L'antimperialismo in pelle di coniglio del trotskismo sulla Siria

 L'antimperialismo in pelle di coniglio del trotskismo sulla Siria

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Nell'aprile 2021, Gilbert Achcar ha pubblicato un articolo nel quale critica quello che lui chiama ′′neo-campismo". Il titolo dell'articolo, ′′Il loro anti-imperialismo e il nostro", parafrasando quello di un famoso libro di Trotski, ′′La loro morale e la nostra", pubblicato nel 1938.

Poiché Gilbert Achcar è un autore di riferimento per il  movimento trotskista, leggere questo articolo permette di realizzare un'esperienza intellettuale affascinante: immergersi in un universo fantasmagorico. È doloroso, ma è il modo migliore per capire cos'è un anti-imperialismo di pelle di coniglio.

Per Gilbert Achcar la causa è così spiegata: facendo seguito al campismo della guerra fredda, il neo-campismo è sostenere ′′qualsiasi regime oggetto dell'ostilità di Washington". Il campismo è stato: ′′Il nemico del mio amico (l'URSS) è il mio nemico". Il neo-campismo è: ′′ il nemico del mio nemico (gli USA) è mio amico". E ai suoi occhi questo neo-campismo è ′′una ricetta per un cinismo senza limiti".

Un commento esaustivo è noioso, ci concentreremo, per scopi didattici, su tre enormità degne di figurare nel Guiness della disinformazione.

Enormità n. 1: ′′Focalizzato esclusivamente sull'odio del governo degli Stati Uniti, questo atteggiamento porta a un'opposizione sistematica a tutto ciò che Washington intraprende sulla scena mondiale e alla deriva verso un sostegno a-critico a regimi totalmente reazionari e antidemocratici, come il sinistro governo capitalista e imperialista della Russia (imperialista secondo tutte le definizioni del termine)".

Quali sono esattamente queste definizioni di imperialismo? Non ci è dato saperne di più. La Russia non invade alcun territorio straniero, non infligge nessun embargo, non pratica nessun ′′regime change′′ negli altri. Il bilancio militare russo rappresenta il 8 % di quello della NATO. La Russia ha quattro basi militari all'estero quando gli USA ne hanno 725. Il ritorno della Crimea nel girone russo non è più scioccante dell'appartenenza delle Hawaii negli USA o Mayotte alla Francia.

Ma andiamo avanti. Questo passaggio è solo un antipasto condito con la solita salsa russofobica. Quello che è davvero enorme è il seguito dell'articolo sulla Siria.

Enormità N° 2: ′′Washington ha mantenuto un profilo basso nella guerra in Siria, intensificando il suo intervento solo quando il cosiddetto Stato islamico (II) ha lanciato la sua grande offensiva e attraversato il confine iracheno, dopodiché Washington limitò il suo intervento diretta contro l'ISIS.

Il basso profilo di Washington, Siria, ecco un concetto! Evidentemente Gilbert Achcar non ha mai sentito parlare dei (falsi) ′′Amici della Siria", del piano Wolfowitz di dividere il medioriete in entità confessionali, dell'operazione Timber Sicomore, miliardi di dollari versati alla nebulosa takfirista via CIA, dalle consegne di armi da parte dei paesi occidentali alle milizie estremiste, dall'embargo inflitto al popolo siriano, privato di farmaci da coraggiose democrazie che smaltiscono il loro materiale bellico nei re del petrolio.

Enormità N° 3: ′′Tuttavia, l'influenza più decisiva di Washington sulla guerra siriana non è stata il suo intervento diretto - che è di primaria importanza solo per i neo-campisti concentrati esclusivamente sull'imperialismo occidentale - ma piuttosto il divieto imposto ai suoi alleati regionali di consegnare armi anti-aeree ai ribelli siriani, soprattutto a causa dell'opposizione di Israele".

Avete letto bene: il ruolo di Washington, sotto l'influenza benefica di Israele, è stato privare questi poveri ribelli delle armi antiaeree che avrebbero permesso loro di combattere l'esercito di Bashar Al-Assad. Bisogna davvero essere ossessionati da ′′imperialismo occidentale", che l'autore metta tra virgolette, per osare immaginare che gli USA abbiano fatto qualcosa nella guerra in Siria.

Infatti Gilbert Achcar recepisce nel caso americano l'assurda tesi di François Burgat sulle petromonarchie: non hanno avuto alcun ruolo nel dramma siriano, è ben noto. Per quanto riguarda il ruolo di Israele, che è l'unico Stato che bombarda la Siria senza discontinuità dal 2012, Achcar lo menziona solo per scagionarlo, presentandolo come moderatore. Crediamo di sognare.

Con tali presupposti, non sorprende che la maggior parte delle organizzazioni trotskiste, da dieci anni, abbia sostenuto la ′′rivoluzione siriana", sostenuto con entusiasmo un'opposizione fantoccio remunerata dal Congresso USA, reclamato le consegne di armi antiaeree ai gentili "ribelli ", implorato la NATO di bombardare la Siria con missili, rimproverato a Sarkozy e Fabius di non fare abbastanza contro Damasco, strepitando contro Russia, Cina e Iran, palesemente colpevoli, ai loro occhi, di aver difeso uno Stato sovrano aggredito da orde di mercenari lobotomizzati.

 

Bruno Guigue

Bruno Guigue

Ex funzionario del Ministero degli Interni francese, analista politico, cronista di politica internazionale; Docente di Relazioni internazionali e Filosofia. Fra le sue pubblicazioni, segnaliamo: Aux origines du conflit israélo-arabe: l'invisible remords de l'Occident, 1999; Faut-il brûler Lénine ?, 2001; Économie solidaire: alternative ou palliatif ?, 2002; Les raisons de l'esclavage, 2002; Proche-Orient: la guerre des mots, 2003; Chroniques de l'impérialisme, 2017. Il suo ultimo libro si intitola Philosophie politique, un percorso critico, in 354 pagine, della filosofia politica occidentale, da Platone a Badiou passando per gli immancabili Machiavelli, Spinoza, Rousseau, Hegel e Marx.

 

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