ShadowNet dietro le rivolte di Belfast?
Le recenti rivelazioni dell’esistenza del Research Information and Communication Unit, una struttura dei servizi di sicurezza britannici che, per orientare le rivolte di Belfast, dopo aver targettizzato lo sterminato popolo dei social, invia ad alcuni soggetti specifici post per spingerli a determinate azioni, stanno dando credibilità all’ipotesi “ShadowNet”: un conglomerato di servizi di intelligence e contractors privati, nato per fomentare “rivoluzioni colorate” all’estero, e dotato di un gigantesco data-base informatico sulla reattività di milioni di persone, che, nel maggio 2020, avrebbe diretto le rivolte (sostanzialmente, contro Trump) scoppiate negli USA a seguito dell’uccisione di George Floyd.
Come avrebbe potuto funzionare questa regia lo spiega il davvero interessante documentario “The Social Dilemma” (in Italia diffuso da Netflix) che illustra come l’analisi della reattività misurata dai post sui social può essere sfruttata non solo per vendere prodotti ma, attraverso immagini, video e informazioni personalizzate, anche per spingere persone inconsapevoli a comportamenti distruttivi o autolesionistici.
Ma per ottenere questi comportamenti, per sviluppare questo progetto di Ingegneria sociale, è fondamentale che si sia già operato per polverizzare la comunità atomizzando gli individui; ad esempio, terrorizzandoli con l’imminente disastro paventato dai media, distruggendo strutture di reale aggregazione e decisione (come i partiti politici degni di questo nome) e rendendoli succubi di direttive (spesso alimentate da social e ONG) finalizzate a orientare il diffuso malessere verso colpevoli di comodo.
Sugli attori e sugli strumenti di questo progetto, il prossimo articolo.
Francesco Santoianni
Articolo già pubblicato su disastermanagement.it


