La telefonata "senza pensieri" di Renzi ad Artini

Mentre l'Italia è impantanata tra disoccupazione, astensionismo e rifiuto della politica

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La telefonata "senza pensieri" di Renzi ad Artini

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di Maria Murone


L’Italia è impantanata, oggi più che mai. E non c’è da stare sereni considerando  l’alto tasso di disoccupazione e il disagio sociale crescente.  C’è da preoccuparsi nonostante ci sia chi a colpi di slide, tweet e selfie si mette le pezze sugli occhi e dice che va tutto bene. Non va per niente bene.

E l’astensionismo delle ultime elezioni in Calabria ed Emilia Romagna non è un fatto secondario, ma inquietante.  Avrò letto da qualche parte una frase che mi ha colpito: il voto è un diritto, non un obbligo. La gente non deve sentirsi costretta a votare se intorno a sé non vede prospettiva di cambiamento o se è semplicemente stufa. La gente è stanca. Stanca di slogan, di annunci, di promesse. È stanca perché non ha un lavoro o ne ha uno precario ed è sommersa da bollette, affitti, scadenze. Semplicemente non ce la fa più.

Non perde la democrazia se non si va a votare, perdono loro, perde la politica o un modo di fare politica malsano, falso, bugiardo, furbo,  che ha rotto pienamente e legittimamente le scatole. La gente non ne può più e lo ha dimostrato disertando in massa le urne. Ieri sera pensavo a tutto questo e a  quanto ce la stanno mettendo difficile.

Poi a Piazza Pulita si scopre che il premier Matteo Renzi, preoccupatissimo per la situazione disperata degli italiani, che fa? Telefona ad Artini, il fuoriuscito dal Movimento 5 Stelle. Il presidente del Consiglio, prima ancora che segretario del Pd, non aveva niente da fare e senza pensieri ha chiamato l’amico di vecchia data. Proprio senza pensieri. Perché i pensieri li ha lasciati a noi.
 

Ps: questo calderone di politicanti senza scrupoli non comprende, a mio parere, il M5S. I mass media non raccontano di loro, ma spettegolano solo quando ci sono in ballo espulsioni o quando si paventa la possibilità che il movimento possa (finalmente) sgretolarsi, tendono ad offuscare le loro le battaglie e a sottovalutare quelle che hanno già fatto (tagliarsi gli stipendi o restituire i rimborsi elettorali).  Loro sono vittime di questo sistema, di questa campagna denigratoria dei mezzi di (dis)informazione.  Il movimento, come ha detto Crozza, è una delle più belle realtà degli ultimi anni: “ragazzi in buona fede che cercano di cambiare le cose. E le hanno cambiate: hanno mandato a casa tutta la vecchia politica, non hanno preso un soldo di rimborsi elettorali, hanno restituito parte del loro stipendio. Ragazzi, questo è vero! Questa è una roba forte potente". 

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