Storia dell'integrazione europea
di Gilberto Trombetta
La storia dell'integrazione europea è caratterizzata da un progressivo trasferimento di competenze dagli Stati nazionali alle istituzioni sovranazionali. Per ricostruirne l'evoluzione è utile distinguere due grandi fasi storiche: la nascita e il consolidamento delle Comunità europee e la successiva costruzione dell'Unione economica e monetaria, avviata sulla base del processo di integrazione economica sviluppatosi nei decenni precedenti.
I. Dall'idea di Europa alla nascita delle Comunità europee (1923-1978)
Mercato comune, commercio, agricoltura, unione doganale, bilancio comunitario, Prime competenze comuni
Tra le due guerre mondiali prendono forma diversi progetti di unificazione europea, espressione di interessi economici, politici e geopolitici anche profondamente differenti. Accanto alle aspirazioni federaliste emergono progetti di organizzazione economica continentale, compresi quelli elaborati dalla Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale, nei quali si ritrovano principi e strumenti successivamente presenti nel processo di integrazione europea. La storiografia ha individuato non soltanto analogie nelle soluzioni economiche e monetarie, ma anche elementi di continuità nelle idee, negli ambienti tecnici e nelle pratiche di organizzazione sovranazionale, pur nel quadro di sistemi politici e finalità profondamente differenti. Un'altra componente ricorrente delle diverse elaborazioni europeiste è quella antisovietica, presente, con motivazioni e finalità differenti, in progetti che vanno dal movimento Paneuropa di Coudenhove-Kalergi al federalismo di Spinelli, fino ai disegni geopolitici della Germania nazista.
Dopo il 1945, nel nuovo equilibrio internazionale della Guerra fredda, gli Stati Uniti svolgono un ruolo determinante nell'orientare e sostenere il processo di integrazione europea, attraverso strumenti di pressione politica, condizionamento economico e finanziamento di organizzazioni europeiste. L'obiettivo strategico è consolidare l'Europa occidentale come area economicamente integrata e politicamente subordinata all'egemonia statunitense, funzionale al contenimento dell'Unione Sovietica e alla costruzione del blocco atlantico. La costruzione comunitaria privilegia progressivamente l'integrazione economica rispetto a quella politica: dalla CECA ai Trattati di Roma, fino al mercato comune, all'unione doganale e alle prime politiche comunitarie, vengono poste le basi istituzionali della successiva unione economica e monetaria.
1923 – Progetto Paneuropa
Dopo la dissoluzione degli imperi europei seguita alla Prima guerra mondiale, Richard Coudenhove-Kalergi pubblica Paneuropa, uno dei primi progetti organici di unificazione politica ed economica del continente. L'obiettivo è superare la frammentazione degli Stati europei anche in chiave anti-sovietica. Il progetto esclude inizialmente sia la Russia sia l'Impero britannico, considerato una potenza con interessi prevalentemente extraeuropei, e prevede una federazione con istituzioni comuni e un'unione economica e doganale.
1929-1930 – Piano Briand e memorandum sull'Unione federale europea
Nel 1929 Aristide Briand propone alla Società delle Nazioni un'unione federale europea. Nel maggio 1930 il governo francese presenta un memorandum che ne delinea le istituzioni e le forme di cooperazione, mantenendo la sovranità degli Stati. Il progetto non viene realizzato.
1940 – Piano Funk e “Nuovo Ordine Europeo”
Il ministro dell’Economia del Reich, Walther Funk, presenta piani di integrazione economica dell’Europa sotto egemonia tedesca. Il progetto prevedeva coordinamento economico continentale, disciplina monetaria, area commerciale integrata e subordinazione delle economie europee al centro tedesco. La storiografia ha documentato il carattere sistematico di questi piani di integrazione economica nazista.
1940-1942 – Progetti nazisti di unificazione economica europea
Nel quadro del “Nuovo Ordine Europeo”, ambienti politici, economici e industriali tedeschi discutono di unione doganale, mercato comune, cambi stabili, coordinamento monetario e organizzazione continentale dell’economia. Evidenti le analogie formali con alcuni strumenti poi diventati centrali nel processo di integrazione europea.
1941 – Manifesto di Ventotene
Spinelli e Rossi scrivono “Per un’Europa libera e unita”, manifesto federalista fondato sul superamento dello Stato nazionale.
