Il traffico nello Stretto di Hormuz crolla a sette transiti: la crisi energetica si aggrava
Il numero di navi commerciali che attraversano la via navigabile è sceso a un minimo storico rispetto ai 125 transiti giornalieri precedenti alla guerra. Il blocco navale e le mine iraniane paralizzano una delle rotte più strategiche del pianeta
Il polso del commercio globale si è fermato. Giovedì il numero di transiti di navi nello Stretto di Hormuz è sceso a sette dagli 11 del giorno precedente, ben al di sotto della media degli ultimi dieci giorni, pari a 15. A rivelarlo è Reuters, citando i dati del servizio di monitoraggio navale Kpler, in un rapporto che conferma la paralisi di una delle rotte energetiche più importanti del mondo.
Delle sette navi registrate, due Panamax sono uscite dallo Stretto – una trasportava fertilizzanti e l'altra navigava a vuoto. Cinque navi sono entrate: una Panamax con rinfuse secche, una Handysize carica di acciaio, una Handysize con cereali, una petroliera di media portata con prodotti petroliferi grezzi e una Supramax con rinfuse secche. Le cifre, precisa Reuters, non includono le navi che potrebbero aver attraversato lo Stretto con i transponder spenti per evitare di essere individuate, segno di quanto la navigazione in quelle acque sia ormai dominata dall'incertezza e dal timore di ritorsioni.
Un crollo verticale rispetto ai livelli prebellici
Prima dell'inizio della guerra contro l'Iran, il 28 febbraio, lo Stretto di Hormuz gestiva in media circa 125 grandi navi commerciali al giorno, tra petroliere, gasiere, navi portarinfuse e portacontainer, che rappresentavano circa il 20% dell'approvvigionamento giornaliero mondiale di petrolio greggio e gas naturale liquefatto. Il confronto tra i 125 transiti quotidiani di allora e i sette di oggi restituisce la misura di una catastrofe economica e logistica che si ripercuote sull'intera economia globale.
La situazione non è migliore nello Stretto di Bab el-Mandeb, dove giovedì sono transitate 26 navi da carico, rispetto a una media di circa 27 negli ultimi dieci giorni, secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa. Anche questa rotta, fondamentale per il collegamento tra l'Oceano Indiano e il Mar Rosso, risente del clima di conflitto che avvolge l'intera regione.


