Esg e Fondi pensioni a sostegno del Riarmo UE?

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Esg e Fondi pensioni a sostegno del Riarmo UE?

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di Federico Giusti

Torniamo a parlare di un argomento che ci sta particolarmente a cuore e per questo riteniamo deleteria, per la classe lavoratrice, una eventuale, ma assai probabile, sottovalutazione del riarmo europeo e degli effetti che avrà sulle nostre condizioni di vita e di lavoro.
Non siamo certo noi ad avere sostenuto che mancano le risorse per gli investimenti nel settore bellico la sola strada da intraprendere sarà quella di ridimensionare il welfare che già è stato oggetto di tagli inverecondi.
 
In alcuni articoli pubblicati su Il Fatto Quotidiano, Mauro del Corno, ha evidenziato il rischio che gli stessi Fondi pensione, nei quali sono raccolti i risparmi di tanti lavoratori europei, finiscano con l'investire nelle industrie di armi consapevoli che proprio i titoli azionari delle stesse presentano margini di guadagno tra i più elevati. E visti i piani di Riarmo la performance azionaria dei titoli in Borsa delle imprese belliche è destinata a crescere esponenzialmente.
 
Siamo quindi davanti, spettatori silenti e passivi per quanto direttamente interessati, alla corsa di fondi e società finanziarie verso investimenti altamente redditizi senza che sorgano dubbi di sorta, etici, morali o motivi di opportunità politica per scongiurare la complicità della forza lavoro con i piani di riarmo. 
 
La prima obiezione incontrata è quella classica ossia che un normale fondo , pensionistico e non, dovrebbe solo occuparsi di far fruttare gli investimenti dei risparmiatori.
 
Ma se un fondo si basa sui risparmi della forza lavoro, sui versamenti per la futura pensione, se parliamo di ESG, possiamo invece tacere o prendere la questione a cuor leggero?
 
L’acronimo ESG sta per “Environmental, Social e Governance” e si riferisce a un metro di valutazione delle imprese legato alla cosiddetta finanza sostenibile ossia subordina il profitto alla costruzione di una società nella quale la salvaguardia dell'ambiente non sia trattata alla stregua del giardinaggio domestico.
 
Esg fino ad oggi era incompatibile con investimenti di vario genere in aziende e filiere inquinanti e quindi responsabili della crisi climatica tanto da guadagnarsi il disprezzo delle destre mondiali che hanno parlato di finanza woke.
 
Prima di investire in un titolo veniva fatta una valutazione sulla sostenibilità ambientale, sulle ricadute sociali delle politiche aziendali, e non, intraprese da quel titolo stesso evitando quindi di rafforzare imprese impegnate direttamente nel fossile, nella gestione tradizionale dei rifiuti, nello sfruttamento dei beni comuni, nell'utilizzo di materiali a basso costo ed inquinanti.
 
Per essere ancora più chiari potremmo parlare di un compromesso tra obiettivi sociali ed etici e investimenti finanziari, con un occhio di riguardo verso il rispetto di diritti umani, l'equo trattamento riservato ai lavoratori, la  sicurezza dei prodotti, un ritorno economico anche per le comunità che vivono attorno a queste aziende, insomma dei criteri costruiti sulla base della responsabilità sociale ed etica di un'azienda il cui operato doveva essere inattaccabile e all'insegna della trasparenza.
 
E' lecito dubitare della Finanza sostenibile e magari ritenere l'investimento ESG una sorta di capitalismo finanziario dal volto umano, non siamo qui a valutare se possano coesistere etica e capitalismo, il ragionamento che deve invece interessarci è ben altro ossia se i valori  etici e ambientali propugnati fino a un anno fa siano ancora validi e spendibili anche come rifiuto del riarmo.
 
E la risposta è invece negativa se perfino i fondi ESG si aprono ai costruttori di armi
 
 
Le prime conseguenze del Riarmo Europeo sono quelle di avere eliminato innumerevoli vincoli, non solo i tetti di spesa a livello comunitario, e presto nazionale, in materia di armi e militare ma anche rendere incompatibili valori ambientali, etici e morali, l'attenzione verso l'eco sistema con l'attuale fase capitalista. Se non è etico l'inquinamento ambientale potrà essere accettabile invece la guerra che di per sè provoca morti e distruzione dei territori, inquinamento delle falde acquifere, tumori e carestie?
In nome del riarmo diventa quindi tutto lecito, abbattere lo stato sociale, riconvertire le imprese civili a uso militare e perfino aprire i Fondi previdenziali agli investimenti militari
 
  Sinora erano state avvisaglie di società “minori”, ma ora si muove anche un colosso come la tedesca Allianz Global Investors che gestisce 570 miliardi di euro e che ha eliminato i vincoli che impedivano ai suoi fondi “sostenibili” di investire nella difesa, incluse le bombe atomiche.
 
 
E in Italia? Le prime obiezioni riguardano la diversa natura dei Fondi Previdenziali italiani rispetto a quelli Europei ma abbiamo certezze assolute che i risparmi dei lavoratori per la loro pensione non finiscano in qualche pacchetto azionario vantaggioso e legato ad imprese di guerra? E a quel punto non saremo anche noi complici del Riarmo?

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