1943 – Einaudi e la federazione economica europea
Luigi Einaudi pubblica “Per una federazione economica europea”, sostenendo la necessità di superare gli Stati nazionali attraverso una struttura economica sovranazionale.
1944 – Conferenza di Bretton Woods
Viene definito il nuovo ordine monetario internazionale fondato sul dollaro, sul Fondo Monetario Internazionale e sulla Banca Mondiale. L'integrazione europea nascerà all'interno di questo nuovo sistema economico internazionale guidato dagli Stati Uniti.
1947 – Dottrina Truman
Gli Stati Uniti adottano la strategia del contenimento dell'Unione Sovietica. La stabilizzazione economica e politica dell'Europa occidentale diventa uno degli obiettivi centrali della politica estera americana.
1947 – Piano Marshall
Con l'European Recovery Program gli Stati Uniti finanziano la ricostruzione dell'Europa occidentale. L'erogazione dei fondi è subordinata alla creazione di istituzioni comuni per il coordinamento del loro uso e alla progressiva liberalizzazione degli scambi commerciali.
1948 – Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica (OECE)
Per amministrare gli aiuti del Piano Marshall nasce l'OECE, primo organismo permanente di cooperazione economica tra i Paesi dell'Europa occidentale. Rappresenta uno dei principali antecedenti istituzionali delle future Comunità europee.
1948 – Congresso dell’Aia
Grande congresso europeista del dopoguerra: prepara il terreno politico per il Consiglio d’Europa e per le successive Comunità europee.
1948-1960 – Il sostegno americano all'integrazione europea
Gli Stati Uniti sostengono politicamente, economicamente e diplomaticamente il processo di integrazione dell'Europa occidentale. L'obiettivo è duplice: contenere l'espansione sovietica e ricostruire la Germania occidentale impedendole però di tornare ad agire come una potenza nazionale autonoma. In questo quadro operano anche organismi come l'American Committee on United Europe (ACUE), che finanzia movimenti federalisti ed europeisti.
1949 – Patto Atlantico
L’Italia entra nella NATO. Non è integrazione europea in senso stretto, ma fissa la collocazione geopolitica occidentale del Paese.
9 maggio 1950 – Dichiarazione Schuman
Il ministro degli Esteri francese Robert Schuman, su impulso di Jean Monnet, propone di porre la produzione franco-tedesca di carbone e acciaio sotto un'Alta Autorità comune. La dichiarazione costituisce l'atto politico fondativo della CECA.
1 luglio 1950 – Unione Europea dei Pagamenti (EPU)
I Paesi dell'OECE istituiscono l'European Payments Union per facilitare i pagamenti multilaterali e la progressiva liberalizzazione degli scambi. È uno dei primi strumenti di integrazione economica europea del dopoguerra.
1951 – Trattato di Parigi: CECA
Viene firmato tra Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo il trattato istitutivo della la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, che entrerà in vigore nel 1952. Viene creata l'Alta autorità della CECA, primo organo esecutivo sovranazionale europeo.
1952 – Primo bilancio europeo: CECA
Con l’entrata in vigore della CECA nasce il primo bilancio sovranazionale europeo, finanziato non dagli Stati ma da un prelievo diretto sulla produzione di carbone e acciaio.
1952 – Comunità Europea di Difesa (CED)
I sei Paesi della CECA firmano il Trattato istitutivo della Comunità Europea di Difesa, che avrebbe dovuto creare un esercito europeo sovranazionale.
1954-1955 – Fallimento della CED e riarmo della Germania nella NATO
Dopo il rifiuto dell'Assemblea nazionale francese di ratificare il Trattato, il riarmo della Germania occidentale viene realizzato nel quadro della NATO, alla quale la Repubblica Federale aderisce nel maggio 1955. L'integrazione militare resta quindi prevalentemente atlantica, mentre quella comunitaria prosegue soprattutto sul terreno economico.
1955 – Conferenza di Messina
I sei Paesi della CECA decidono di rilanciare il processo di integrazione attraverso la costruzione di un mercato comune generale. La conferenza apre il negoziato che porterà ai Trattati di Roma.
1956 – Rapporto Spaak
Il rapporto elaborato dal comitato presieduto da Paul-Henri Spaak definisce l'architettura della futura Comunità Economica Europea e costituisce la base dei Trattati di Roma.
