Quando le organizzazioni 'umanitarie' diventano funzionali al potere

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Quando le organizzazioni 'umanitarie' diventano funzionali al potere

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di Mostafa El Ayoubi* - Nigrizia


La guerra e l’umanitario idealmente sono due realtà che si contrappongono: la guerra provoca disastri umani e ambientali; l’umanitario, invece, soccorre le vittime e promuove i diritti. Ma nella prassi le due dottrine sono spesso interconnesse e convergono, delle volte, verso lo stesso obiettivo: quello di essere al servizio degli interessi delle grandi potenze mondiali. Si fa la guerra in nome dell’umanitario.


Il diritto all’ingerenza umanitaria è evocato quando è funzionale agli interessi dei Paesi dominanti del pianeta. In caso contrario è il diritto alla sovranità e, quindi, alla non ingerenza che viene sbandierato: ingerenza umanitaria in Libia nel 2011, non ingerenza nel caso della guerra condotta, a partire dall’aprile 2015, dall’Arabia Saudita contro lo Yemen.


Le organizzazioni non governative umanitarie – al di là dell’onestà e della generosità di chi vi milita dal basso e sul campo – nelle loro attività si muovono all’interno del perimetro che delinea gli interessi geopolitici/strategici dei paesi potenti. Molti di questi organismi sono legati in un modo o nell’altro ai governi occidentali che, direttamente o indirettamente, li finanziano. Save the Children, ad esempio, riceve fondi dalla discutibile Usaid (U.S. Agency for International Development), una ong legata al congresso americano.


Le più grandi istituzioni umanitarie rivendicano per statuto costitutivo la loro indipendenza dai governi. Tuttavia, esse ricevono regolarmente ingenti finanziamenti da privati (fondazioni, banche ecc). Privati i cui interessi economici e geostrategici coincidono con quelli degli Stati occidentali. La Croce Rossa internazionale, Save the Children, Medici senza frontiere, Amnesty International, Human Right Watch riconoscono di ricevere fondi dal privato, come risulta dai loro rapporti. Solo una esigua parte di tali fondi arriva dai simpatizzanti e militanti nei circoli sociali legati a tali ong. Spesso i militanti di base di queste organizzazioni – molti dei quali sono onesti e generosi – sono ignari delle manovre che avvengono al vertice delle strutture. 


Oltre a influenzare – attraverso i finanziamenti diretti o attraverso i privati – le attività di queste ong, i paesi dominanti sulla scena mondiale sono talvolta rappresentati anche nelle stesse direzioni.


Il caso di Amnesty International è evidente. Tra il 2012 e il 2013 Suzanne Nossel, ex assistente di Hillary Clinton quando era a capo del dipartimento di Stato, ha occupato il posto di direttore esecutivo di Amnesty International/Usa. Il suo successore Frank Jannuzi fu un assistente del senatore John Kerry.


La presenza di “ex” esponenti istituzionali al vertice di ong umanitarie condiziona le loro attività e la indipendenza e imparzialità previste dai loro statuti. In varie occasioni i loro rapporti e le loro dichiarazioni pubbliche hanno spianato il terreno per interventi “umanitari”, preparando l’opinione pubblica all’idea che fosse vitale agire militarmente contro il tiranno di turno. Come si poteva, ad esempio, rimanere indifferenti di fronte alla «barbarie di quei soldati iracheni che hanno tolto più di 300 neonati dalle loro incubatrici lasciandoli morire»? Bisognava ricorrere, quindi, a una ingerenza umanitaria in Iraq, nel 1991, per «salvare» la popolazione del Kuwait.


Solo che la storytelling era una menzogna usata per ingannare l’opinione pubblica internazionale. Questa bugia è stata in qualche modo avallata da Amnesty International nei suoi comunicati di allora. E con il pretesto dell’umanitario, l’Iraq era entrato in un calvario permanente: la guerra del 1991 fu seguita da un embargo, costato la morte di mezzo milione di bambini; l’invasione militare del 2003 ha causato la morte di oltre un milione di persone e la distruzione del paese.


Purtroppo, questa è l’amara realtà sistematicamente nascosta alla gente di buona volontà, grazie anche al ruolo complice dei grandi media. A causa della disinformazione, diverse ong sono messe sul piedistallo e ogni critica nei loro confronti è malvista.


Come non criticare Amnesty International per il suo rapporto con il governo americano, responsabile in gran parte dei disastri “umanitari” in Afghanistan, in Iraq, in Libia, Siria ecc? Come non interrogarsi sulla policy umanitaria di Save the Children quando questa ong riceve fondi dagli Usa, visto che questo paese non ha ratificato il trattato internazionale contro le mine antiuomo che uccidono e mutilano ogni anno migliaia di bambini in diverse parti del mondo?


*Pubblichiamo su gentile concessione dell'Autore

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