L'Iran vieta le transazioni internazionali in dollari

Dopo Mosca e Pechino, anche Teheran partecipa alla maratona contro la valuta statunitense

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La Repubblica islamica dell'Iran smetterà di usare il dollaro per le transazioni internazionali.  "D'ora in poi i contratti di commercio estero saranno effettuati con le altre valute come lo yuan, l'euro, la lira turca, il rublo russo e il won sudcoreano”, lo ha riferito la Banca centrale dell'Iran.

Secondo il vice direttore dell'ente, Gholamali Kamyab, i leader iraniani studiano di concludere accordi monetari bilaterali con diversi paesi attraverso l’uso delle rispettive valute. Questi accordi contribuiranno allo sviluppo di tutti i tipi di operazioni commerciali, senza la partecipazione della valuta statunitense.
Kamyab ha comunicato che alcuni di questi accordi potrebbero essere firmati presto.

Inoltre, il settore petrolifero commercia in rial e rubli, decisione presa in una riunione tra il ministro dell'Energia russo, Alexander Novak, ed il suo omologo iraniano, Bijan Namdar Zanganeh, ai primi di ottobre 2014. Anche prima di tale data, quando era sotto sanzioni degli Usa e dell'Unione europea, Teheran ha ripetutamente fatto ricorso al commercio con l'India e la Cina per evitare trasferimenti in dollari.

 "L'Iran, uno dei protagonisti del mercato mondiale del petrolio e secondo, dopo la Russia, nel gas, ha inferto un colpo doloroso contro i petrodollari",  ha scritto il giornalista Sarkis Tsaturián in un articolo pubblicato sul portale Regnum.

In realtà, la pratica di rinuncia al dollaro nel commercio bilaterale era stata precedentemente annunciata da Brasile e Uruguay. Inoltre, la Russia e la Cina erano disposti ad attuare scambi in moneta nazionale. Infatti, il 19 gennaio una banca cinese di Hunchun ha trasferito ad una banca russa due milioni di rubli in contanti. Teheran, ispirato dalla decisione di Mosca e Pechino ha deciso di partecipare alla maratona anti-dollaro.

La decisione di Teheran è il risultato della politica economica e finanziaria di Mosca e Pechino, che dalla primavera del 2014 hanno negoziato il passaggio alla moneta nazionale nei pagamenti reciproci, che aiuta anche l'accordo sul gas tra Gazprom e la compagnia petrolifera cinese CNPC. 

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