1957 – Trattati di Roma: CEE ed Euratom
Nascono la Comunità economica europea e l’Euratom. È il passaggio dal coordinamento settoriale al mercato comune.
1958 – Primo bilancio della CEE
Con l’avvio della CEE nasce un bilancio comunitario finanziato dai contributi degli Stati membri.
7 gennaio 1958 – Walter Hallstein primo presidente della Commissione CEE
Hallstein, giurista tedesco, ex ufficiale della Wehrmacht e sostenitore di un’Europa federale con Commissione forte, diventa il primo presidente della Commissione della CEE. La sua impostazione sovranazionale entrerà in conflitto con l’“Europa degli Stati” di De Gaulle. La Commissione europea nasce quindi fin dall'inizio come organo indipendente dai governi nazionali, destinato a rappresentare gli interessi della Comunità.
1962 – Politica Agricola Comune (PAC)
Entra in vigore la PAC, una delle prime grandi politiche comuni europee e per molti anni la principale voce del bilancio comunitario.
1963 e 1967 – I veti di De Gaulle all'ingresso del Regno Unito
Il presidente francese Charles de Gaulle blocca due volte l'adesione britannica alla CEE, ritenendo il Regno Unito troppo legato agli Stati Uniti e incompatibile con il progetto europeo sostenuto dalla Francia.
1965 – Crisi della "sedia vuota"
Charles de Gaulle ritira i rappresentanti francesi dalle istituzioni comunitarie per opporsi al rafforzamento della Commissione e all'estensione del voto a maggioranza.
1966 – Compromesso di Lussemburgo
La crisi si conclude con un accordo che riconosce di fatto agli Stati la possibilità di chiedere il mantenimento dell'unanimità quando siano in gioco interessi nazionali considerati essenziali.
1965-1967 – Trattato di fusione
CECA, CEE ed Euratom mantengono base giuridica distinta, ma vengono unificate Commissione e Consiglio.
1968 – Unione doganale CEE
Abolizione dei dazi interni e tariffa esterna comune.
1969 – Vertice dell'Aia
I capi di Stato e di governo rilanciano il processo di integrazione fissando tre obiettivi: completamento, approfondimento e allargamento della Comunità. Il Vertice segna la ripartenza dell'integrazione europea dopo gli anni del confronto tra la Commissione Hallstein e la Francia di De Gaulle e apre la strada alle risorse proprie, all'Unione economica e monetaria e al primo allargamento.
1970 – Risorse proprie comunitarie
La Decisione del Consiglio del 21 aprile 1970 sostituisce progressivamente i contributi nazionali con risorse proprie: dazi doganali, prelievi agricoli e poi quota IVA. È la prima volta che la Comunità dispone di entrate indipendenti dalle decisioni annuali dei governi nazionali.
1970 – Rapporto Werner
Primo progetto ufficiale di Unione economica e monetaria entro dieci anni. Propone una moneta comune, una banca centrale europea e il coordinamento delle politiche economiche.
1971 – Fine di Bretton Woods
La sospensione della convertibilità del dollaro in oro apre la fase di instabilità monetaria che spingerà l’Europa verso meccanismi di cambio interni.
1972 – Serpente monetario europeo
Primo tentativo di limitare le oscillazioni tra valute europee.
1973 – Primo allargamento della CEE
Ingresso di: Regno Unito, Irlanda e Danimarca
1974 – Consiglio Europeo
I capi di Stato e di governo decidono di riunirsi periodicamente nel Consiglio Europeo, destinato a diventare il principale organo di indirizzo politico dell'integrazione europea.
1975 – Rafforzamento dei poteri di bilancio del Parlamento europeo
Il Parlamento europeo acquisisce maggiori poteri sul bilancio comunitario.
1976-1979 – Elezione diretta del Parlamento europeo
Viene approvata l’elezione diretta dell’assemblea europea. Nel 1979 si tengono le prime elezioni europee a suffragio universale.
1978-1979 – Convergenza della sinistra italiana sul progetto europeo
Dopo decenni di opposizione o forte diffidenza nei confronti della CECA, della CEE e dell'integrazione atlantico-comunitaria, il PCI modifica progressivamente la propria posizione. Il PSI aveva invece già avviato negli anni precedenti un percorso di progressivo avvicinamento al progetto europeo. La fase dello SME e delle prime elezioni europee segna la sostanziale convergenza delle principali famiglie politiche italiane sul processo di integrazione europea.
