L’estate di fuoco per la sanità

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L’estate di fuoco per la sanità

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di Federico Giusti

C’è solo l’imbarazzo della scelta, è sufficiente aprire la cronaca di qualche quotidiano per leggere notizie di plessi ospedalieri chiusi, di padiglioni accorpati per la stagione estiva, di servizi ridotti con prestazioni erogate con il contagocce o semplicemente rinviati a Settembre.

Potremmo parlare di storie di ordinaria amministrazione in ospedali e dentro il Servizio sanitario nazionale che da tempo ha organici tanto risicati da dovere contrarre servizi all’inizio della stagione estiva quando si tratta di accordare le ferie al personale.

Le hanno tentate di tutte, dall’interinale alle cooperative, dai premi nel secondo livello erogati in maniera discrezionale e parziale, la coperta è troppo corta, servono assunzioni reali e per farlo urge rimuovere quell’insieme di regole inique che limitano il numero della forza lavoro imponendo illogici tetti di spesa per il personale a tempo indeterminato e determinato

Ma lo stato comatoso in cui si trova la sanità pubblica non indigna i cittadini e se avviene uno scatto di orgoglio o di rabbia si manifesta contro il servizio pubblico e quasi mai contro le reali cause di questa situazione individuandone i responsabili.

Eppure, la salute non fa dormire i sonni degli italiani e in generale dei cittadini europei, basti guardare il sondaggio OCSE Risks that Matter, che ha raccolto le opinioni di oltre 27.000 persone in 27 paesi membri, tra cui l’Italia.

More Effective Social Protection for Stronger Economic Growth (EN)

E in ogni paese registriamo gli stessi problemi. diffusa resta la preoccupazione per la sanità, terrore di non potere accedere a cure e servizi, incubi se pensiamo alla nostra vecchiaia. In estrema sintesi Il 71% degli italiani è preoccupato per l’accesso futuro a cure di lungo termine per noi stessi; Il 74% invece teme di non accedere ai servizi necessari per familiari e parenti anziani.

Siamo davanti a una forte e diffusa preoccupazione che conferma la inadeguatezza del servizio pubblico, diffusi timori tra la popolazione e una incredibile distanza dei Governi dalla popolazione, dalle richieste diffuse e mai accolte dalla politica.

Per quanto importante anche l’accesso on line ai servizi sanitari sta diventando uno specchietto per le allodole visto che la metà della popolazione non si avvale di questo strumento per scarsa informatizzazione e difficoltà all’uso di tecnologie, forse antico retaggio degli sportelli ma l’assenza di facilitatori e servizi al cittadino è un altro segnale del depotenziamento dei servizi sanitari pubblici

 A destare crescente preoccupazione non è solo la crisi della sanità pubblica ma la subalternità ideologica e politica degli italiani al dettato padronale del pagare meno tasse: davanti a servizi al collasso sono in pochi a pensare che pagando più imposte e in maniera progressiva, rimuovendo tutti i tetti in materia di assunzione e di spesa, si possa indirizzare la sanità verso standard qualitativi accettabili

L’idea ormai diffusa, anche se non ancora maggioritaria, è quella di rivolgersi al privato, o utilizzare la sanità integrativa legata ai contratti nazionali, eppure basterebbe un sussulto di dignità per inchiodare Regioni e Governo alle loro responsabilità: una battaglia di civiltà, di difesa dei diritti sociali di cui abbiamo fortemente bisogno per scongiurare l’ennesima regressione sociale

Nonostante la consapevolezza dei rischi, la disponibilità degli italiani a finanziare servizi sanitari migliori con più tasse è contenuta: solo il 36% accetterebbe un aumento del 2% delle imposte per migliorare la sanità pubblica, un dato inferiore alla media OCSE (38%).

Tre italiani su 4 preoccupati per l’accesso alle cure e l’assistenza nella vecchiaia. Ma solo un terzo disposto a pagare più tasse per finanziare la sanità pubblica. Su digitale ancora scetticismo - Quotidiano Sanità

 

 

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