Cosa succede ora in Algeria? L'analisi di Alberto Negri

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di Alberto Negri - Tiscali



La crisi algerina si attenua con una vittoria dei manifestanti ma non si risolve. Il presidente Abdelaziz Bouteflika ha rinunciato a concorrere per il quinto mandato e rinviato le elezioni, ha quindi nominato un nuovo premier, il ministro degli Interni Noureddine Bedoui, vicino al fratello del presidente, e ha pure annunciato un referendum costituzionale che dovrà essere preparato da un’istituzione diretta dall’alto. Bouteflika resta in carica fino a nuove elezioni. In poche parole il clan al potere rimane e cerca di guidare la transizione.


L'ultima puntata dell'infinito dramma politico algerino si è consumata poche ore dopo il ritorno in patria del presidente Bouteflika e dopo l’annuncio alla nazione della sua rinuncia è culminato nelle immagini senza sonoro trasmesse dalla tv di stato: sugli schermi degli algerini è apparso un uomo debole, quasi distrutto, in sedia rotelle. Muto, come accade ormai da anni. Un’immagine di Bouteflika quasi spettrale, con movimenti così lenti che sembravano al rallentatore. Quasi a fare da contrasto, fuori nelle strade si riversavano folle di manifestanti mentre cortei spontanei di auto percorrevano la capitale suonando i clacson all’impazzata. C’è un senso di liberazione in questo momento ma siamo soltanto all’inizio del secondo capitolo della ribellione
algerina.


Comincia adesso un percorso che soltanto in apparenza può apparire chiaro. Le elezioni si terranno come proseguimento di una conferenza nazionale rappresentativa della società algerina, verrà insediata una commissione elettorale nazionale indipendente e per garantire la regolarità e la trasparenza delle elezioni sarà formato un governo di tecnocrati che avrà il sostegno della conferenza nazionale, la quale elaborerà anche il testo di una nuova costituzione da sottoporre a referendum.


"Le Pouvoir" che non vuole mollare il potere

Ma con quali criteri verrà elaborato questo programma e soprattutto in che tempi è ancora da accertare. C’è un sospetto che diventa quasi una certezza, “Le Pouvoir” algerino, costituito dalla corte di Bouteflika, da generali, affaristi e burocrati di regime, non vuole ancora mollare la presa sul Paese e vuole indirizzare il processo di transizione.

I “gattopardi di Algeri” faranno in modo che tutto cambi affinché nulla cambi. La rinuncia del quinto mandato per l’anziano presidente e il rinvio delle elezioni sono senza dubbio un’importante vittoria del “Movimento 22 febbraio”, la data di inizio della contestazione, ma non si può ignorare il tentativo di mantenere il processo di transizione verso nuovo sistema sotto la stretta supervisione dell’attuale regime. Sarà importante vedere la reazione di chi finora ha gestito la protesta rifiutando qualsiasi rappresentanza dei partiti tradizionali, anche di opposizione, e che ora diventa però necessaria per gestire questa vittoria.

I gattopardi algerini sono dei gestori del potere astuti, anche spietati, come ha dimostrato il passato: l’impressione è che non intendano farsi travolgere dalla volontà di un popolo che hanno sempre temuto e controllato.

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