II. L'Unione economica e monetaria europea (1979-oggi)
Dallo SME all'euro e alla governance economica europea
SME, Atto Unico, liberalizzazione capitali, Maastricht, BCE, euro, Patto di stabilità, Six Pack, Fiscal Compact, MES, PNRR, nuovo Patto
Con la nascita dello SME nel 1979, il processo di integrazione europea entra in una nuova fase, destinata a culminare nella costruzione dell'Unione economica e monetaria. Fin dalle origini, il progetto europeo aveva privilegiato la dimensione economica, confidando ingenuamente che questa avrebbe progressivamente favorito anche l'unificazione politica. La costruzione dell'UEM ha portato alle estreme conseguenze tale impostazione, riunendo economie profondamente differenti sotto una moneta unica, senza dotarle di un governo politico e fiscale comune e di adeguati strumenti di compensazione degli squilibri e di intervento nelle crisi.
Il modello adottato, fortemente influenzato dall'impostazione monetarista e mercantilista tedesca, ha privilegiato stabilità dei prezzi, disciplina di bilancio e competitività esterna rispetto al sostegno della domanda interna e alla convergenza economica. Contraddizioni strutturali denunciate da numerosi economisti già prima della nascita dell'euro e successivamente emerse con la crisi dei debiti sovrani. A oltre trent'anni da Maastricht, il bilancio appare fallimentare non soltanto sul piano dell'integrazione politica, ma anche su quello dei risultati economici: crescita debole, persistenti divergenze tra gli Stati membri e progressivo arretramento relativo dell'Europa rispetto agli Stati Uniti e alla Cina.
1979 – Sistema Monetario Europeo
Entra in vigore lo SME, con ECU e meccanismo di cambio. È il padre diretto dell’euro. L'Italia partecipa inizialmente con una banda di oscillazione più ampia (±6%) rispetto a quella ordinaria (±2,25%), che consente maggiore flessibilità del cambio.
1979 – Caso Baffi-Sarcinelli
Paolo Baffi e Mario Sarcinelli vengono colpiti da un’inchiesta poi rivelatasi infondata. Baffi lascia la Banca d’Italia e gli succede Carlo Azeglio Ciampi.
1981 – Divorzio Tesoro-Banca d’Italia
La Banca d’Italia non è più obbligata ad acquistare i titoli pubblici invenduti. È una tappa italiana decisiva verso la disciplina dei mercati finanziari e il vincolo monetario.
1984 – Progetto Spinelli
Il Parlamento europeo approva il progetto di Trattato sull’Unione Europea elaborato da Altiero Spinelli.
1985 – Accordo di Schengen
Avvio del percorso per l’abolizione dei controlli alle frontiere interne.
1986 – Atto Unico Europeo
Fissa l’obiettivo del mercato unico entro il 1992: merci, servizi, persone e capitali.
1987 – SME “credibile”
Gli accordi Basilea-Nyborg rafforzano gli strumenti di intervento a sostegno delle parità. Parallelamente, le politiche monetarie nazionali convergono progressivamente verso la stabilità del cambio rispetto al marco tedesco. Si consolida un vincolo monetario sempre più stringente, destinato a entrare in crisi nel 1992.
1988 – Direttiva 88/361/CEE
Viene approvata la piena liberalizzazione dei movimenti di capitale all'interno della Comunità e verso i Paesi terzi.
1988 – Pacchetto Delors I
Nascono le prospettive finanziarie pluriennali, antenate dell’attuale Quadro finanziario pluriennale.
1989 – Rapporto Delors
Definisce il percorso in tre fasi verso l’Unione economica e monetaria.
1989 – Caduta del Muro di Berlino
La riunificazione tedesca accelera la costruzione della moneta unica anche come strumento di ancoraggio europeo della Germania.
1990 - Prima fase ufficiale dell'Unione economica e monetaria
Il 1° luglio 1990 prende formalmente avvio la prima fase dell'UEM prevista dal Rapporto Delors, fondata sulla piena liberalizzazione dei movimenti di capitale e sul rafforzamento del coordinamento delle politiche economiche.
1990 – Legge Amato sulle banche
Avvia la trasformazione delle banche pubbliche in società per azioni e il processo di privatizzazione bancaria.
