscontrare un'altra forma di odio così profondo e radicato verso un paese che in qualche modo rappresenta “una civiltà altra” rispetto a noi, bisogna risalire allo scontro tra i romani (e dunque la civiltà greco-romana) e i cartaginesi (civiltà orientale). Allo stesso modo dei romani, secondo l'autore tedesco, l'Occidente conduce una lotta senza quartiere nei confronti della Russia almeno dal 1918, ovvero dalla rivoluzione bolscevica che ha innescato quel grandioso moto di liberazione dal giogo del colonialismo occidentale di molti paesi del mondo. Ecco il peccato originale della Russia secondo Hauke Ritz! Le élites occidentali imputano alla Russia la fine della propria egemonia sul resto del mondo. Un affronto che – evidentemente – la Russia deve pagare con la propria disgregazione. E da qui le continue aggressioni.

Un opera quella di Ritz, che a mio modesto avviso non è del tutto esaustiva su un fenomeno complessissimo ma che comunque apre visioni importantissime e che potrebbero spingere le opinioni pubbliche a richiedere quel necessario cambio di rotta o ancora meglio, a pretendere un cambio delle proprie élites nichiliste e russofobiche. Se posso esprimere un parere personale, proprio qui forse sta il punto di fondo: il pensiero russo, da Dostoevskij a Turgenev, smaschera il nichilismo occidentale (fenomeno peraltro ben compreso anche da Friedrich Nietzsche e da

Martin Heidegger) e questo è imperdonabile per le nostre élites poste di fronte alla propria dissolutezza ora emersa incontrovertibilmente con i file del demone Epstein. Forse qui sta il punto ineludibile: il pensiero russo rappresenta un punto irriducibile di contestazione delle élites occidentale e questo è un affronto considerato imperdonabile. Ecco spiegata anche l'ostilità occidentale contro la cultura russa che è emersa in questi anni.

Dunque un libro quello di Ritz che consiglio vivamente, magari letto in contemporanea con i Demoni di Dostoevskij o con Padri e Figli di Turgenev.

Giuseppe Masala

Giuseppe Masala

Giuseppe  Masala, nasce in Sardegna nel 25 Avanti Google, si laurea in economia e  si specializza in "finanza etica". Coltiva due passioni, il linguaggio  Python e la  Letteratura.  Ha pubblicato il romanzo (che nelle sue ambizioni dovrebbe  essere il primo di una trilogia), "Una semplice formalità" vincitore  della terza edizione del premio letterario "Città di Dolianova" e  pubblicato anche in Francia con il titolo "Une simple formalité" e un  racconto "Therachia, breve storia di una parola infame" pubblicato in  una raccolta da Historica Edizioni. Si dichiara cybermarxista ma come  Leonardo Sciascia crede che "Non c’è fuga, da Dio; non è possibile.  L’esodo da Dio è una marcia verso Dio”.

 

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