Accordo Iran: Trump fa vincere l'esoterismo

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Accordo Iran: Trump fa vincere l'esoterismo

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Piccole Note


Donald Trump dunque ha deciso di non certificare l’accordo sul nucleare iraniano raggiunto a suo tempo da Obama e firmato anche, da Russia, Cina, Germania, Gran Bretagna e Francia.


L’intesa prevede, per la parte americana, che ogni 90 giorni il presidente “certifichi” che Teheran rispetta i patti. Nelle due occasioni precedenti Trump aveva constatato tale consonanza, stavolta no.


Non potendo dimostrare che l’Iran ha violato alcunché, anche perché l’Agenzia atomica internazionale aveva affermato il contrario, ha motivato la sua scelta spiegando Teheran deroga dallo “spirito” dell’accordo.


Formula aleatoria e alquanto misterica. Non abbisogna dimostrazioni, siamo nel campo dell’esoterismo.


Una decisione presa nonostante il parere contrario dei generali che aveva scelto come suoi più stretti consiglieri: Raymond McMaster, alla sicurezza, e John Kelly a capo del suo staff alla Casa Bianca; ma anche del ministro della Difesa James Mattis, del Segretario di Stato Rex Tillerson e dei vertici dell’apparato militare americano, tra cui il Capo di Stato Maggiore Joseph Dunford,  per dirne solo alcuni.


Ma immaginare che Trump sia solo contro tutti è errato. A spingerlo a compiere tale passo, infatti, è stata l’élite neocon, che ha dimostrato di avere ancora grande influenza sull’Impero e ha vinto la partita contro i suoi avversari interni.


La de-certificazione da parte del presidente non significa che l’accordo è saltato. Sul punto, appare interessante quanto dichiarato all’agenzia di stampa cinese Xhinua il politologo Darrell West, vice-presidente della Brookings Institution, secondo il quale Trump non ha intrapreso passi che «avrebbero completamente annullato» l’intesa.


Ciò sarebbe avvenuto se Trump avesse chiesto al Congresso di emanare sanzioniper la violazione “spirituale” iraniana. Una chiara e irrevocabile violazione dell’accordo.


Egli, invece, ha scelto di dare al Congresso la facoltà di decidere se imporre o meno nuove sanzioni contro Teheran: «Ma con una soglia di 60 voti al Senato», tale la maggioranza che servirebbe per introdurre le sanzioni, «è improbabile che accada, spiega West, «così, senza nuove sanzioni, l’accordo potrebbe benissimo rimanere in vigore anche senza la certificazione».


La de-certificazione americana non ha implicazioni, se non politiche, sugli altri firmatari dell’intesa. E se era scontato che Putin e Cina lo avrebbero conservato, appare importante la forte presa di posizione di Gran Bretagna, Germania e Francia.


Angela Merkel, Emanuel Macron e Theresa May in un comunicato congiunto hanno ribadito che per i loro Paesi non cambia nulla: l’accordo «resta in vigore» perché l’Iran sta rispettando i patti. E chiedono al Congresso americano di non perseguire la via della rottura.


Resta da vedere cosa accadrà in Iran, dove la presa di posizione americana può favorire la destra, oggi ridimensionata.


Non solo per l’incertezza sulla tenuta dell’accordo. Ieri Trump ha annunciato diverse iniziative contro Teheran. Le più importanti sono quelle rivolte a sanzionare il programma missilistico e la Guardia repubblicana.


Ma anche in questo caso avrebbe potuto compiere un passo irrevocabile, ovvero inserire le Guardie repubblicane nella lista nera delle organizzazioni terroristiche, come da richiesta neocon.


Cosa che le avrebbe rese immediatamente target delle operazioni militari Usa (e non solo), anzitutto in Iraq e Siria. Con ovvia reazione iraniana (sul programma missilistico parleremo altrove: è punto delicatissmo, sul quale anche l’Europa vuole negoziare con Teheran).


Grande quindi il caos sotto il cielo. Causato dal cambiamento della presidenza Trump. Il tycoon aveva vinto la sua corsa elettorale imponendosi ai neocon, i quali gli avevano preferito Hillary Clinton.


Ma il mostro è riemerso e lo sta stringendo sempre più in un angolo. Se per due volte era riuscito, in maniera tacita e sottotraccia, a certificare l’accordo con l’ran (la cui cancellazione per i neocon è ossessione costante), oggi sembra avere spazi di libertà sempre più ridotti.


Va infine ricordato che l’accordo siglato da Obama, che aveva superato le feroci resistenze di tali ambiti, nasceva da una constatazione realistica: occorreva disinnescare la mina rappresentata da un Iran armato da testate nucleari. Non ancora una minaccia reale, quanto, anche allora, “spirituale”.


La sola idea di un Iran armato di bomba atomica, favorita dalle visioni allucinatorie del presidente iraniano Ahmadinejd, aveva innescato in Medio Oriente una spirale di tensioni che minacciavano di sfociare in una guerra aperta tra Teheran e Tel Aviv.


I cui esiti catastrofici, chiari anche all’intelligence israeliana (che era contraria, come riportato da Piccolenote), sarebbero stati di portata globale.


Così lo scontro che si è consumato in questi giorni non è stato tanto uno scontro politico, ma un conflitto più profondo, tra le ragioni del realismo e la follie esoteriche dei neocon. Ha vinto l’esoterismo. Ma, per ora, non ha trionfato.

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