1991 – Crollo dell’URSS
L’integrazione europea cambia natura geopolitica: da Europa occidentale della Guerra fredda a progetto continentale allargabile verso Est.
1992 – Trattato di Maastricht
Nasce l’Unione europea. Vengono fissati i criteri di convergenza per entrare nell’euro: deficit, debito, inflazione, tassi e stabilità del cambio. Introduce inoltre il percorso in tre fasi verso l'Unione economica e monetaria e amplia sensibilmente le competenze dell'Unione.
1992 – Tangentopoli e crisi della Prima Repubblica
La crisi del sistema politico italiano coincide con la fase di adeguamento a Maastricht.
1992 – Riunione sul Britannia
Incontro simbolico della stagione delle privatizzazioni e dell’apertura del capitale pubblico italiano ai mercati internazionali.
1992 – Crisi dello SME
La lira esce dallo SME dopo gli attacchi speculativi. È la prova della fragilità dei cambi semi-fissi in assenza di unione fiscale e politica.
1992 – Abolizione della scala mobile
Il governo Amato elimina definitivamente la scala mobile, completando la svolta di moderazione salariale.
1992-1993 – Aziendalizzazione del SSN
Le USL diventano ASL. La sanità pubblica entra sempre più in una logica aziendale e di compatibilità finanziaria.
1992-1999 – Privatizzazioni di ENI, ENEL, banche e partecipazioni pubbliche
Grande stagione di trasformazioni societarie, liberalizzazioni e privatizzazioni.
1993 – Mercato unico europeo
Entra formalmente in vigore il mercato unico.
1993 – Mattarellum
La legge elettorale maggioritaria accompagna la transizione alla Seconda Repubblica.
1994 - Istituto Monetario Europeo
Nasce l'IME, organismo incaricato di preparare la politica monetaria comune e la futura Banca Centrale Europea.
1995 – Schengen operativo
Abolizione dei controlli sistematici alle frontiere interne tra i Paesi aderenti.
1996 – Primo pacchetto energia UE
La direttiva 96/92/CE avvia la liberalizzazione del mercato elettrico europeo.
1996 – Rientro della lira nello SME
Il 25 novembre 1996 l’Italia rientra nello SME, passaggio necessario per accedere all’euro.
1997 – Brzezinski e la strategia geopolitica americana per l'Europa
Zbigniew Brzezinski pubblica The Grand Chessboard, nel quale definisce l'Europa un elemento fondamentale della proiezione strategica statunitense in Eurasia. L'integrazione europea e l'allargamento delle istituzioni euroatlantiche vengono collocati nel quadro degli interessi geopolitici americani, con particolare attenzione al contenimento dell'emergere di potenze eurasiatiche rivali e al ruolo strategico dell'Ucraina. Il libro documenta la subalternità dell'Europa nella strategia americana successiva alla Guerra fredda.
1997 – Patto di Stabilità e Crescita
Il Patto rende permanente, anche dopo l'ingresso nell'euro, la sorveglianza sui bilanci nazionali attraverso procedure preventive, correttive e possibili sanzioni.
1997 – Pacchetto Treu
Prima grande flessibilizzazione del lavoro in Italia.
1997 – Trattato di Amsterdam
Riforma istituzionale in vista dell’allargamento.
1998 - Ammissione dell'Italia all'euro
Il Consiglio europeo stabilisce che l'Italia soddisfa i criteri di convergenza previsti dal Trattato di Maastricht e può partecipare alla moneta unica fin dalla sua introduzione.
1998 – Nascita della BCE
Viene istituita la Banca centrale europea, modellata in larga parte sulla cultura monetaria della Bundesbank.
1999 – Euro come moneta contabile
I cambi vengono fissati irrevocabilmente. L’euro nasce nei mercati finanziari e nei pagamenti elettronici.
1999 – Decreto Bersani sull’energia elettrica
Recepimento italiano della liberalizzazione europea del mercato elettrico.
2000 – Decreto Letta sul gas
Recepimento italiano della liberalizzazione del mercato del gas.
2001 – Trattato di Nizza
Riforma delle istituzioni europee in vista dell’allargamento a Est.
2001 – Riforma del Titolo V
Rafforzamento delle competenze regionali, con effetti rilevanti sulla sanità e sulla governance multilivello.
2002 – Euro fisico
Entrano in circolazione banconote e monete.
