Oltre la retorica dei piromani: capire l'Iran e la sua resistenza

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Oltre la retorica dei piromani: capire l'Iran e la sua resistenza

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di Patrizia Cecconi 

Il mondo brucia e i piromani hanno nomi, cognomi e un seguito di vassalli e valvassini che, avendo immolato la dignità al servilismo, non hanno ancora avuto il coraggio di fermare questi criminali lasciando che seguitino a distruggere vite e diritti in totale libertà, portando avanti i loro progetti imperialisti e neocoloniali. Fatte poche pregevoli eccezioni, i media mainstream, al pari della quasi totalità dei politici, assecondano “le gesta” di Trump e Netanyahu e lo fanno, ça va sans dire, considerandole portatrici di civiltà superiori.

Poi, di quando in quando, non per dignità, ma per buon metodo manipolativo, politici e opinion maker asserviti alla coalizione Epstein esprimono una qualche critica, ovviamente ben dosata, a quegli eccessi talmente orripilanti (vedi Gaza, Cisgiordania e Libano) da non poter essere totalmente ignorati o apertamente sostenuti. E intanto la strage continua e, insieme, avanzano i progetti espansionistici e le rapine di ricchezze energetiche e di territori che la complicità mediatica presenta con la stessa naturalezza con cui si chiede un cappuccino al bar. Per brevità non parliamo del doppio standard, quello che ormai è sotto gli occhi anche dei più distratti fruitori della scatola magica, ma soffermiamoci sull’aggressione all’Iran. Aggressione che i più critici, bontà loro, si limitano a definire “immotivata”. Se fosse immotivata sarebbe già conclusa, e con tanto di scuse.

In realtà i motivi ci sono e sono molto sporchi, anche se mascherati dietro improbabili e per la verità inaccettabili richieste e giustificazioni utili solo a ottenere il consenso di un’opinione pubblica disinformata e quindi estremamente manipolabile, al punto che non riesce a capire come mai la resistenza popolare in un paese sempre presentato solo ed esclusivamente dittatoriale sia tanto sorprendentemente compatta, e composta anche dalla maggior parte di quell’opposizione che prima dell’illegale aggressione israelo-statunitense era scesa in piazza per reclamare riforme economiche e sociali. Ricordiamo che, incurante della “protettiva discrezione” mediatica, il macellaio di Tel Aviv aveva dichiarato pubblicamente di aver infiltrato agenti del Mossad adeguatamente armati in quelle manifestazioni e i risultati, visibili in video mai passati nelle nostre TV di regime, erano stati quelli di una violenta repressione che ha avuto vittime tanto tra i manifestanti che tra le forze dell’ordine. Per onestà, detto che neanche tra le fila della sinistra o pseudo-sinistra nostrana ci si è mossi molto per far chiarezza sulle ragioni di tale sorprendente resistenza. Forse la retorica sul velo è riuscita a velare anche le capacità critiche di chi si dichiara contro la guerra e contro l’imperialismo, capacità velate al punto di credere davvero che i due più pericolosi governi del mondo volessero liberare le donne dal chador o fossero spaventati da un’ipotetica vicina arma nucleare. Proprio loro, che di armi nucleari ne hanno a centinaia sparse ovunque! Solo ora cominciano a presentarsi alcuni momenti di riflessione, anche con iraniani della diaspora, sui motivi della resistenza popolare iraniana. Uno di questi primi incontri, in forma di convegno nazionale, si terrà a Roma all’auditorium di via Rieti n. 13 sabato 9 maggio a partire dalle 10 del mattino e vedrà tra i relatori e le relatrici nomi più noti e meno noti, storici, ambasciatori, giornalisti, studiosi, italiani e iraniani, per provare a “Capire l’Iran, le ragioni e le conseguenze di una grande resistenza popolare”

 

Patrizia  Cecconi

Patrizia Cecconi

Patrizia Cecconi. Laureata in Sociologia presso la Sapienza di Roma, tiene per alcuni anni seminari sulla comunicazione deviante. Successivamente insegna negli Istituti superiori per 25 anni. Interessata
all'ambiente e ai diritti umani ha pubblicato e curato diversi libri su tali argomenti e uno in particolare sulla Palestina esaminata sia dal punto di vista ambientale che storico-politico. Ha presieduto per due mandati
l'associazione Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese di cui ora è presidente onoraria. Per circa 12 anni ha trascorso diversi mesi l'anno in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, occupandosi di progetti e testimonianze dirette della situazione. Collabora con alcune testate on line e un paio di riviste cartacee.

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