"Comunismo o barbarie", uno stimolante saggio su cui riflettere

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"Comunismo o barbarie", uno stimolante saggio su cui riflettere

di Daniele Burgio, Massimo Leoni e Roberto Sidoli

Innanzitutto si tratta di una lucida e (ovviamente) sintetica espressione delle tendenze principali emerse nel processo di sviluppo della storia dell'intero globo, a partire dal 1842-1848 per arrivare fino ai nostri giorni e all' inizio del terzo millennio: vicende complesse e lette attraverso un utilizzo abile e multiforme del prisma indispensabile del "marxismo creativo" (Stalin, agosto 1917) e antidogmatico.

In secondo luogo, all'interno del libro in oggetto viene simultaneamente ben presentata la complessa dinamica storica vissuta con contraddizioni, limiti e purtroppo pesanti sconfitte dal movimento politico più importante della storia: ossia dal comunismo di matrice marxista presentato con efficacia da Pascale nelle sue diverse sezioni, forme e manifestazioni, dal materialismo dialettico fino ad arrivare a una convincente e chiara esposizione della difficile ma essenziale teoria marxiana sulla caduta tendenziale del saggio medio di profitto nel processo di riproduzione nella formazione economico-sociale capitalistica.

Inoltre quanti ottimi, e spesso dimenticati libri vengono riportati alla luce dal compagno Alessandro Pascale!

Per fare un solo esempio, ricordiamo l'eccellente saggio di R. Boyer e H. Morais intitolato Storia del movimento operaio negli Stati Uniti 1861-1955.

Essi furono fedeli militanti e splendidi storici appartenenti a uno dei più combattivi sindacati statunitensi, quello dei lavoratori del settore elettrico, che condusse tra il 1935 e 1955 tutta una serie di grandi lotte non lontane per importanza a quelle combattute da un altro sindacato ben diretto da marxisti-leninisti (gli "stalinisti"): ossia quello dei portuali della costa occidentale degli Usa con il loro leggendario leader Harry Bridges (1901-1990), descritti in modo parzialmente corretto anche da Valerio Evangelisti in un suo libro intitolato Noi saremo tutto.

Un'unica critica di una certa rilevanza politica e teorica: alla categoria di totalitarismo liberale, utilizzata dall'autore per descrivere l'involucro politico-sociale del capitalismo attuale nelle metropoli occidentali, preferiamo invece il concetto di liberalismo imperialista con forti tendenze autoritarie e repressive, oltre che sempre pronto in caso di emergenza (Cile 1973, ecc. ) a trasformarsi rapidamente in una dittatura aperta e terroristica del capitalismo monopolistico-finanziario.

E forse, su questa importante tematica, si può aprire una discussione feconda e costruttiva tra marxisti, a partire ovviamente dall'autore di 'Comunismo o barbarie'.

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