2003 – Legge Biagi
Ulteriore liberalizzazione e frammentazione dei rapporti di lavoro.
2004 – Grande allargamento a Est
Entrano dieci nuovi Paesi, spostando il baricentro geopolitico ed economico dell’UE.
2004 – Trattato costituzionale europeo
Viene firmato il Trattato che avrebbe dovuto dotare l’UE di una Costituzione.
2005 – Bocciatura della Costituzione europea
Francia e Paesi Bassi respingono il Trattato costituzionale nei referendum.
2007-2009 – Trattato di Lisbona
Firmato nel 2007, entra in vigore nel 2009. Recupera molte parti della Costituzione europea e rafforza l’architettura istituzionale dell’UE. Estende il voto a maggioranza qualificata e attribuisce personalità giuridica unica all'Unione.
2008-2010 – Crisi finanziaria e crisi dell’eurozona
La crisi bancaria globale diventa crisi dei debiti sovrani europei.
2010 – Semestre europeo
La Commissione europea inizia a coordinare e valutare preventivamente le politiche economiche e di bilancio degli Stati membri.
5 agosto 2011 – Lettera BCE all’Italia
Draghi e Trichet chiedono al governo italiano riforme su bilancio, pensioni, lavoro, liberalizzazioni, privatizzazioni e amministrazione pubblica.
2011 – Six Pack
Rafforza la sorveglianza fiscale e introduce la procedura sugli squilibri macroeconomici, estendendo il monitoraggio europeo a indicatori come competitività, costo del lavoro, debito privato e saldi con l'estero.
2011 – Articolo 8 / Decreto Sacconi
Possibilità di accordi aziendali o territoriali in deroga a legge e contratti nazionali.
2012 – Pareggio di bilancio in Costituzione
L’Italia modifica l’articolo 81 e introduce il principio dell’equilibrio di bilancio.
2012 – Fiscal Compact
Gli Stati aderenti si impegnano al pareggio di bilancio strutturale e a meccanismi automatici di correzione.
2012 – MES
Nasce il Meccanismo europeo di stabilità, fondo permanente per gli Stati dell’eurozona in difficoltà.
2012 – Riforma Fornero
Riforma pensionistica adottata nel pieno della crisi dello spread.
26 luglio 2012 – “Whatever it takes”
Draghi annuncia che la BCE farà tutto il necessario per salvare l’euro.
2013 – Two Pack
La Commissione acquisisce maggiore potere di controllo preventivo sui bilanci dei Paesi dell’eurozona.
2014-2015 – Jobs Act
Nuova riforma del lavoro, con superamento dell’articolo 18 per i nuovi assunti e ulteriore flessibilizzazione.
2014-2015 – Unione bancaria e QE BCE
Si rafforzano vigilanza bancaria europea e politica monetaria non convenzionale.
2015 – Unione dei mercati dei capitali
La Commissione europea avvia il progetto di Unione dei mercati dei capitali per integrare ulteriormente i sistemi finanziari nazionali e favorire la circolazione transfrontaliera degli investimenti. Il progetto viene successivamente rilanciato, senza realizzare un mercato finanziario pienamente unificato.
2016 – Riforma delle BCC
Obbligo di adesione a gruppi bancari cooperativi, dentro un contesto di vigilanza bancaria europea e concentrazione del sistema.
2020 – Next Generation EU
Per la prima volta la Commissione europea emette debito comune su larga scala per finanziare il Recovery Fund.
2021 – PNRR italiano
I fondi europei vengono legati a milestone, target e riforme concordate con la Commissione.
2022 – Guerra in Ucraina e crisi energetica
Sanzioni, caro energia, coordinamento europeo degli approvvigionamenti e nuova centralità geopolitica dell’UE.
2023 – DL Lavoro
Estensione dell’uso dei contratti a termine.
2024 – Fine del mercato tutelato dell’energia
Passaggio collegato alla liberalizzazione del settore energetico e agli impegni del PNRR.
2024 – Nuovo Patto di Stabilità
Riforma della governance fiscale europea: meno centralità meccanica del solo deficit annuo, più enfasi su traiettorie pluriennali di spesa, debito e sorveglianza della Commissione. La riforma introduce piani strutturali di bilancio di medio termine e traiettorie pluriennali della spesa netta, concordate e sottoposte alla valutazione europea, conservando i valori di riferimento di Maastricht.


